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by Andrea Milioni

La nuova manovra finanziaria, prevederà se approvata, il reddito di cittadinanza, che andrà ad influire anche su separazioni e divorzi. In che maniera?

Intanto va detto che il reddito di cittadinanza verrà elargito nella misura di 780 euro a tutti quelli che non lavorano indipendentemente dall’età, già a partire dall’aprile 2019. Come questo influirà sui divorzi è facile da intuire. Se fino ad ora in caso di separazione e divorzi, il coniuge era obbligato dalla legge ad un assegno di mantenimento in caso dell’altro non in grado di mantenersi perché privo di lavoro, adesso in fase di udienza i giudici saranno obbligati a far comprovare i documenti necessari che attestano l’iscrizione agli istituti per l’impiego. Ma in caso tutto rientrasse nelle norme previste, non sarà più il coniuge a mantenere l’altro versando l’assegno, ma sarà lo Stato ad occuparsene versando appunto la somma suddetta come forma di reddito di cittadinanza. E’ ovvio a questo punto che ci potranno essere milioni di ricorsi in tribunale perché la norma prevede che sia valida non solo per i divorzi e le separazioni future ma anche per quelli passati. Se sia positiva o meno è ancora da verificare, ma di certo milioni di uomini vedranno le loro tasche e i loro risparmi aumentare per questa manovra che in qualche maniera tutela sia le mogli che, in caso di divorzio siano senza lavoro, ma anche tutela i risparmi del coniuge da cui si separano e che ad oggi, e qui nasce una nota dolosa, si ritrovano in moltissimi, ad essere padri separati costretti a vivere da barboni perché costretti a vendere anche l’anima pur di mantenere ex mogli con le tasche bucate e a causa di una legge ingiusta che non fa altro che dare sostentamenti alle donne senza tenere conto di altre alternative che potrebbero essere appunto, il lavoro obbligatorio dell’altra parte!!! E voi che cosa ne pensate? Da che parte siete schierati? Siete favorevoli o contrari al reddito di cittadinanza con tutto ciò che comporta? Considerando il fatto che molti giovani sono senza lavoro e che, se un lavoratore viene licenziato, supponendo che abbia una età di 40-45 anni, quindi nel pieno della forza lavorativa, non viene riassunto perché le leggi prevedono contributi troppo elevati per le aziende che assumono, quindi lo Stato non incentiva le aziende dal punto di vista fiscale creando forza lavoro, è giusto che sia lo Stato a mantenerli in qualche modo?

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