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le verita

by Andrea Milioni

Cosa non si farebbe per la f..a. E’ brutale detta così ma è necessario per capire il gesto che un 31enne ha compiuto verso un uomo di 50 anni alcune sere fa in un pub di Ostia.

Un 31enne, che insieme ad un amico entra in un pub e spara al 50enne ferendolo per poi darsi alla fuga. Il motivo scatenante della sparatoria, sarebbe stato un gesto di violenza che il 50enne, ex marito della donna, attuale compagna del 31enne, avrebbe compiuto proprio nei confronti della donna alcune sere fa mentre si sono incontrati per strada. Nasce una discussione tra i due ex coniugi e l’uomo brandisce un’accetta con cui colpisce al volto la donna, 44 anni, ferendola. Ci vorranno 30 giorni per far si che le ferite al volto possano guarire completamente dicono i medici. Ovviamente il gesto ha scatenato la razione del giovane compagno della donna che ha giustamente preso le difese della compagna. In maniera errata però. E così armato di revolver, si reca con un amico in un pub dove sa di trovare l’aggressore della sua donna e lo colpisce. A casa della donna, i carabinieri hanno trovato sia i due aggressori, sia il revolver usato per l’agguato e risultato rubato. Ora mi chiedo. Possibile che in questa società siamo diventati talmente tanto superficiali da pensare che se qualcuno ci fa un torto o uno sgarro debba per forza pagare con la vita? In questa vicenda risultano due elementi talmente evidenti e preoccupanti che al di la del gesto di tentato omicidio, i auguro che qualcuno ci faccia caso per davvero. Un uomo incontra la sua ex moglie per strada ed instaura con lei una discussione. Ne nasce una lite e ci può stare tra ex. Ma quello che non quadra è che quell’uomo aveva nascosta un’accetta con la quale ha colpito al volto la donna, forse con la sola intenzione di sfregiarla, ferirla, ma senza escludere una vendetta per il nuovo rapporto della donna e quindi l’intenzione di ucciderla. Dall’altra parte c’è una vendetta, anch’essa comprensibile, da parte di un compagno che ha visto la propria donna sfigurata dai colpi dell’ex marito. Ma anche qui la cosa che non quadra è che questo ragazzo aveva tra le mani un revolver tra l’altro rubato, pronto ad essere usato alla prima occasione, come quella che si è appunto presentata. E’ possibile quindi che girare armati, brandire asce, coltelli, nascondere pistole sotto la giacca, sia diventata una consuetudine per difendersi da qualunque cosa ci voglia fare del male. Oppure è più una certezza di dover reagire a duno sgarro subito e che ci rende più forti il sapere di avere una pistola o un coltello? E possibile che una donna che si tiene in casa un uomo non sia al corrente che questi possegga un’arma? C’era davvero tanta complicità tra questa coppia? Certo i punti di domanda sarebbero infiniti e le soluzioni zero. Battere a tappeto ogni singola casa? Perquisire ogni singola persona? Mettere telecamere di sorveglianza ovunque e far diventare le nostre città una sorte di grande fratello? Impossibile decidere. Ma togliere una vita rimane sempre un reato da punire con la più severe delle pene. Che purtroppo qui in Italia non è la pena di morte..

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