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le verita

by Andrea Milioni

Ci risiamo. Solita routine, solito scenario anche se con modalità diverse, solito progetto di una mente malata di togliere una vita. Siamo di fronte all’ennesimo femminicidio.

Che stavolta solo per un puro miracolo non si tramuta in tragedia vera e propria ed in una morta certa. Siamo a Padova, un contesto di coppia disagiato, arriva la chiamata al pronto soccorso per la richiesta di una ambulanza. All’arrivo dei soccorsi, una donna bruciata viva ma ancora in vita, la corsa in ospedale e le cure immediate per salvarle la vita dopo averla sedata per il dolore. Ustioni di terzo grado sul 28% del corpo. Insieme alla donna, 53 anni. Il compagno, anche lui 53 anni, che racconta di essere rientrato a casa e di averla già trovata in fiamme con una bottiglia di alcool in mano ed avrebbe subito cercato di spegnere le fiamme salvandole così la vita e procurandosi a sua volta ferite alle mani. Nell’appartamento insieme alla coppia, una coinquilina che divideva con loro una camera e che afferma di non essersi accorta di nulla all’inizio se nonché è stata proprio lei nei momenti concitati a chiamare l’ambulanza. Insomma a raccontarla così sembrerebbe un tentativo di suicidio e un eroico gesto d’amore compiuto da un uomo per salvare la vita alla sua compagna. Se non fosse che al suo risveglio, la donna avrebbe raccontato una verità diversa, accusando proprio il suo salvatore di averle gettato l’alcool addosso e di averle poi dato fuoco con un accendino salvo poi pentirsi e salvarla. Eccolo il nuovo scenario sulla scena del crimine. Scena che adesso è sotto sequestro insieme alla bottiglia di alcool e all’accendino usato dall’uomo per dare fuoco alla donna. Le versioni contrastanti hanno ovviamente portato gli inquirenti ad indagare sulla vicenda scoprendo con rammarico che l’uomo non era nuovo ad episodi di violenza dimestica verso questa donna, tanto da averla mandata al pronto soccorso in più di un’occasione con fratture e ferite anche piuttosto gravi. Solito scenario e routine come dicevo all’inizio. Si perché nonostante ciò, la vittima, non aveva mai lasciato comunque il compagno per queste violenze ed era ritornata con lui sempre sotto lo stesso tetto. Forse perché come detto la coppia era in uno stato di disagio, forse per paura delle minacce che lui le perpetrava per poterla far ritornare, forse proprio perché la situazione di disagio non dava la possibilità alla donna di cercare un’altra strada a lei consona. Fino a quel gesto. Quello del fuoco, quello che adesso l’ha rovinata e da cui è miracolosamente uscita viva. Adesso non tornerà più da quell’orco. Speriamo.. Perché di lui adesso è appurato dalle indagini degli inquirenti, si sa che ha un passato di violenze e maltrattamenti, non solo alla vittima di questa vicenda, ma anche dalla testimonianza della precedente compagna su cui aveva usato spesso violenza e praticato stalking. Insomma un DNA fatto di violenza che si scarica su una donna a causa di un disagio dovuto forse a problemi economici ma che non giustifica in nessun modo il gesto indegno. E si ritorna a parlare sempre delle solite cose. Era prevedibile questo gesto? Poteva essere evitato? Perché nelle occasioni precedenti di ricovero al pronto soccorso non sono state scattate le indagini e gli arresti per quest’uomo che è andato al di la dei sospetti? Come funzionano esattamente le cose? Perché le forze dell’ordine non provvedono a fermare questi mostri per tempo? Ed i medici del pronto soccorso che l’hanno avuta in cura ed avevano capito che le chimosi e le ferite con cui la donna arrivava erano dovute alle botte dell’uomo, perché come da procedura non hanno sporto denuncia? E se l’hanno fatta come mai non è scattato nessun procedimento serio nei confronti di quest’uomo? Insomma i femminicidi e la violenza contro le donne è e rimane un tema molto importante e su cui si dice molto, si creano giornate durante l’anno proprio per manifestare contro questo tipo di violenza. Ma nonostante tutto queste rimangono, sono all’ordine del giorno. Esistono le leggi per questi reati indegni ed orribili ma i carnefici continuano a rimanere a piede libero e a non scontare le pene che dovrebbero. E come accennavo sopra, rimane sempre il fatto che spesso le vittime di violenza rimangono soggiogate dalle minacce dei loro carnefici che in qualche maniera, con la scusa di prendersela con i figli, con le loro famiglie, non riescono a distaccarsi da questi mostri. Ecco perché ritengo fondamentale l’importanza dei centri antiviolenza, che sanno come gestire la situazione, quali tipi di aiuto dare a queste dinne, come proteggerle, e ridare un futuro a queste vittime. Intanto speriamo che un po’ di giustizia questa donna la ottenga col fatto che questo mostro resti in galera abbastanza a lungo per impedirgli di ritornare a fare del male a lei e a qualcun altra in futuro. Bisogna iniziare a pensare di smettere di dare seconde possibilità ad assassini come questi!!!

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