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by Andrea Milioni

Si parla tanto di ripresa dell’economia, che secondo l’Istata la disoccupazione è in calo, poi si aprono i giornali e si leggono notizie come questa.

Una notizia riportata da Radio Cusano Camupus, la radio dell’Università della capitale. Perché la protagonista della vicenda è proprio una donna romana di circa 55 anni, costretta a prostituirsi per poter sopravvivere. Racconta la sua storia con tristezza per aver perso la propria dignità ad una età in cui si ha solo l’obbligo di pensare ad essere mamma, moglie, occuparsi della casa e svolgere se possibile un lavoro normale. Quello che Marcella aveva, donna delle pulizie ad ore. Fino a quando non sono sorti problemi col lavoro del marito. Che giocava ed ha perduto il lavoro stesso per finire tutto il giorno sdraiato sul divano. Una situazione che ha rapidamente portato il disastro economico nella famiglia, con bollette da pagare, affitto e spese per mangiare. E per far fronte a queste spese un giorno Marcella prende la decisione più difficile della propria vita e ad insaputa del marito, si prostituisce per strada, concedendosi a vecchietti pensionati e a ragazzi che la umiliano pensando che all’età che ha. Una vita difficile fin da piccola racconta, fino a toccare il fondo con questa umiliazione. All’insaputa del marito che la crede a pulire case. La frustrazione dovuta alla consapevolezza di non riuscire più a lasciare il marciapiede perché alla sua età non ci sono più possibilità di lavoro nel mondo normale. Racconta con dolore di due violenze subite durante i sei mesi di lavoro sul marciapiede da parte di un africano ed un romeno. Per questo da allora si concede solo ad italiani. E per di più nemmeno completamente, limitandosi solo a rapporti orali per una cifra di 2000 euro che quando va bene alla fine del mese le portano in tasca 2000 euro che però tra spese varie, gli studi della figlia spariscono in pochi giorni, continuando a farla tornare in strada e continuare quel lavoro che le ha fatto perdere stima di se stessa e dignità. Si sente una donna sporca Marcella per quello che è costretta a fare, ma è altresì consapevole che non può farne a meno. In tutto mi chiedo perché lo Stato non interviene in un momento tragico per questa donna e per la sua famiglia. Che come lei ce ne saranno altre di cui non si è a conoscenza ma che lo Stato non può abbandonare. Proprio adesso che si parla di reddito di cittadinanza, di aiuti, di incremento del lavoro. Una situazione questa creata da uno Stato assente, che anziché incentivare l’economia e la ripresa del lavoro, affonda un Paese ed abbandona i suoi cittadini alla disperazione costringendola al suicidio spesso e chi ha la forza di andare avanti è costretto, come Marcella, a prostituirsi per mantenere la famiglia. Mi chiedo.. non si parla spesso di fiducia verso il Governo per manovre o emendamenti. E soprattutto non ti vengono a chiedere fiducia quando c0n estrema falsità ed ipocrisia si prodigano per un popolo e per un Paese che sta sprofondando nel baratro e che loro si candidano a risollevarlo? E’ dunque questa la vita che continuerà ad aspettare a Marcella prima di godere qualche anno di pensione serenamente? E poiché nemmeno in questo senso lo Stato interviene a garantirne ad una età consona, c’è da pensare che le paure di Macella di non riuscire più ad abbandonare la strada siano molto realistiche. Mi auguro che dopo queste parole e dopo aver divulgato questa storia, qualcuno possa intervenire e salvare questa donna dalla presa della strada e da una condizione che nessun essere umano dovrebbe mai vivere a causa dell’assenza del proprio Governo. Così come mi auguro di ritornare a scrivere presto che Marcella abbia trovato una migliore sistemazione per se per suo marito, che altrettanta responsabilità ha nell’aver costretto sua moglie a battere la strada e per sua figlia. Il lavoro è dignità ed ognuno ne ha diritto come ha il dovere di pagare le tasse, che lo Stato ti richiede anche se sei ridotto in mutande ma che si esenta ad offrirti una concreta possibilità di poter vivere dignitosamente in questa vita.

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