itenfrdeptrues

logo

le verita

by Andrea Milioni

Una lettera ai figli per giustificare una moltitudine di errori. Una lettera per portare a galla una verità scomoda, per mostrare a questi figli un amore che ha avuto conseguenze gravi,

una lettera per giustificare le violenze di un uomo che non avrà pace fino a quando non avrà portato a termine la sua missione. Liberarsi di       quella donna che era riuscito a soggiogare e a sottomettere nel corso di 20 anni di matrimonio. Già, 20 anni di sofferenze e di violenze. Sono quelle raccontate da una donna che in questa lettera si rivolge ai figli cercando di spiegare loro che le botte subite, le bastonate, giorni e giorni di ospedale con gomiti, mani e polsi rotti per le bastonate ricevute, hanno avuto come logica quella di proteggere loro, i figli, nel vano tentativo di farli crescere in una famiglia sana. Un marito violento, che per 20 anni non regala un momento di gioia a sua moglie ma solo dolore e violenze. Un uomo che ha ogni motivo al mondo per frustarsi, uno a cui qualche secondo in più di una moglie che si mette davanti allo specchio è sufficiente per dare legnate. Una cena non sufficiente ai suoi gusti, una telefonata troppo lunga con le amiche, accompagnare i figli ad una festa di compleanno, un gesto in casa senza che lui ne fosse messo al corrente, era sufficiente per prendere bastonate e fare giorni di ospedale. Da due anni le torture sono finite per questa donna. Da due anni nella lettera rivolta ai figli, afferma che è ritornata a respirare, a sentirsi libera, a vedere una nuova luce per lei ed anche per loro, i figli. Scusandosi con loro per non aver fatto in modo che quella pace potesse essere intervenuta prima. Due anni in cui più volte questa donna ha cercato di chiedere la separazione da un uomo che si è preso il suo tempo, accampando scuse per la mancanza di denaro, ma a cui questa vittima di violenze ha lasciato la casa, senza nulla pretendere per lei e per i suoi figli che afferma di aver cresciuta da sola. Poi arriva la prova di indipendenza, consigliata dal legale, la mamma, la vittima, invia la marito una richiesta legale di separazione e lui, come prevedibile, come predatore autoritario con la certezza di avere sempre tutto sotto controllo, non la prende bene. La insegue con la macchina, la sperona e la fa uscire di strada. Inseguita a piedi e bastonata davanti ad un supermercato dove c’era una folta presenza di mamme con i loro bambini dal momento che si era in presenza di scuole materne, davanti ai quali la bestia non si è fermato ma ha continuato a brandire il suo bastone con cui picchiava sulla donna. Che a sua volta riesce a rifugiarsi all’interno del supermercato dove le commesse, assistendo alla scena, decidono di chiudere le porte chiamando i carabinieri. Ma la furia della bestia è senza limiti e la vetrata del supermercato non è una barriera sufficiente a fermarlo, tanto che la sfonda ed insegue la donna fino a colpirla. Colpiva per uccidere dice lei che sentiva la differenza di 20 anni di percosse date per domare da quelle date per uccidere. Le commesse del supermercato si fanno complici della donna che riesce a scappare in una stanzetta nel retro della macelleria e proprio in quel momento arrivano i carabinieri che mettono fine all’agonia. Di tutti, Ma soprattutto di questa vittima. Che vittima si ritiene anche finito, apparentemente, l’incubo. Perché questa donna, traumatizzata da una vita, è convinta che la sua fine sarà per mano di quest’uomo, che una volta uscito dal carcere, finirà quello che si è interrotto in quel supermercato. Che si vendicherà sulla sua famiglia per arrivare a lei. E quello che è frustrante in questa vicenda, è che lei spera in una giustizia che la possa difendere, che la possa proteggere, lei ed i suoi figli, la sua famiglia. Una speranza quasi vana per questa vittima di violenza. Perché so per certo, per testimonianze certe di altre donne vittime della stesse violenze e terrorizzate dal ritorno dei loro carnefici, che la giustizia non le potrà proteggere. Che si limiterà a rispondere a questa donna, che una volta scontata la sua pena, quel mostro sarà libero di circolare. E non si preoccuperà se quel mostro una mattina aspetterà la sua preda sotto casa e quando questa uscirà lei l’ammazzerà come un cane. E si ritornerà dopo a parlare di nuovo di una vicenda già scritta, qui come altrove. E non si parlerà della vittima, di cui si è già parlato. Ma si parlerà del mostro, del carnefice, dell’assassino, cercando di capire chi era, da cosa derivava quel male che si portava dentro. E si cercheranno le motivazioni che l’hanno portato a compiere un delitto già scritto oggi. E si pubblicheranno foto della vittima e del carnefici insieme, come se fossero felici e come se quella tragedia fosse una tragedia cui nessuno avrebbe mai potuto immaginare. Ho parlato di una ipotesi ovviamente, ma è una ipotesi più che plausibile e ipotizzabile in un futuro non troppo lontano. Cornuta e mazziata come si suol dire. Ma come sempre qui siamo in Italia e questo è quello che passa il convento. Un unico errore ha commesso questa donna nel rivolgere le parole ai suoi figli in questa lettere-denuncia. E cioè non aver mai denunciato il marito per le violenze. Giustificare il male per il benessere dei figli o per le chiacchiere della gente porta sempre altro male. Iris, è il nome di fantasia di questa donna che ha preferito non rivelare la sua identità e la Sardegna è il luogo dello sdegno.

Se sei indignato/a dopo aver letto l’articolo, lascia il tuo commento ed esprimi la tua indignazione!!!