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le verita

by Andrea Milioni

Ha chiesto aiuto per un anno prima di essere ammazzata come un cane dal marito e padre dei suoi figli, Saverio Nolfo, il 3 ottobre 2007.

Un anno di suppliche affinché qualcuno pensasse a proteggerla dalle mani assassine di quell’uomo per cui credeva di morire. E così alla fine è stato. Un anno in cui la vittima, Marianna Manduca, aveva fatto ben 12 denunce, la media di una al mese tra il 2006 ed il 2007. Dodici denunce passate inosservate senza che nessuno le desse ascolto fino alla tragedia. Una tragedia che purtroppo non finisce con la morte della donna in se ma si sussegue di altri strascichi indegni di una Giustizia indegna ed inetta. Perché alla sua morte Marianna, a soli 33 anni, lasciava purtroppo 3 figli che oggi hanno 18, 17 e 15 anni e che già allora vennero presi in affidamento dal cugino della vittima insieme alla sua famiglia. Tre ragazzini che in un batter d’occhio si ritrovarono senza famiglia ma adottati da parenti sconosciuti. E proprio il cugino Carmelo Calì, decise di innescare un processo contro i magistrati che omisero di dare risalto alle denunce di Marianna, nelle quali affermava che il marito l’aveva ripetutamente minacciata di ucciderla e che girava costantemente con un coltello. In un’occasione le tirò una freccia con una balestra proprio davanti ai figli sfiorandola miracolosamente senza colpirla. A nulla sono servite le denunce quindi, e il 3 ottobre 207 Saverio Nolfo porta a compimento il suo folle piano omicida e con il coltello evidenziato nelle denunce da Marianna Manduca, la ammazza a sangue freddo. Da qui la volontà del cugino di inscenare un processo che vinse dando ai figli della vittima il giusto risarcimento economico che corrispose a 250 mila euro circa. Ma la giustizia purtroppo non paga di aver distrutto una famiglia e di essersi resa complice di questo omicidio, anzi, femminicidio, rigira le parti con una sentenza assurda e richiede indietro ai tre figli della vittima la somma elargita in quanto figli di vittima di femminicidio. La sentenza dicevo risulta alquanto indegna perché la Corte d’Appello di Messina afferma che i giudici non poterono far nulla per fermare quella mano assassina. E che se anche avessero tentato di proteggerla, la volontà omicida di quell’uomo era talmente forte che l’avrebbe ammazzata lo stesso. Bene.. ecco come una donna vittima di abusi, minacce, violenze, deve sentirsi oggi ascoltando una sentenza smile. Mi vorrei mettere nei panni di ogni donna che oggi subisce violenze e che ascolta questa sentenza se trova o meno il coraggio di denunciare sapendo che nonostante tutto la volontà di uccidere di un pazzo è più forte della mano potente della legge. Ecco i risultati di una giustizia indegna, incapace, inefficiente, incapace di proteggere una persona che aveva già con largo anticipo annunciato la propria morte per mano di un pazzo e nessuno è stato in grado di fermare quel pazzo e salvare quella vita. E torno a dire che ogni anno si svolgono giornate contro la violenza sulle donne dove tutti, soprattutto le autorità, scendono in campo per invogliare le donne a denunciare le violenze subite, dove le forze dell’ordine sono in prima linea a difendere i dritti di queste donne. Ma i fatti risultano differenti dalle parole e così davanti ad una realtà palesata con 12 denunce nell’arco di un solo anno, la presenza diventa solo un’optional perché alla fine Marianna Manduca ha perso la vita per mano dell’uomo che aveva denunciato e a cui la giustizia non ha dato peso. Un’ennesima bufala di una giustizia indegna capace di dar voce risalto solo alla voce criminale e mettere le vittime di essere ancora vittime. Se di questa giustizia ci dobbiamo fidare, passo oltre.

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