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le verita

by Andrea Milioni

Costretta ad uccidere per salvare se stessa. E non solo. Sua madre e sua nonna, nonché sua zia. Dalla furia di un ubriacone che le inseguiva per strada e che per anni ha inferto loro botte e violenze.

E’ questo il sunto che racchiude la cronaca di un omicidio, quello di un uomo, Lorenzo Sciacquatori, 41 anni ex pugile, che viveva nei piaceri dell’alcool e della droga per sfogare le sue frustrazioni in casa, pestando la moglie. Per anni questa situazione si è verificata tra le mura di questa casa di Monterotondo (RM). Lui che della violenza aveva fatto il suo culto, dopo la morte del padre che lo aveva mandato in tilt e lo aveva iniziato all’alcool ed alla droga, ne è rimasto vittima. Ad ucciderlo, costretta dalla situazione, la figlia 19enne, Deborah, che ieri mattina scappava in strada insieme alla madre, alla nonna, madre di lui, ed alla sorella di lui, inseguite da un verme che rientrato alle 5 del mattino dopo una brava tra i fumi di alcool e droga, aveva iniziato a picchiare sulla porta per farsi aprire per poi continuare ad inveire contro le donne una volta dentro. Erano le 8 quando le donne sono corse per strada e quando l’uomo avrebbe afferrato l’anziana madre, la ragazza ha deciso che quella sarebbe stata l’ultima volta. Si è scagliata contro il padre e lo avrebbe colpito con un coltello, probabilmente afferrato in casa prima della fuga nel tentativo estremo di difendersi dall’ennesima scarica di violenza. Colpito all’orecchio. Una ferita che avrebbe portato l’uomo alla morte. Ma il medico legale ipotizza che non sia morto per la ferita inferta dalla lama, ma per un ipotetico pugno che la ragazza gli avrebbe sferrato. Deborah infatti, come suo padre, a volte tirava di box e forse un pugno ben assestato lo avrebbe stordito. Resta il fatto che adesso la ragazza è agli arresti domiciliari con l’accusa di omicidio volontario. Da dell’incredibile questa vicenda perché ci sono tanti fattori che non sono intervenuti per poter fare in modo che questa tragedia potesse essere evitata. Erano state molte nel corso degli anni le denunce presentate dalla moglie e dalla figlia della vittime per violenze domestiche e, nonostante l’intervento delle forze dell’ordine e qualche giorno di galera, lui era stato sempre libero di fare ritorno in quella casa e continuare ad usare violenza. In paese tutti sapevano ma nessuno è mai intervenuto per fermare quella spirale di violenza. I servizi sociali, intervengono nelle dichiarazioni post tragedia, per far capire che loro erano intervenuti. Già.. i servizi sociali, composti da quelle persone senza titolo, senza esperienza, che tolgono figli a famiglie con problemi economici e li lasciano a zingari che li usano per mendicare per strada. Quei servizi sociali che sono intervenuti trovando un lavoro socialmente utile per quell’uomo ma che non hanno impedito che continuasse a sfogare la sua rabbia su quelle donne. Mi chiedo allora.. con quale cognizione di causa i servizi sociali entrano in una vicenda familiare e redigono una relazione per stabilire cosa sia giusto o sbagliato in una famiglia? Quali sono i criteri che portano queste persone a decidere se un figlio possa restare all’interno di una famiglia economicamente disagiata oppure come valutano le condizioni igieniche o se esistono forme di violenza particolari da determinare l’allontanamento da quella casa? E nel caso specifico, come ami nonostante fossero a conoscenza delle violenze che da anni erano presenti in questa famiglia, nonostante erano tutti adulti, nessuno ha imposto con una relazione ad un giudice che quell’uomo dovesse andare in galera o seguire un percorso riabilitativo allontanandosi da quella famiglia? Le forze dell’ordine sono intervenute ma si sono limitate a far sbollire una notte brava a quest’uomo su una brandina per poi rispedirlo tra le mura domestiche a continuare a picchiare la moglie e a maltrattare sua figlia e l’anziana madre. Ma le forze dell’ordine dovrebbero essere altro non limitarsi a questo. La conclusione è come al soliti tutti sapevano, nessuno ha impedito l’epilogo già scritto tanti anni fa di questa vicenda col risultato che per fortuna per una volta si sono invertite le parti e quella che sembrava la vittime designata, è diventata “ il carnefice”. Ovviamente la giovane Deborah ha agito per legittima difesa ma adesso va valutato se realmente la legittima difesa, che qui più che altrove è palese, verrà presa in considerazione dal giudice che dovrà emettere la sentenza sull’accusa di omicidio volontario. Diversamente da questo epilogo, si sarebbe parlato dell’ennesimo femminicidio e si starebbe parlando del perché nessuno avesse mai mosso un dito per fermare la mano dell’assassino. Oggi se ne parla ugualmente ma si deve rilevare il fatto che le parti sono invertite e che l’attenzione come accade nei casi di femmnicidio, dove è il carnefice ad avere gli onori della cronaca scavando nella sua vita privata per capire del folle gesto, deve essere riposta su chi ha mosso la mano per fermare la spirale di violenza, ovvero su Deborah. Che adesso almeno per una volta ha bisogno della presenza dello Stato e del sistema Giustizia che funzioni e che confermi che quell’uomo, che era suo padre, era un pericolo per la sua vita, per quella di sua madre e di sua nonna così come di chiunque avesse la sfortuna di entrare in contatto con quell’uomo che girava per strada chiedendo soldi a chiunque e che in caso di rifiuto era solito pestare la gente. Sarà legittima difesa?

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