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by Andrea Milioni

E’ il male eterno della società, quello che non conosce limiti, che non conosce razza, religioni, sesso o ceto sociale. No non parlo del razzismo, ne di politica, ne del bullismo. Ma il male oscuro ha un nome specifico e si chiama DROGA.

L’ultima vittima in ordine cronologico, a meno che negli ultimi minuti alla pubblicazione dell’articolo ne sia morto un altro, è stato un ragazzo di 23 anni dietro al quale c’è una storia assurda ma che non lo giustifica dall’aver avuto la volontà di assumere cocaina ed eroina. Eroina per cui è rimasto vittima nella casa di un pusher che gli ha iniettato una dose di eroina che lo ha ucciso. Si perché per Federico, la vittima, era la prima volta che si iniettava eroina e forse per paura, forse per inesperienza, ha chiesto aiuto al pusher che lo riforniva. Ma qualcosa deve essere andato storto e dopo l’iniezione, il giovane ha avuto un malore cadendo in avanti e ferendosi al viso. Lo hanno aiutato a sdraiarsi sul letto, lasciandolo agonizzante fino alla morte. Un’ora e mezza prima di chiamare i soccorsi. Un tempo che, secondi la madre, sarebbe stato determinante per salvargli la vita. Per questo omicidio adesso Ivano Sogliacchi, il pusher, sarebbe in carcere. Ma sembra che in casa, proprio perché ho parlato al plurale, ci fosse un’altra persona al momento al vaglio degli inquirenti. E’ proprio la madre a raccontare la strana vicenda di suo figlio. Un talento mancato fin da piccolo a causa di un’incidente. A 14 anni infatti sembrava una promessa della lirica. Suonava la chitarra, aveva formato una piccola band con gli amici ed era scelto proprio per la sua voce a fare da coro ad un concerto di Lucio Dalla. Ma proprio poche ore prima dell’evento, un camioncino lo investì a pochi metri da casa, mentre era in bicicletta. Rimase in coma per 40 giorni e quando si riprese la parte sinistra del corpo non rispondeva più, ed essendo lui mancino non poté più suonare la chitarra. Fu un evento traumatici secondo il racconto della madre e per di più, influì anche il fatto che molto coetanei suoi amici, finirono per allontanarlo. Iniziò un calvario che portò il ragazzo a frequentare ragazzi che come lui venivano isolati dal resto del gruppo e pian piano iniziò ad assumere sostanze. A 21 anni in pratica dipendeva esclusivamente dalla cocaina. Lo ricorda con rammarico il padre, quando gli confidava che assumendo quelle sostanze si sentiva uguale agli altri. Racconta di una volta che vide suo figlio camminare in compagnia di un altro ragazzo, più grande, ma ne fu contento perché pensò che forse una via d’uscita l’avesse trovata, ma mai avrebbe immaginato che quel ragazzo più grande, era colui che avrebbe condotto suo figlio Federico alla morte, a casa del pusher. Ne è convinto il padre del ragazzo. Ma mai aveva assunto eroina. La madre di questo ne è fermamente convinta anche perché il giovane era uscito da una comunità di recupero e lei stessa lo accompagnava periodicamente a fare le analisi del sangue. Quel giorno era uscito con una scusa, per dire che sarebbe andato a fare un giro sui colli. Ma non fece rientro da quell’escursione. Furono i carabinieri a svegliare la famiglia all’incirca all’una di notte. Informandoli della morte del figlio, dopo che aveva assunto prima cocaina e poi successivamente una iniezione di eroina gli era stata fatale. E’ questo il dolore più grande della madre della vittima, perché ha la assoluta certezza che suo figlio non aveva mai assunto eroina e che in qualche maniera suo figlio è stato ammazzato da quelle persone. Sono tante le incongruenze di questa storia e tanti sono i colpevoli di questo omicidio. I genitori del ragazzo li metterei però al primo posto perché consapevoli delle dipendenze del figlio e forse mai troppo vicino a lui in adolescenza, dopo l’incidente e la depressione, da impedirgli o da non accorgersi che aveva iniziato ad assumere sostanze fino ad arrivare alla cocaina. Quando ormai era troppo tardi, quando non è stato sufficiente nemmeno un periodo in comunità per disintossicarsi per uscirne pulito. Perché purtroppo ormai si era creato un ambiente intorno da cui difficilmente ti sbarazzi una volta entrato nel giro, dove servono mille e mille accortezze da parte di chi ti sta vicino per impedire di ricadere in quel baratro. E di questo i suoi genitori ne sono colpevoli. Perché non è bastato disintossicarsi. Bisognava evitare che le persone sbagliate lo affiancassero di nuovo. E non bastano 23anni per essere sufficienti davanti a certi problemi, era necessario che qualcuno camminasse a braccetto con lui ogni secondo. E’ assurdo anche che le forze dell’ordine continuano a far orecchio da mercante davanti a certe situazione che conoscono benissimo ma che vogliono obbligatoriamente lasciar passare inosservate. Strano che compiano operazioni importanti contro la droga con sequestri di enormi partite di droga e numerosi arresti e lascino questi delinquentelli che risultano poi essere il male peggiore che portano alle conseguenze di questa vicenda. Come accennato all’inizio, non è giustificabile nemmeno l’inizio all’uso di queste sostanze da parte di questo ragazzo che oggi ne ha pagato definitivamente le conseguenze, anche se, come già affermato, a 14 anni è facile cadere nel baratro se non si ha accanto qualcuno che ti tenga la mano nei momenti di difficoltà e in cui si sta precipitando. C’è un assassino in carcere. Un ragazzo di 23 anni ha perso la vita. Se si terrà conto delle giuste considerazioni avremo un ergastolo ed una famiglia forse, potrà ottenere giustizia parziale, ma dal momenti che i politici stanno commediando in Parlamento per le solite cazzate, difficilmente troveranno il tempo di capire quali siano le priorità da cambiare in uno stato devastato da malasanità, mala giustizia, da invasioni di gente senza controllo che ha messo a soqquadro un Paese con la complicità delle istituzioni. Ed allora staremo di nuovo a scrivere di femminicidi, stupri, morti ammazzati per mano di gente senza scrupoli e reati cime questo che non daranno mai la piena giustizia a chi la merita!

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