Stampa

le verita

by Andrea Milioni

Un tentato suicidio sventato per miracolo. La quasi vittima è una ragazzina di soli 13 anni rimasta vittima di un ricatto in rete da parte di un quasi coetaneo.

Lui, il cyberbullo e ricattatore ha 15 anni. I due frequentano una scuola media di Lodi e a salvare la ragazzina da un suicidio già annunciato in un biglietto dove diceva addio ai genitori, sono stati proprio gli insegnanti della ragazza che stremata dal ricatto del suo persecutore, ha avuto un malessere ed è svenuta in classe. Così si è scoperto del ricatto. Che è iniziato praticamente per un gioco casuale dove la ragazza ed il 15 enne erano venuti in contatto e lei gli aveva inviato alcune foto intime di lei. Foto di cui il giovane ha fatto tesoro per poterla ricattare chiedendole di inviargli altre foto di lei nuda e se si fosse rifiutata, avrebbe pubblicato le foto già avute sui maggiori social e le avrebbe fatte arrivare in forma anonima a suo padre. Un vero e proprio ricatto che ha messo la ragazzina in una situazione di vero disagio e sotto stress a tal punto che aveva deciso di uccidersi per la paura e la vergogna. Una vergogna comprensibile per una ragazzina di 13 anni ma quello che mi indigna è che proprio la ragazzina era terrorizzata che le foto potessero in qualche maniera arrivare al padre. Che cosa sarebbe successo in quel caso? Certo mettendosi nei panni di un padre di una ragazzina di 13 anni che invia foto seminuda ad un ragazzo di 15 non farebbe felice nessun padre, ma quello che voglio sottolineare è che probabilmente anche in questo caso ci troviamo davanti ad un caso dove una adolescente ha libero accesso ad una tecnologia senza limiti e soprattutto senza che nessuno controlli quella che è la sua privacy. Che non sarebbe mancanza di rispetto, perché se tutto va bene ed un genitore tenta di fare il bravo genitore volendo controllare i propri figli allora diventa un persecutore, se invece non lo fa e succede un episodio come questo, allora diventa un genitore assente, menefreghista di quello che gira intorno alla vita dei suoi figli e che è proprio lui il responsabile. Ma qui è anche evidente che troppa libertà per una ragazzina su una tecnologia distruttiva, evidenzia anche una mancanza di dialogo proprio tra genitori e figli, e che evidentemente la ragazzina era talmente terrorizzata che il padre vedesse quelle foto che ha preferito tentare il suicidio piuttosto che confidarsi con il proprio padre e scusarsi magari per lo sbaglio fatto sperando in un suo appoggio ed in una comprensione risolvendo insieme la situazione. Purtroppo questo non è ne il primo ne l’ultimo caso in cui un adolescente si uccide o tenta il suicidio per la mancanza di fiducia nella propria famiglia o per la paura di una reazione sbagliata della famiglia stessa. Mi chiedo perché la società moderna si stia evolvendo in questo modo e stia portando alla disgregazione delle famiglie piuttosto che unirle. La tecnologia è un bene ed un male. Lasciarla nelle mani di un adolescente senza controllo può portare a rimorsi che non saranno più recuperabili. Lavoro e interessi personali stanno prendendo il sopravvento su altre necessità, che sono ad esempio la famiglia e soprattutto i figli. Che vengono lasciati a spaccarsi su smartphon e tablet pur di godersi un po’ di libertà propria. Fino a quando le conseguenze di questa libertà non porteranno ad altre conseguenze, quelle irreparabili che saranno solo rimorso per non aver fatto o detto..

Se sei indignato/a dopo aver letto l’articolo, lascia il tuo commento ed esprimi la tua indignazione!!!