itenfrdeptrues

logo

le verita

by Andrea Milioni

Il bullismo è ormai in una escalation senza controllo. Bullismo minorile, bullismo a scuola. Già, proprio la scuola purtroppo è il luogo e l’istituzione che più di tutti raccorda il bullismo minorile alle violenze.

Vittime, senza esclusioni, docenti, alunni, ragazzi con disabilità. Come detto una escalation continua dove a farne le spese sono state le categorie sopra citate, senza che si potesse in qualche maniera fermale le ondate di violenza. Docenti minacciati di essere sciolti nell’acido da alunni. Picchiati e vessati da genitori che pur di far passare i loro figli per santi, sono disposti a mettere in campo le guerre puniche. Costretti a volte, a non denunciare nemmeno le botte e gli insulti subiti, solo perché il padre di un alunno sgridato è impicciato in loschi affari, quindi da vivere anche col terrore che le botte siano solo un assaggio. Alunni che inveiscono contro i professori per avere voti più alti, come se stessero parlando allo specchio a loro stessi. Come se chi hanno di fronte, un fantasma senza anima e corpo. Alunni, ragazzi adolescenti, che si accaniscono contro altri giovani alunni, deboli, fragili, con handicap, senza scrupoli, per derubarli, picchiarli, umiliarli. Postando le loro bravate sui social. Con la chiara intenzione di voler mostrare la loro forza a chi guarda. Senza capire che forniscono solo materiale per chi poi dovrà fermare questa escalation. Questo è il bullismo. Alcune forme, che avvengono a scuola, ma che non è l’unico luogo. Perché i bulli esistono dappertutto. Gruppi di giovanissimi sorpresi a derubare i clienti di alcuni centri commerciali, picchiandoli e terrorizzandoli, tutto per motivi futili. Anche solo uno sguardo bastava per scatenare le violenze. Segno questo, che i bulli, andavano con la chiara intenzione di cercare la lite. Ma come sempre mi chiedo.. perché un ragazzino, o un gruppo di ragazzini adolescenti tra i 13 e i 15 anni, esce di casa con la chiara intenzione di andare a commettere reati così gravi? Di picchiare, scatenare violenze, rubare? Cosa li porta a compiere questi gesti? Perché hanno questo in mente e non l’andare a giocare a calcetto? Oppure mettersi in gruppo davanti ad un video gioco e spaccarsi per ore davanti alla Play? O più semplicemente passare un pomeriggio spensierato tra amici in un parco? Questi dovrebbero essere i pensieri normali dei ragazzi di questa età. E contestualmente mi chiedo., cosa passa per la testa a quei genitori che si recano nelle scuole dei propri figli accanendosi contro i loro professori o presidi? Credono forse di fare il bene dei loro figli? Ebbene forse è proprio questo lo sbaglio grave che si commette oggi. Pensare che difendere a tutti i costi la dignità del figlio sgridato o rimproverato dal prof, sia la cosa giusta da fare. Senza capire invece che si da inizio ad una situazione che porterà solo alla strada di separare i genitori cattivi dai figli cattivi. Ebbene si, li chiamo così. Figlia cattivi. Quei figli che, educati in maniera scorretta, sbagliata, che vive in un ambiente familiare dove il pensiero del rispetto è diverso da quello che è la realtà, inevitabilmente percorrono la stessa strada sbagliata di chi li educa, e quando la scuola, che oltre ad insegnare la cultura, ha anche il compito di rieducare, laddove la famiglia non faccia il proprio, prova a cambiare le cose, ecco che prende il sopravvento quel senso di violenza che pervade ormai in ogni dove. Ma davvero la scuola è diventata questo? Davvero per le strade dobbiamo assistere a scene dove ragazzi innocenti, indifesi, vengono vessati da altri ragazzi, e c’è chi guarda, filmando, senza intervenire? Esiste davvero tutta questa indifferenza? Allora mi domando.. Chi sono le famiglie dei bulli? Chi sono questi genitori che pensano di vivere in un mondo moderno che invece sta andando contromano e pensano di educare i propri figli con istinti di sopravvivenza, pronti a sferrare l’attacco decisivo pur di far valere le proprie ragioni, pronti a non farsi mettere i piedi in testa da nessuno? Sono queste le famiglie di oggi? Queste le generazioni future? Bisogna forse sviluppare un nuovo concetto di educazione? Voglio sperare che siano davvero la minoranza le famiglie che vivono in questo stato di disagio. Si, così lo chiamo. Perché una famiglia che istiga un figlio alla violenza non può essere famiglia. I genitori che vengono a conoscenza degli errori dei loro figli e che li giustificano o che addirittura ne prendono le difese, non sono le famiglie della società moderna che deve mandare avanti il