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by Andrea Milioni

Spacciare macchine di tortura per macchinette dei ricordi. Un sindaco agli arresti domiciliari, stesso provvedimento adottato per la responsabile del servizio sociale integrato dei Comuni della Val D’Elnza, una coordinatrice del medesimo servizio ed una assistente sociale.

Altre 8 misure interdittive con il conseguente divieto di esercitare la professione, sono state attivate nei confronti di altrettanti dirigenti comunali, operatori socio sanitari ed educatrici. Tutti accusati di frode processuale, depistaggio, abusi d’ufficio, maltrattamenti su minore, lesioni gravissime, tentata estorsione, violenza privata. L’inchiesta, messa in atto dalla Procura di Reggio Emilia è relativa al caso di affidamento di minori sottratti in maniera illecita alle famiglie d’origine ed affidati a conoscenti dietro laute retribuzioni economiche. Tra gli affidatari anche gestori di sexi shop. Ogni sorta di meschina macchinazione era valida per allontanare o estirpare questi bambini alle famiglie. Disegni dei bambini palesemente contraffatti con l’aggiunta di macchinazioni sessuali che inducessero a far pensare che avessero subito degli abusi sessuali, in aggiunta ad una volontà di imprimere nella mente dei bambini, una figura mostruosa dei propri genitori con abusi e maltrattamenti. Una pratica messa in atto con il brutale utilizzo di elettrodi, in un tentativo estremo di lavaggio del cervello. Nonché con la presentazione di false relazioni che inducevano all’allontanamento dei piccoli dalle famiglie. Un servizio istituzionale quello dei servizi sociali della zona, descritto come esempio da emulare, ma che si è rivelato come la peggiore forma di distruzione della società familiare. L’unica ad entrare all’interno di famiglie e decidere del futuro di bambini che apparentemente vivono situazioni di disagio. La realtà è che nessuno di questi bambini viveva situazioni tanto disagiate da richiedere gli abusi a cui è stato sottoposto. Perché in realtà va rilevato che i veri danni, fisici e psicologici, sono stati inflitti a questi bambini dalle nuove famiglie, che hanno davvero abusato di loro stuprandoli, persino da parenti, affidati a persone con figli già suicidi e che avevano fatto palese richiesta di sostituire quella vita venuta a mancare con una che una famiglia ne aveva già. Indegno il tentativo di psicoanalizzare la testa dei bambini, inducendoli, dietro frasi studiate, a ricordasse fatti mai accaduti. Frasi intercettate in un dialogo tra una delle bambine e la famiglia affidataria e la psicologa che la seguiva. Tutti a martellare la piccola in una subdola visione di una realtà mai esistita, dove si cercava di far ricordare alla bambina frasi in cui ammetteva che il papà le aveva fatto del male e che voleva scappare da lui. Ma era più evidente la risposta della piccola che nella sua totale lealtà smentiva di aver mai pronunciato quelle parole e che invece avrebbe avuto il desiderio di riabbracciare la propria famiglia. Insomma uno scandalo a cui hanno dato seguito le indignazioni di una intera Nazione a partire ovviamente dalle alte cariche dello Stato con le dovute rappresentanze. Ma in realtà, a parte le parole di rito, cosa si può fare materialmente per cessare questa vera e propria tratta di bambini? La definisco tratta legale tra l’altro, perché autorizzata da un servizio istituzionale che ha libertà di decidere del futuro altrui senza essere controllato. Iniziamo allora a parlare di questi servizi sociali. Chi sono le persone che le rappresentan0? Con quali diritto scelgono il futuro dei bambini e le condizioni di disagio che possono essere rilevate all’interno di una famiglia? Con quali caratteristiche valutano se una famiglia affidataria sia più valida rispetto alla famiglia originaria? Perché nelle situazioni di vero disagio, dove vige spesso la violenza domestica, i servizi sociali pur essendo a conoscenza dei fatti, non procedono con le relazioni che permetterebbero ad un giudice di decidere di poter sottrarre quel o quei minori alle violenze domestiche? Qual è il metodo di valutazione che permette a persone che spesso non hanno neppure un diploma, di decidere il futuro di altre? Possibile che questo servizio si circondi di gente senza scrupoli che decide se un padre in difficoltà economiche possa o no vedere il proprio figlio dopo che una ex moglie ingorda di denaro lo ha magari costretto ai ponti? Oppure se una famiglia in difficoltà economica sia meno adatta di una economicamente più facoltosa ma più carente d’affetto? I servizi sociali sono davvero utili? Serve un test per capire chi va a disgregare una famiglia piuttosto che renderla uniforme o serena? Per chi va a redigere relazioni determinanti al futuro di bambini e famiglie disagiate? Il disagio psicologico di certe persone che abusano della propria autorità, è forse peggiore di qualunque altro male possa affliggere famiglia in cui l’integrità morale è più sana che mai. Ed allora perché far decidere a inetti il futuro dei nostri figli?

C’è tra voi qualcuno che può testimoniare di aver subito abusi da questo servizio inetto ed indisciplinato? Quali suggerimenti adottereste per far cambiare il sistema? Le Verità Indegne realizzerà presto una inchiesta su questo problema per capire qual è il grado di preparazione di queste persone e soprattutto in base a quale metodo di valutazione fanno riferimento per valutare se una famiglia sia più adatta rispetto ad un’altra nel crescere i bambini. Il sistema va cambiato perché il futuro dei figli va difeso prima di ogni cosa!!!

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