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le verita

by Andrea Milioni

E’ un vero e proprio giallo il caso di Maurizio Pozzi, il commerciante milanese di scarpe ucciso il 5 febbraio del 2016 nel suo appartamento.

Un giallo perché ad essere sotto inchiesta per questo omicidio, è la figlia Simona Pozzi, 47enne che gestiva il negozio del padre nonché le risorse economiche. Tanto che ad insaputa dell’uomo, la donna avrebbe sperperato una cifra pari a 750 mila euro. Per poter far ciò mostrava al padre la documentazione bancaria che lei stessa falsificava e che si faceva consegnare personalmente da custode. Inoltre aveva comunicato al padre che il mese successivo, il 16 maro 2016, quindi successivo alla morte, avrebbe perso anche la casa per non erano state pagate le bollette condominiali ragion per cui la casa sarebbe stata messa all’asta. Erano quindi nati dei forti dissapori tra padre e figlio sfociati nell’omicidio dell’uomo appunto. Ma dell’omicidio non si sarebbe resa protagonista la donna, almeno materialmente, bensì come mandante. Ma la sentenza del tribunale ha assolto la donna da questa accusa. Secondo i difensori, Simona Pozzi non avrebbe ricavato nessun guadagno dalla morte del padre e tra i due, non c’erano rapporti così profondi dal momento che andavano tutti i giorni a pranzo insieme. A parte i classici litigi familiari. Quello che dovrà essere determinato è capire come è stato possibile uccidere l’uomo in casa sua dal momento che la porta è stata trovata chiusa a chiave e che quindi, chi ha ucciso l’uomo avrebbe dovuto obbligatoriamente aver avuto le chiavi. E’ stato appurato con assoluta certezza che non può essere stata la figlia ad uccidere l padre perché per quel giorno e quell’ora aveva un alibi di ferro dimostrato anche se resta solo lei ad avere la copia delle chiavi di casa del padre.

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Scaturisce quindi l’ipotesi che qualcun altro dovesse averla. E’ su questa incongruenza che si basa la perizia dell’accusa che aveva chiesto l’ergastolo per la donna. Assolta da questa accusa come detto ma colpevole di aver commissionato tre anni prima, nel 2013, un pestaggio sempre nei confronti del padre. In un paese in provincia di Bergamo, Pozzi fu aggredito in macchina mentre era in compagnia della moglie da un tizio, individuato come Pasquale Tallaric, che lo prese a mazzate. Quando tempo dopo Tallarico fu individuato dai Carabinieri, confessò che era stato assoldato dalla figlia, Simona Pozzi per la cifra di 3 mila euro e che gli aveva chiesto inoltre del veleno. Ovviamente la donna smentisce l’accaduto e intende per questo portare avanti il processo in merito a questa accusa perfino in appello. Rimane il fatto che una cifra di denaro esagerata è stata sperperata da questa donna all’insaputa del padre che a breve sarebbe stato ammazzato di morte violenta. Il precedente del 2013 non giova a favore di questa donna che con una cifra del genere non avrebbe potuto avere problemi a commissionare l’omicidio ma i giudici la pensano diversamente. Tra 90 giorni si sapranno con certezza le motivazioni della sentenza e forse si potrà fare luce su un caso ancora del tutto irrisolto perché c’è a tutti gli effetti un assassino a piede libero che ha fracassato la testa del commerciante milanese senza apparente motivo. Sempre che il motivo non fossero i soldi sperperati!!!

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