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decreto scuola

Dopo tanto patire, il decreto sulla buona scuola arriva sul tavolo del del Consiglio dei Ministri. Domani. Il punto su cui si concentrerà l'argomento, sarà il piano di assunzioni annunciato a settembre, ma il ministro della Pubblica Istruzione, Stefania Giannini, sembra voler aggiungere benzina sul fuoco mescolando le carte ed introducendo un nuovo e scottante argomento.

Quello delle detrazioni fino a 4.000 euro, per le famiglie che iscrivono i propri figli alle scuole paritarie. L'argomento ha suscitato già molti malumori, spezzando di fatto lo stesso PD e mettendo gli studenti sul piede di guerra.

L'onorevole Simona Malpezzi, spiega che la maggior parte delle scuole paritarie, sono scuole dell'infanzia, private e comunali,  che suppliscono allo Stato e forniscono un servizio alle famiglie, quindi tutto rientra nella legge, in quanto la scuola pubblica rimane un servizio integrato.

In sostanza si cerca di fare un po' come era stato fatto per i nidi, dove su un massimale di retta di circa 650 euro, vi era uno sgravio fiscale per le famiglie di circa 150 euro. Certo qui la cifra sembra molto superiore. Tutto rimane ancora da stabilire, ma alla fine sarà la parola decisiva del Premier Renzi ad avere validità, anche in base al possibile stanziamento dei fondi che si intende mettere a disposizione per il decreto.

In tutto questo rimane fuori il nodo dei circa 30.000 precari che rimarrano fuori dalle graduatorie, cui resterà la sola strada del nuovo concorso che verrà indetto per il triennio 2016-2018 e che vedrà validità per 60.000 posti di lavori.

Come detto, la scuola e l'istruzione, rimangono un nodo fondamentale nelle riforme da attuare del Governo Renzi, e di certo quella che dovrà prendere domani il Premier, non sarà una decisione facile. Ma poiché l'istruzione rimane un diritto di tutti, per chi la vuole ricevere e soprattutto per chi è in grado di insegnarla, ci pensi bene stanotte e si metta la mano sulla coscenza, che i fondi servono e tanti. 

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Il decreto sulla Buona Scuola, dopo mesi di travagliata gestazione, arriva domani sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il suo fulcro era e resta il piano di maxi-assunzioni annunciato a settembre scorso, ma negli ultimi giorni il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini (già segretario di Scelta civica, ora senatrice Pd) ha deciso di inserire un nuovo, spinosissimo, capitolo: quello delle detrazioni - fino a 4.000 mila euro - per le famiglie che iscrivono i propri figli alle scuole paritarie. Materia politicamente assai delicata - basti pensare all’articolo 33 della Costituzione che riconosce il diritto di istituire scuole private purché senza oneri per lo Stato. Gli studenti sono sul piede di guerra e il Partito democratico si è, anche su questo, subito diviso (una trentina di parlamentari ha deciso di strappare in avanti, sottoscrivendo, insieme ad altri colleghi, da Rocco Buttiglione a Paola Binetti, una lettera in favore pubblicata da Avvenire ). 

Spiega l’onorevole Simona Malpezzi, una delle firmatarie: «Sto ricevendo moltissime lettere di protesta, ma il mio è un approccio laico. È stata la legge 62 del 2000 - ministro Berlinguer - a stabilire che la scuola pubblica fosse un sistema integrato. La maggior parte delle paritarie sono scuole dell’infanzia (private e comunali, ndr) che suppliscono allo Stato fornendo un servizio alle famiglie. Poi certo ci sono i diplomifici, a cui va dichiarata guerra, e i tanti professori sottopagati che io invito a farsi avanti denunciando chi li sfrutta» (pagandoli una miseria in cambio del punteggio di servizio che serve loro per risalire faticosamente le graduatorie, ndr ).

La parola ora tocca a Matteo Renzi, sicuramente più tiepido, almeno in partenza, del ministro Giannini sulla questione. Spiega il sottosegretario Gabriele Toccafondi (Ncd), pedina importante in questa partita che si gioca anche sul piano dei rapporti con il partito di Angelino Alfano: «Il nostro vuole essere un aiuto alle famiglie in difficoltà: un po’ come già si fa per le rette dei nidi». Con la differenza che in quel caso il massimale è fissato a 650 euro, equivalenti a uno sconto fiscale di 120-150 euro, qui è molto di più. «Scrivere 4.000 euro è un esercizio di stile - minimizza Toccafondi -. Se e solo se il premier ci darà l’ok, la parola poi passerà al Mef che dovrà trovare le coperture (per il mancato gettito, ndr ). Mettiamo che metta a disposizione un fondo da 10, 20 o 30 milioni. In base a quello verrà ritarato il massimale che alla fine potrebbe non discostarsi molto da quelli dei nidi». Toccafondi si dice anche disponibile a restringere la platea dei beneficiari fissando un tetto al reddito. A conferma che la partita è tutta politica: il sasso è lanciato, ora partono le trattative.

Quanto al cuore della Buona Scuola - il piano per stabilizzare i «precari storici» (circa 140 mila prof che giacciono nelle Gae, le graduatorie provinciali chiuse dal 2007, anche da 10-15 anni e che ogni anno cambiano scuola con una ricaduta pesantissima sulla continuità didattica) - anch’esso ha subito importanti modifiche. Dopo un complicato censimento, il ministero si è reso conto che le graduatorie non potranno essere svuotate integralmente. Resteranno dentro le Gae (e fuori dal piano di assunzioni) circa 30 mila persone: quelli che non insegnano più da anni (oltre 20 mila persone) ma anche una parte dei tantissimi docenti della scuola d’infanzia e della primaria. A loro, se vorranno, resterà la strada del nuovo concorso per 60 mila posti nel triennio 2016-2018. Mentre con i soldi risparmiati (nella legge di Stabilità era stato messo 1 miliardo nel 2015 - 3 a regime - ma ora per le assunzioni basteranno 700 milioni) si finanzierà la formazione obbligatoria (40 milioni), i laboratori (altri 40), l’alternanza scuola-lavoro anche nei licei (100 milioni) e il piano digitale (altri 50). Dalle graduatorie d’istituto verranno invece pescati 15 mila «fortunati» (soprattutto prof di matematica e fisica che scarseggiano nelle graduatorie provinciali). A loro verrà fatto subito un contratto-ponte e sarà riconosciuta una corsia preferenziale nel concorso (che in totale porterà in cattedra, quindi, 75 mila prof) . 

dal Corriere della sera