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le verita

by Andrea Milioni

La religione è la madre di tutte le guerre. Lo è da sempre. Il motivo scatenante del male che da sempre devasta terre e distrugge gli uomini.

Gli islamisti che vivono nel nostro Paese e che predicano Allah e che si fanno saltare in aria in nome di un Dio che solo loro riconoscono, ne è l’esempio pratico. Nel nostro caso, nel nostro Paese, nel nostro mondo, quello occidentale, predichiamo il cristianesimo e preghiamo un Dio tutto nostro, quello che però tutto il mondo più o meno conosco e lo rappresenta attraverso film e documentari, quel Dio che per salvare il mondo è finito inchiodato su una croce. E che oggi è così rappresentato. In un crocefisso, tanto che chi è tanto devoto se lo porta legato al collo tramite catenina o ad un bracciale o come spilla.. Una religione o un simbolo il crocefisso, che ha scatenato alla vigilia di Pasqua, una lite tra due senzatetto iniziata su un bus, nella capitale, a Roma. Una lite che è proseguita una volta scesi dal bus in una piazza adiacente alla stazione termini, dove l’aggressore, un marocchino di 37 anni, avrebbe accoltellato un georgiano di 44 anni con un coltello da cucino. Eccole le nostre risorse, quelle per cui in molti si professano anti razzisti, anti Salvini, quelli per cui in molti versano lacrime perché fuggiti da chissà quale fantastica guerra e si vengono a rifugiare in un paese simile a quello di Alice in Wonderland perché senza legge, senza giustizia, senza potere, senza palle. Ma quello che indigna profondamente è che il marocchino che ha accoltellato il georgiano, lo aveva scambiato per un italiano tanto che un testimone che ha assistito all’accoltellamento, ha sentito l’aggressore rivolgersi alla vittima definendolo “ italiano cattolico di merda “. Ecco quindi che razzismo e religione cattolica hanno scatenato un tentato omicidio che era rivolto non ad una banale lite tra senza tetto, non ad una presa di posizione per una panchina, ma legata ad un ostracismo religioso simboleggiato dal crocefisso indossato, nella mente dell’aggressore da un italiano. E questo ha portato alla conclusione che avete letto. Possiamo portare quindi, ai fatti di questa vicenda, rispetto a gente come questa che si insidia nel nostro Paese e che rinnega le regole del Paese stesso, le sue tradizioni, la sua religione, i suoi valori e si vuole imporre con la forza cercando di immettere le proprie regole e tradizioni, compresa quella religione che è simbolo di morte e violenza? Possiamo allora definirci senza falsa ipocrisia, razzisti? Senza paura di essere additati da falsi buonisti che invocano pace e liberazione senza preoccuparsi di ciò che invece questi animali dalla pelle diversa scatenano nel nostro Paese sconvolgendo le nostre vite? Un marocchino che accoltella un presunto italiano che ha le sembianze di un georgiano. Che indossa un crocefisso ma che soprattutto, e qui nessuno ha focalizzato il punto, se ne andava in giro con un coltello da cucina pronto a sgozzare il primo innocente che gli fosse capitato a portata di mano e che avrebbe urtato la sua assurda sensibilità. Quella religiosa. E così è stato. Un crocefisso e parte la coltellata. E se al posto del georgiano ci fosse stata una mamma o un padre con dei figli? Razzismo? Salvini forever!!!

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