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Il premier Renzi: "Il decreto annunciato per 'la buona scuola' non sarà in Cdm". Telecomunicazioni, salta il passaggio dal rame alla fibra

Sulla scuola, nel Consiglio dei ministri di martedì, il governo varerà solo un ddl, chiedendone l'approvazione in tempi certi, e non più anche l'annunciato decreto. Lo spiega il premier Matteo Renzi al suo entourage, sottolineando che la decisione è stata presa perché l'esecutivo vuole dare un messaggio al Parlamento e coinvolgere le opposizioni nello spirito delle dichiarazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Nel disegno di legge era previsto che finissero la riforma dell'infanzia (un unico percorso educativo da 0 a 6 anni), interventi legati alla disabilità e al 'sostegno', un testo unico nuovo in materia di normativa scolastica, misure per il diritto allo studio. Per la maggior parte di tutto ciò era atteso ed annunciato un decreto legge, ma non è da escludere che parte di questi provvedimenti vengano riproposti nel ddl. 

A rischio 150mila assunzioni e il bonus paritarie - Di certo, con i tempi di un ddl, le 150mila assunzioni promesse per settembre prossimo potranno concretizzarsi. Nel decreto legge, infatti, secondo quanto era atteso, avrebbe dovuto confluire innanzitutto il pacchetto di assunzioni, uno dei pilastri degli interventi studiati per migliorare il sistema d'istruzione nel nostro Paese. Altro capitolo entrato "in corsa" quello delle scuole paritarie, accompagnato da non poche polemiche. L'idea era quella di proporre una detrazione fiscale per le famiglie che iscrivono i propri figli alle paritarie. 

Si parla anche di banda larga - Sul tavolo del Cdm arriva anche il Piano per la banda larga. Nel testo, annuncia il sottosegretario alle Telecomunicazioni Antonello Giacomelli, non trova però spazio lo switch off dal rame alla fibra o la temuta 'dead line' del 2030, "né niente di tutto questo, come un arbitrario spegnimento della rete" perché "abbiamo immaginato un piano per stimolare gli investimenti, non il contrario".