mondo in maniera corretta. Come cambiare allora tutto ciò? Siamo davvero costretti tutti, docenti compresi, a prendere lezioni di arti marziali per difenderci da quattro bulletti di periferia? Li voglio definire così. In maniera dispregiativa. Perché in realtà sono solo una massa di piccoli criminali che altro non riescono a concepire che violenza e malvagità. Piccoli delinquenti che riescono ad attirare l’attenzione su di se solo compiendo atti criminali. Suggerire di ignorarli mediaticamente però sarebbe uno sbaglio, poiché il divulgare l’attenzione su questo fenomeno deve portare ad intervenire in maniera decise per arginare il fenomeno. Punire i bulli in maniera decisa e ripetitiva può essere una soluzione? Sicuramente si. Se le punizioni sono portate a concepire lo sbaglio commesso con la chiara intenzione di non commetterlo più. La disposizione di punizioni severe, almeno una volta, era determinato proprio ad indurre chi commetteva certi reati, ad avere paura a commetterli di nuovo per non incappare più in quella punizione terribile? Credo che intervenire in una maniera simile sia la soluzione per far capire a certi stronzetti, che prendersela con chi è indifeso, debole, con chi porta handicap, non fa risultare loro più forti, ma solo più dementi. Bisogna quindi sperare di non trovarsi davanti ad un giudice, che anziché dare una punizione esemplare, non riesce a fare di meglio che mandare quattro delinquentelli a fare i pizzaioli per reintegrarli e dare loro la possibilità di un futuro migliore. E’ quello che è successo recentemente ad un gruppo di ragazzini che aveva stuprata una 15enne. Mi chiedo che tipo di insegnamento possano ricevere questi deficienti. Il problema, come spesso accade, è quello di continuare a pensare al futuro dei carnefici, di come cambiare le loro sorti benevolmente, mentre dall’altra parte della barricata, rimangono le vittime, quelle martoriate dai bulli, quelle terrorizzate, derubate, vessate. Insomma, a loro non si pensa. Quelle vittime che rimangono ma anche quelle che, a causa dei bulli, non ci sono più. Che hanno preferito suicidarsi piuttosto che vedere la loro dignità lesa da un gruppo di coetanei che ha deciso di umiliarle così in maniera cruenta e senza rispetto. Già il rispetto. Quello che viene a mancare quando entrano in campo questi episodi. Rispetto per la vita umana. Per gli altri. Ma come si insegna il rispetto? A chi spetta il compito di educare questi ragazzi che vivono la criminalità come la normalità? Le famiglie. Sono loro ovviamente le principali fonti di educazione per i ragazzi. Questi figli che invece vedono i genitori partire in quarta per andare a gonfiare di botte un professore che li ha rimproverati. Quante colpe hanno allora i genitori che non riescono a assolvere al loro compito di genitori? E’ importante che questa unione, genitori-figli, sia ben consolidata e riportata a quella espressione di civiltà che per secoli ha decretato rispetto e pari dignità sociali. E’ importante che si torni ad educare i figli per quel valore che le istituzioni rappresentano. A far capire loro che il rispetto della vita altrui è più importante di qualunque altra forma di rispetto. Insomma è importante che si ricominci ad avere un dialogo all’interno delle famiglie. Quello che è venuto a mancare dall’approccio alla tecnologia. Si è diventati troppo pigri per poter ascoltare le problematiche dei nostri figli. Si è diventati ciechi tanto da non accorgersi dei malesseri che affliggono i nostri figli. Che si spingono al suicidio, se sono le vittime, o che si dedicano alla criminalità se sono i carnefici. Ma in un senso o nell’altro, la colpa è dei genitori. Che non sanno comprendere. Che non sanno vedere. Un figlio che si infila un coltello in tasca piuttosto un altro che resta taciturno fino al tragico gesto. Colpevoli anche loro di aver gettato in pasto a questi piccoli delinquenti le sorti del proprio sangue. La famiglia. E’ il fulcro che può determinare la fine di questa piaga. E’ l’inizio di un novo ciclo. La fine di un male. Educare i figli concedendosi la libertà di tirare loro qualche sonoro schiaffone davanti ai loro errori più importanti, è già un inizio vincente. Far sapere loro che non hanno più le spalle coperte. E che ad ogni azione corrisponde una reazione. Iniziare a pensare di assegnare punizioni severe anche ai minori che si rendono colpevoli di reati come il bullismo. Perché, chi compie atti da adulti, deve subire anche le punizioni degli adulti.

Se sei indignato/a dopo aver letto l’articolo, lascia il tuo commento ed esprimi la tua indignazione!!!