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le verita

by Andrea Milioni

E’ successo ancora. E come sempre ormai è troppo tardi e non si può fare altro che parlare, scrivere e chiedersi perché.

Perché non si è intervenuti prima, perché non si è riuscito a fermare l’ennesimo assassino responsabile dell’ennesimo femminicidio. Perché la giustizia non riesce ad impedire che queste morti assurde continuano a distruggere la vita delle donne a cui, nonostante le giornate dedicate, nonostante i numerosissimi episodi che ogni anno riempiono pagine di cronaca nera, viene data importanza zero. E così stavolta, a cadere sotto i colpi di una lama di coltello per mano del marito violento, è stata una donna di Milano di 59 anni, Adriana Signorelli che, solo 4 giorni prima di essere ammazzata, aveva attivato il codice rosso previsto dalla nuova legge. In sostanza questa nuova legge in favore delle donne che subiscono violenza, prevede pene più dure per chi commette determinati reati, che prevedono lo stalking, il reveng porn, la violenza sessuale e lo sfregio del volto. Inoltre è stata allungata la possibilità di effettuare la denuncia ad un anno contro i sei mesi della legge precedente. Pene e leggi che però non sono stati sufficienti, come consueto, a salvare la vita di Adriana. Ad ucciderla brutalmente come detto il marito, 65 anni, che in più di una occasione era stato tratto in arresto per maltrattamenti in famiglia e che l’aveva costretta alle cure mediche. L’ultima denuncia proprio pochi giorni fa, dopo l’ennesima aggressione da cui la donna era riuscita miracolosamente a salvarsi dopo che, appena cenato insieme, l’uomo era riuscito ad infilarsi nell’appartamento della donna accusandola poi di essere la responsabile dei suoi precedenti arresti. Era corsa in bagno a rifugiarsi dalle botte e successivamente a scappare dopo una distrazione del marito. Ma come detto tutto ciò non è servito a fermare la furia omicida dell’uomo che solo pochi giorni dopo la denuncia ha accoltellato la donna in casa sua con alcuni fendenti alla schiena per poi darsi alla fuga. Come detto l’assassino era stato arrestato la prima volta 4 anni fa proprio per maltrattamenti e violenze in famiglia e condannato successivamente nel 2016. Nel 2017 e nel 2018 aveva sito altre condanne ed arresti ad un anno e quattro mesi per lo stesso motivo per poi tornare a reiterare pochi giorni prima dell’omicidio. REITERARE. Questa parola fa male quanto un omicidio, perché significa rimettere un criminale in condizione di compiere esattamente lo stesso reato per cui era stato arrestato. Non è bastato il codice rosso. Non servono le nuove leggi. Questo male, il femminicidio non trova muri ne ostacoli che possano impedire alle mani assassine di molti uomini di spezzare le vite delle loro ex. Come si può sperare dunque di arginare questo fenomeno se nemmeno le leggi che vengono create ci riescono? Indigna il fatto che molte denunce e svariati arresti non sono stati sufficienti a fermare questa mano assassina. Indigna che non viene dato ascolto e credito al grido di aiuto di molte donne che ogni giorno subiscono violenze dai propri mariti, fidanzati, compagni, ma ogni anno vengono organizzate giornate in favore delle donne, contro la violenza. I fatti purtroppo non vengono rappresentati dalle giornate contro la violenza ma da quello che si può mettere in campo realmente per difendere, per prevenire questi omicidi, queste violenze. Serve che al primo grido di aiuto si intervenga e che si metta la vittima in condizioni di non subire più. E soprattutto che si metta l’orco in condizione di non commetterne più. Sono troppo deboli le pene assegnate ai carnefici che incutono terrore alle loro vittime denigrandole, picchiandole, minacciandole. Troppa poca galera e rimessi in libertà, liberi di tornare a picchiare e terrorizzare. Un uomo denunciato per violenza va fermato da subito in qualunque modo. Ogni donna vittima di violenza è stanca di sentirsi ripetere dalle autorità: “ Ha scontato la sua pena adesso è un uomo libero “. Anche nel caso di Adriana c’è stata superficialità da parte delle forze dell’ordine. Che si sono semplicemente limitati a consigliarle di cambiare casa, promettendo lei che si sarebbe recata dalla figlia per un po’. Il non averlo fatto le è stato fatale purtroppo ma è stato più fatale il non essere intervenuti con delle misure veramente efficaci per impedire a questo mostro, di recarsi a casa della moglie ed ammazzarla. Il male c’è, esiste e va fermato in qualche maniera. Arginare il fenomeno si deve, altrimenti è più conveniente risparmiare i soldi per mettere in campo una pagliacciata come la giornata contro la violenza sulle donne. Perché se è invece importante e si ha rispetto delle donne, allora si deve reagire con forza.

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