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Strage di Viareggio: intervista ai sopravvissuti del disastro e un processo senza colpevoli!

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by Andrea Milioni

E’ considerato il più’ grande disastro ferroviario di cui si abbia notizia in Italia. Meglio noto come la STRAGE DI VIAREGGIO. Era il 29 giugno del 2009, alle 23:48 un treno merci con 14 cisterne cariche di GPL entra nella stazione della cittadina toscana. Pochi istanti dopo deraglia, una cisterna si squarcia facendo uscire il gas. E’ la catastrofe. Una esplosione devasta le case nelle vicinanza. 31 persone innocenti perdono la vita morte bruciate vive mentre dormivano tranquillamente e schiacciate dalle macerie delle stesse sventrate dall’esplosione. Tra le vittime anche tre bambini. Due di questi erano figli di Marco Piagentini che nella tragedia perde la moglie e appunto due figli di 2 e 4 anni. Marco si salva miracolosamente insieme all’altro figlio più grande che all’epoca aveva 8 anni. Ma Marco riporta ustioni gravissime sul 98% del suo corpo. Così come il figlio rimane gravemente ferito. Ustioni che tutt’oggi sono visibili. Tre anni di ospedale, oltre 60 interventi. Nell’intervista qui di seguito potrete ascoltare dalla viva voce di Marco, la testimonianza di quei tragici momenti di quella sera. Leggi tutto

 

 

 

                                                                                       

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Fonte: AI.F.V.S

TERAMO. “È un risultato storico”. È questa la prima impressione dell’avvocato Walter Rapattoni, legale rappresentante dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus,

a margine dell’udienza legata al processo per la morte di Concettina Di Francesco, avvenuta nel 2019 sulla statale 80, nel comune di Montorio. “Per la prima volta – spiega Rapattoni – sarà la sola associazione a battersi per dare giustizia alla vittima, essendo stata l’unica a costituirsi come parte civile nel processo in corso al Tribunale di Teramo. Sono soddisfatto per il risultato ottenuto dal punto di vista professionale ed umano. Ci batteremo affinché sia posta la giusta attenzione su soggetti come l’imputato che si rendono protagonisti di comportamenti delittuosi”.

L’INCIDENTE – Era la sera del 3 novembre 2019 quando il 33enne Alessandro Di Giacinto, alla guida in stato di ebrezza (percentuale nel sangue di 1,90 g/l, bel oltre lo 0,50 consentito dalla legge) invase la corsia opposta della Statale 80, all’altezza del chilometro 62+300 nel comune di Montorio. Lo scontro frontale si rivelò fatale per l’87enne Concettina Di Francesco di Montorio al Vomano (in provincia di Teramo). L’impatto tra i due mezzi, una Nissan Qasquai ed una Lancia Musa, diede origine alla rotazione antioraria di 180 gradi della vettura in cui si trovata la vittima, seduta al lato passeggero. Il conducente della Lancia Musa, nipote dell’87enne, riportò svariate fratture, facciali e al femore.

A.I.F.V.S. ONLUS - Il presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada Onlus, Alberto Pallotti, pone l’accento su vari aspetti della vicenda: “Il caso mette in luce esattamente la problematica riscontrata, in diverse occasioni, su piano nazionale. Siamo di fronte ad un incidente molto grave, in cui è deceduta una persona a causa dell’incoscienza e dell’irresponsabilità di un recidivo ubriaco, che ha invaso la corsia opposta. È uno dei peggiori incidenti che può avere luogo sulla strada. Quello che fa più rabbia è pensare che le parti offese, a manco un anno dall’accaduto, non si siano costituite come parte civile. Ciò significa che hanno trovato accordo con le assicurazioni. L’assenza delle parti civili toglie forza all’accusa. Noi non stiamo giudicando la scelta dei familiari della vittima, ma è la tempistica del risarcimento e la successiva liquidazione che ci lascia sconcertati. È in questo modo che viene annientata la giustizia nei processi italiani. Tra l’altro, abbiamo avuto modo di apprendere, tramite i nostri esperti di statistiche, che la pena inflitta agli imputati è, mediamente, superiore quando i familiari si costituiscono come parte civile. Noi continueremo questa battaglia, come abbiamo fatto e facciamo in altri tribunali. Ci capita sempre di trovare grande vuoto in chi ha accettato compromessi, barattando la memoria di chi non c’è più. Dobbiamo combattere affinché il Dio denaro non vinca nei processi, che ci auspichiamo siano seri e partecipati, e sul rispetto delle vittime. Gli imputati devono metterci la faccia, affrontare l’accusa, chiedere scusa a chi hanno condannato al dolore e pagare le giuste pene.  Ringraziamo l'avvocato Rapattoni ed il sostituto in udienza per la costante presenza e per l’impegno magistralmente profuso”.

La prossima udienza si terrà il 6 maggio del 2021, alle ore 11:30, presso il GUP di Teramo per la discussione del rito alternativo.

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