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by Andrea Milioni

C’è una forte indignazione pervenuta nei giorni scorsi per la chiusura imminente di una casa famiglia per ragazzi disabili autistici a Roma. Più precisamente in via Longhena.

L’indignazione arriva tramite la segnalazione di un lettore del blog che riferisce di aver inviato una lettera, che sotto alleghiamo, direttamente alla sindaca Raggi affinché si faccia carico della situazione e salvi decine di ragazzi disabili da un declino certo. A dare l’annuncio della chiusura, è un video della presidente della casa famiglia, che è in realtà una ex scuola che adesso grazie ai fondi e alle concessioni del comune, era diventata a tutti gli effetti una vera struttura in grado di ospitare ragazzi con disabilità a forme particolari di autismo. Ma proprio la presidente, Sig.ra Savignone, nonché madre di un ragazzo autistico, in un video annunciava che il Comune di Roma avrebbe smesso di concedere fondi e che quindi presto si sarebbe stati costretti alla chiusura. E’ chiara e palese quindi l’indignazione e l sfogo del lettore così come di tanti genitori che adesso non poche preoccupazione per la sorte dei loro figli. Perché come di recente scritto in un articolo analogo, nel Lazio non sono presenti strutture adeguate per dare sostegno a questi ragazzi ma soprattutto a dare man forte alle loro famiglie che devono quasi sempre combattere da soli. Devono sostenere le spese economiche, devono spesso rinunciare ai loro lavori, alle loro vite personali per riuscire a stare dietro a questi ragazzi che necessitano ovviamente di un aiuto costante. Ecco quindi la fondamentale importanza di queste strutture che sono dotate di personale addetto che li possa seguire, che li possa aiutare nelle loro mansioni quotidiane. Che possa in qualche maniera dare sollievo a queste famiglie. Viene da se che queste strutture senza fondi economici non potrebbero esistere. Ed ecco perché venuti a mancare i fondi del comune, la struttura chiude battenti. Ma che ne sarà poi di questi ragazzi? Una volta la struttura, tutti questi ragazzi avranno chi potrà prendersi cura di loro? Chi li potrà accogliere in casa? Che fine faranno? Come detto, un lettore ha inviato una lettera sentita alla sindaca chiedendo di fare qualcosa, ma ad oggi, per fonti certe, ne lei, ne alcuno del suo staff ha risposto all’appello dell’utente. E’ possibile quindi che tra gli innumerevoli fondi elargiti dal comune, proprio quelli destinati ad una casa famiglia per disabili debbano venire soppressi? Con quale cognizione e dignità si è deciso di fare una scelta del genere? E pur convinto che non sia stata proprio la Raggi a fare la scelta, quale persona in suo nome si prendere domani la responsabilità di rimandare a casa, nel migliore dei casi, questi ragazzi apparentemente senza futuro? Cercheremo di far luce sulla vicenda sentendo direttamente i protagonisti.

Se sei indignato/a dopo aver letto l’articolo, lascia il tuo commento ed esprimi la tua indignazione!!!

Gentilissima sindaca, desideriamo portare alla Sua attenzione la seguente situazione:

Noi famiglia Capobianchi, sentito l’appello video della presidente Savagnone, sentiamo il dovere morale di dare seguito a tale richiesta. Come da premessa, Siamo venuti a conoscenza della prossima chiusura della casa famiglia di Roma in via Longhena dove dal 2014 i miei figli, in possesso di art. 3 comma 3 legge 104/92, usufruiscono di quella struttura per la realizzazione dei loro progetti individuali  e di vita volti alle loro autonomie.

Manifestiamo forte preoccupazione, per i nostri figli, sul futuro della struttura e la mancata possibilità di dare continuità alla realizzazione dei suddetti progetti, che abbiamo faticosamente  attivato insieme al distretto sociale di appartenenza  e all’associazione Arpa nella casa famiglia.

È con accorato appello che la preghiamo di intervenire e fermare questo atto di sfratto rivolto ai nostri figli,  ai quali possiate garantire in questo modo una continuità progettuale di qualità ed aspettative di una vita migliore di quanto lo sia in questo momento.

Certi che, Lei e l’amministrazione  tutta, prendiate in esame la situazione , la ringraziamo  anticipatamente e Rimaniamo a vostra disposizione per ogni informazione  e  chiarimenti volti alla risoluzione del problema per una struttura che è costata anni di sacrifici per noi genitori e per i nostri stessi figli.

In conclusione

Ci aspettiamo che l’amministrazione comunale ci aiuti e ci  dia dei servizi , aiutandoci, e non togliendoci quel poco che abbiamo faticosamente costruito. Con deferenza, Alessandro Capobianchi, papà di due ragazzi con autismo".