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le verita

by Andrea Milioni

Per chi come me scrive spesso di ingiustizie, riferito a qualsiasi tipo di argomento, dal femminicidio, alla malasanità, per finire alla mala giustizia, certi argomenti sono all’ordine del giorno e potrebbero per molto sembrare scontati.

Ma se la testimonianza di certe mancanze viene da chi torti ne ha subiti davvero, allora la faccenda cambia e dovrebbe in qualche maniera far riflettere le competenze preposte a far cambiare le cose in questo senso. Il riferimento è ad una affermazione della signora Marina Fontana, di Palermo, che in un suo intervento a dei giovani studenti in occasione della giornata mondiale dell’Onu in merito alle vittime della strada. Incontri che ormai Marina compie da anni nella sua battaglia affinché le norme che vigono proprio sulle vittime della strada possano cambiare e dare giustizia a chi è stato brutalmente ucciso o è rimasto vittima di incidenti a causa di guidatori ubriachi, drogati, sotto effetto di sostanze stupefacenti, autisti distratti dal cellulari, pirati della strada. Per chi si stesse domandando per quale motivo Marina stia portando avanti questa estenuante battaglia con lo Stato per l’approvazione di norme più severe contro chi uccide gente innocente sulla strada, va ricordata brevemente la sua storia. Siamo nel 2013 e lei e suo marito Roberto Cona, sono in coda sull’Autostrada del Sole nella zona della Toscana. Da premettere che da sempre quel tratto è un continuo incidenti e code interminabili. D’un tratto un Tir li investe in pieno da dietro lasciando secco sul colpo il marito e lasciando ferita gravemente Marina che riesce comunque a sopravvivere. I due erano sposati da solo un anno ed abitavano a Milano. Il rammarico di Marina sta nel fatto che quell’uomo che ha ucciso per distrazione suo marito e rischiato di ammazzare lei, ad oggi, nonostante una condanna a tre anni, e sono comunque pochi per aver ammazzato una persona, non abbia fatto un giorno di carcere. Marina è stata la prima che con la sua battaglia è riuscita ad ottenere l’approvazione della legge che ha introdotto all’omicidio stradale. Ma, come lei stessa afferma, nonostante ci siano le norme, queste non bastano perché non vengono messe in pratica. Come del resto, nelle mie stesse denunce contro la mala giustizia, in ogni altro tipo di reato penale. Sono infinite nell’arco di un anno le vite stroncate sulle strade ma le pene assegnate non rispecchiano la gravità di queste morti. Non sono nemmeno sicuro di quanti colpevoli di omicidio siano oggi in galera a scontare la pena per questo reato. Da ricordare una su tutte, la morte di Ilaria di Lillo, 48 anni, che dopo una serata passata con le amiche, rientrando a casa sullo scooter, venne falciata ed uccisa sul colpo dall’attore Domenico Diele, che era senza patente, e sotto l’effetto di alcool e sostanze stupefacenti. Condannato in prima istanza ad 8 anni di carcere, in appello la pena è stata ridotta a 5 anni con evidente disappunto di parenti, amici della vittima e conseguenti minacce di morte all’attore. E a tutt’oggi non sono convinto che stia scontando, lui attore, la sua pena in carcere. E come non ricordare la morte di Roberta Smargiassi, anche lei ammazzata ad un semaforo mentre era ferma sul suo scooter da un autista che l’ha investita a forte velocità scaraventandola a grande distanza. Anche per questo assassino nessun giorno di carcere, libero di girare felice nel suo paese. Gesto che ha pagato comunque caro, col la vita perché il marito della vittima, Fabio di Lello, vedendo l’assassino di sua moglie, Italo D’Elisa camminare a piede libero e col sorriso sulle labbra come se nulla fosse accaduto, ha deciso di farsi giustizia da solo e ammazzare quell’uomo a colpi di pistola. Insomma una giustizia fai da te per mancanza di una giustizia reale che dia pene più severe a chi deliberatamente ammazza gente innocente sulle strade. Perché alla giuda non è ammissibile distrarsi, sballarsi di alcool o droghe, distrarsi col cellulare ed altro. Perché una vita vale sempre e comunque.

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