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le verita

by Andrea Milioni

2 anni per ogni coltellata. 22 anni di galera. E’ la condanna che dovrà scontare Ignazio Frailias per aver ucciso nel 2017 la sua vicina. La 60enne Maria Bonaria Contu.

La sua colpa? Avere un pappagallo che elargiva sproloqui contro l’uomo, che alla fine ha deciso che a pagare sarebbe stata la padrona e quindi le ha inferto 11 coltellate in pieno giorno in un parco mentre passeggiava con 2 amiche. In fase di giudizio all’assassino è stata riconosciuta una semi infermità mentale che probabilmente lo ha salvato da un ergastolo certo. Dunque, gli accertamenti dicono che quel giorno, Frailis uscì da casa con un coltello nascosto nella tuta, avrebbe aspettato la donna in un luogo dove sapeva che sarebbe passata di certo per poi accoltellarla. Dopo di che si dette alla fuga ma per presentarsi dopo circa mezz’ora in caserma in compagnia dello zio con cui viveva. Ditemi adesso se una persona con mente semi inferma, possa essere tanto lucida da progettare un omicidio a cui evidentemente aveva già pensato da tempo ed uscire col coltello in tasca, aspettare la vittima in un luogo certo e poi dopo l’efferato omicidio presentarsi spontaneamente dai carabinieri per denunciarsi. E poi.. Uccidere una persona perché il suo pappagallo lo offende. SI può davvero arrivare a tanto? E’ questo il prezzo che bisogna pagare perché un animale parlante esprime ciò che magari qualcuno gli ha insegnato anche se in maniera sbagliata? Si può togliere una vita per così poco? La condanna doveva essere esemplare solo per la banalità del delitto, della sua motivazione. Giustificare un assassino per le vessazioni subite da un pappagallo, equivale a dire che forse anche il giudice che lo ha condanno ha una semi infermità mentale.

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