itenfrdeptrues

logo

le verita

by Andrea Milioni

Una pena di 30 anni che viene dimezzata perché riconosciuta una attenuante indegna.

Sono molte le sentenze che indignano l’opinione pubblica ma soprattutto vittime ancora vive e parenti di vittime che non possono più vivere questa vita, finite ammazzate per mano di follie assurde di malati di mente. Di recente una sentenza assurda aveva ridotto una pena di 30 anni a 16, quella che aveva condannato Michele Castaldi che aveva strangolato la moglie, Olga Matei moldava di origine, al culmine di una litigata per motivi di gelosia. Il motivo della riduzione della pena invece, è che l’omicidio sarebbe avvenuto in una tempesta emotiva secondo il giudice, in cui l’omicida non sarebbe stato se stesso e non in grado di capire quello che realmente stava facendo. E così proprio nelle ultime ore, stessa sentenza è arrivata a Genova, dove i 30 anni di galera dati in primo grado a Javier Napoleon Gambea per aver ammazzato con una coltellata al petto la moglie Jenni, sono stati ridotti a 16. Anche stessa motivazione. L’omicida era in preda ad una tempesta emotiva. In sostanza l’omicidio è avvenuto nell’aprile del 2018, perché, secondo il giudice, fu la stessa vittima a provocare l’omicida, chiamandolo vigliacco, che non avrebbe avuto le palle per colpirla, ma che, soprattutto, ed è qui che viene decisa la riduzione della pena, lo illuse più di una volta. La vittima aveva una relazione con un altro uomo e quando Gambea l’aveva scoperto aveva imposto alla donna di troncare la relazione e la donna lo aveva assecondato promettendo di interromperla ma di fatto non smise mai di tradire il marito. Ok, direte voi, traditrice e provocatrice, se l’è cercata. In realtà l’uomo si distingue dagli animali per la capacità di usare l’intelligenza e valutare le scelte. E per quanto potesse essere doloroso voler divorziare da una donna che poteva amare, era comunque inutile continuare a stare con lei che lo tradiva sistematicamente. Purtroppo invece i sentimenti hanno prevalso sulla razionalità e Gambea ha voluto farsi del male obbligandosi a voler continuare a stare vicino a sua moglie. Che come detto, lo ha illuso più e più volte, rassicurandolo sul fatto di voler chiudere quella relazione ma di fatto continuando a tradire il marito. Che alla fine ha sbottato e l’ha ammazzata. E tanto è bastato alla valutazione di un giudice, che ha visto nell’omicidio una giustificazione l’essere stato provocato ed illuso. Giustificazione che è stata determinante per dimezzare la pena. Ed allora è plausibile chiedersi.. quanto vale davvero la vita umana? Come deve essere valutato un omicidio? Per la sua efferatezza? Per i suoi motivi scatenanti? Per i fatti reali che lo hanno determinato? Per il semplice fatto che sia un reato indegno che porta a togliere la vita a qualcuno e che come tale deve essere considerato tranne che per la legittima difesa? Oppure devono essere le emozioni a determinare una sentenza che non rende meno indegno un reato assurdo come l’omicidio, per un motivo futile che poteva concludersi in altro modo. Tanto che se nel momento che ha ammazzato la moglie consapevole che non l’avrebbe avuta più, avrebbe potuto fare a meno di vivere con lei ma almeno da uomo libero. Insomma, si va verso un metro di giudizio assurdo nella valutazione dei reati per determinare pene più o meno severe per chi li commette. Solo pochi giorni fa scrivevo di come uno stupro non era stato ritenuto tale ed aveva rimesso in libertà due animali che stuprarono una ragazza dopo essere usciti dalla palestra solo per l’aspetto un po’ mascolino della vittima e che la stessa aveva potuto organizzare tutto per farsi una scopata. L’indignazione oltre all’assurdo della sentenza, derivava dal fatto che ad emetterla erano state tre giudici donne, donne si. Che non hanno nemmeno provato ad immedesimarsi nella vittima ma hanno valutato una foto dell’aspetto fisico della vittima e redento i colpevoli. E qui è accaduta la stessa cosa. La vittima è vittima due volte. Nessuna giustizia per lei, o quanto meno parziale. Insomma una pena non idonea ad un omicidio del genere. E purtroppo c’è da pensare che non finirà qui. Credo che siamo solo all’inizio di questa metodologia assurda e che come sempre rafforza un sistema giudiziario fasullo ed inetto che volge sempre a proteggere criminali e violenti anziché dare protezione e giustizia alle vittime.

Se sei indignato/a dopo aver letto l’articolo, lascia il tuo commento ed esprimi la tua indignazione!!!