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by Andrea Milioni

Una condanna a 30 anni di galera per femminicidio. Una sentenza che ha portato al suicidio del carnefice della vittima.

Si tratta di Francesco Mazzega, oggi 37enne, 34 all’epoca dei fatti, quando uccise, strangolandola nella sua macchina, la fidanzata molto più giovane di lui, solo 21 anni, Nadia Orlando. I due erano originari del friulano nonché colleghi di lavoro della medesima azienda. Il divario di età, la gelosia ossessiva di lui verso una ragazza più giovane, bella e sicuramente molto corteggiata, li portava spesso a litigare al punto che lei aveva deciso di troncare la relazione. Quella sera del 2017 durante un incontro in macchina, forse chiarificatore, Mazzega ha perso la testa strangolando la ragazza per poi girare in macchina tutta la notte col cadavere della ragazza sdraiato sul sedile. Fino a quando i rimorsi di coscienza lo hanno portato a costituirsi presso la caserma dei carabinieri. Va detto inoltre della preoccupazione e dei timori del padre di Nadia già all’epoca della relazione, proprio per l’oppressività di lui. Un timore per il quale l’uomo era scoppiato in lacrime sentendosi impotente presagiendo forse il peggio. Verificatosi poi la sera del 1 agosto 2017. Per questo omicidio come detto, oggi Mazzega è stato condannato a 30 anni di galera e la notizia lo ha portato sull’orlo del baratro portandolo ad impiccarsi nel cortile di casa dove appunto viveva. Ebbene, permettetemi di dire che se la giustizia per una vittima di femminicidio fosse anche questa ben venga. Perché in realtà, nonostante la giustizia, a distanza di due anni avesse fatto il suo corso comunque condannando a 30 anni l’assassino di Nadia, va rilevato che costui era stato messo ai domiciliari col braccialetto elettronico, il che non avrebbe precluso una sua possibile fuga per scampare ad una probabile condanna. Se le condanne per questo tipo di omicidi sortiscono questo effetto, anche le vittime potranno avere la loro giustizia. Basterebbe solo la condanna esemplare che aveva ottenuto Mazzega per dare giustizia anche ai familiari delle vittime. Ed andrebbe tenuto conto anche dei sofferenze dei parenti delle vittime. Dei loro timori, delle loro preoccupazioni, sacrifici, di tutti i tentativi fatti per strappare dalle grinfie di quelli che loro, genitori preoccupati, ritengono possibili carnefici per le loro figlie. Ma nulla di tutto questo viene tenuto in considerazione, col risultato che assassini come Mazzega si ritrovano a casa seduti comodi sul divano ad attendere una sentenza che forse, per qualche cavillo non li condannerà nemmeno. Sempre che nel frattempo non progettino la loro fuga. Giustizia per Nadia!!!

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