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by Andrea Milioni

Lesioni all’area genitale e al cavo orale. Sono le condizioni in cui versa la 24 enne che alcune settimane fa è stata brutalmente stuprata nell’ascensore della stazione circumvesuviana di San Giorgio a Cremano.

Una violenza confermata dal referto medico dell’ospedale Cardarelli di Napoli dove la ragazza è stata soccorsa. Vittima di tre balordi della zona di età compresa tra 18 e 20 anni. Un referto medico che non lascia dubbi sulla brutalità dello stupro e che soprattutto non evidenzia alcuna consensualità da parte della vittima nel rapporto. Consensualità che invece chi si macchia di tele indegno reato addita come scusante per giustificare un reato ignobile. E proprio questa scusante ha permesso a 2 degli aggressori della ragazza, di ritornare in libertà dopo pochi giorni di carcere. Due stupratoti a piede libero nonostante una denuncia di stupro che pende sulla loro testa e liberi di reiterare e di prendersi gioco della vittima. Già la vittima. Quante volte una vittima deve essere vittima? In questo caso lo è già tre volte. La prima al omento dello stupro, la seconda al rilascio del primo degli aggressori, la terza al rilascio del secondo. Un ricordo indelebile di quei momenti, minuti interminabili che si concentrano nella testa della vittima e che non la lasciano un minuto della giornata. Rinchiusa in casa nel suo silenzio, nel suo dolore, nella sua rassegnazione di non riuscire ad avere giustizia per un presunto consenso messo in atto da questi tre balordi che adesso se la ridono per aver soddisfatto in pochi minuti le loro perversioni. Ecco allora che nasce il dubbio sulla mancata integrità di giudici, magistrati, avvocati che sentenziano e difendono individui come questi, e l’impotenza di altri avvocati che nulla possono contro uno schieramento criminale organizzato e legale come lo stato nel nome di Giustizia. Come allora uscire da una situazione simile. Una vittima rimane sempre vittima al di la che ottenga una sommaria giustizia. Ma se nemmeno quella riesce ad ottenere deve subentrare qualche forza maggiore che ti permetta di andare avanti per non finire nel baratro del suicidio perché ci si sente incompresi e ti rendi conto che nessuno può aiutarti. Ecco allora che il riferimento alla legittima difesa viene spontaneo. Si può essere costretti a girare con una pistola in borsa per difendersi da certi criminali perché consapevoli che una giustizia indegna ed inesistente li tutela pur con la consapevolezza delle prove certe del reato commesso? Come del resto in questo caso specifico esistevano? Perché un referto medico che evidenzia una violenza di gruppo e non viene considerata come prova concreta per tenere in galera tre balordi come questi, allora deve prevedere altra soluzione. La pistola dicevamo. Sarebbe stata legittima difesa aver tirato fuori l’arma ed esploso tre colpi lasciando a terra tre balordi senza che nessuno li piangesse? Ma che ne sarebbe stato di chi avrebbe sparato? Perché quindi credere alla parole di tre maiali schifosi piuttosto che a quella di chi la violenza la subisce?

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