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le verita

by Andrea Milioni

In questo periodo, dove si combatte un male la cui cura è una quarantena forzata per debellare un contagio mortale, non mancano storie appartenenti ad un altro male che però è un male che esiste da sempre dove non è sufficiente una quarantena per debellare un male infettivo,

ma serve che la testa della gente inizi a ragionare in maniera più civile e razionale. Parlo ovviamente del razzismo, male indelebile che è diffuso in ogni dove e che non guarda in faccia ceti sociali o religioni ma guarda solo al colore della pelle. Perché distinguere il nero buono da quello cattivo che va in giro col macete a massacrare persone, distinguere il cinese buono che viene a fare solo il turista e a spendere soldi da quello che massacra di lavoro i dipendenti e li sfrutta solo per fare soldi o da quello che ti contagia col covid è davvero difficile. E spesso a pagare le conseguenze di un razzismo troppo avanzato, sono i bambini, quelli che hanno una razza o un colore di pelle diversa. A denunciarlo, in questo periodo è Gabriella Nobile, presidente e fondatrice dell’associazione Mamme per la pelle, nonché mamma adottiva di due ragazzi di colore. Gabriella è salita alla ribalta della cronaca per aver scritto su Facebook, un posto contro Salvini nel periodo di campagna elettorale, quando l’ex Ministro si batteva per portare più serenità dagli sbarchi clandestini. In quel post Gabriella riferiva a Salvini di regalare ai suoi figli momenti di vero terrore fuori dal comune. Per la sua battaglia contro l’immigrazione clandestina ovviamente, contro quegli immigrati che si permettevano il lusso di prendere il posto in alberghi destinati ai vacanzieri e che il nostro Stato sovvenziona con 35 euro al giorno e che spesso non gradiscono nemmeno sfasciando tutto. Contro quelli che, come accennato, si permettono di farsi beffa delle leggi italiane scrause per andare in giro a massacrare innocenti senza colpe. Raccontava a favore di questo di un episodio accaduto su autobus a suo figlio e ad un suo amico, anche di colore, che in quel periodo giocavano a calcio nell’accademia dell’Inter. Andavano dunque ad un allenamento, erano col borsone e ad un tratto dei ragazzi iniziano ad apostrofarli. Dietro di loro si aggiunge una signora. “ Se vince Salvini vi rimandiamo tutti a casa”. Chiaro l’allusione razzista verso i due adolescenti di colore. Che scendono dal pullman impauriti e si fanno i restante chilometri a piedi, amareggiati perché nessuno degli altri passeggeri sia intervenuto a difesa dei ragazzi. Ma sono molti gli episodi denunciati verso ragazzi che appartengono al razzismo. Le scuole che da questo punto dovrebbero insegnare cultura e appianare le divergenze sociali e razziste non fanno eccezione. All’associazione giungono lettere sconcertanti di episodi dove ad esempio un professore di liceo si rivolge ad un alunno di colore dopo che in classe avevano visto il film di Mowgli, chiedendo se anche lui quando era in Africa saltava da una liana all’altra. Non è servito la protesta dei genitori verso la scuola e la preside, che si è si è limitata a rispondere che la miglior cosa da fare era lasciar stare e che la professoressa era solo fuori di testa. Ma il problema che la scuola non è intervenuta e che la fuori di testa continua ad insegnare e non insegna certo l’educazione, l’uguaglianza, la cultura sociale. Ed ancora..Amir deve andare a scuola in treno ma il controllore lo chiama, obbligandolo a spogliarsi perché, afferma:” Voi neri portate sempre droga nelle mutande”. E poi..una ragazzina di 15 anni aspetta l’autobus per tornare a casa. E’ scura perché di origini ivoriane. L’autista si ferma e le chiede se è italiana chiedendole i documenti che la ragazzina si rifiuta di mostrare. Le costerà un ritorno a piedi. Insomma, storie di ordinario razzismo che fanno parte della quotidianità. Un razzismo che non si affaccia solo ai ragazzi di colore ma si sta man mano diffondendo anche verso la razza asiatica. Cinesi, e filippini vengono presi costantemente di mira e le mamme di questi ragazzi inviano continue lettere di protesta all’associazione di Gabriella. Che tuttavia, nonostante la continua lotta al razzismo, continua a non considerare del tutto i suoi figli adottati al pari degli altri, solo perché in un confronto tra un ragazzo bianco e il nero secondo lei, il nero è sempre considerato meno. Ed ha ragione. Ecco perché Gabriella ha sempre cercato di far sembrare diversi i suoi figli, più eleganti degli altri, affinché una normale felpa ed un pantalone largo, non dessero l’idea a chi vedeva il suo ragazzo di colore, assomigliare ad un pusher piuttosto che ad un rapper. Insegnando loro un’educazione migliore e l’indifferenza a certi soggetti e a certi epiteti piuttosto che cercare la vendetta o le botte. Rimane però il fatto che nonostante ciò, non vede una vita felice e serena qui in Italia per i suoi figli, tranne che nel resto del Mondo. Ma l’Italia non è il Paese giusto per loro. E la cosa fa pensare decisamente considerando che le parole arrivano dalla presidente di una associazione contro il razzismo. A che livello può stare il nostro Paese? Ovviamente il pensiero di chi si dichiara e si comporta da razzista va sottolineato dai comportamenti disumani che queste persone, e non parlo specificatamente di adolescenti, si ripercuote nella nostra società, e che portano ad un livello di razzismo generale che ovviamente ingloba tutti gli stranieri. E’ altresì ovvio che la colpa principale è di un Paese, il nostro, che non contempla per queste persone le prospettive di un futuro migliore se non quello di farli sbarcare sulle nostre coste, ed elargire quei soldi giornalieri per non far chiudere alberghi e strutture in decadimento per mancanza di turismo senza preoccuparsi più di tanto delle sorti che questa gente si appresta a vivere una volta sbarcati dalle navi della speranza. Non è altrettanto giusto invece prendersela con chi ha cercato di difendere le sorti di questo Paese, riferito all’ex Ministro Salvini e mi permetto di dissentire da Gabriella per il suo sfogo verso il suddetto. Non è Salvini l’artefice del razzismo inculcato nella testa delle persone ma una condizione sociale dovuta ad un Paese che da sempre ha cercato di sembrare anti razzista, accogliendo ovunque cani e porci che hanno portato con se usanze fuori da comune e non perfettamente conformi ad una società moderna. Che hanno portato comunque malattie infettive e che soprattutto hanno spesso tolto diritti ai residenti di un Paese civile e a cui spettavano per diritto. Nonché perché hanno cercato di cambiare le nostre usanze e si sono fatti spesso beffa delle nostre leggi additandoci come galline di una Europa che si è mossa diversamente da noi senza paura di sembrare razzista e fregandosene di ciò che giornali e Tv avrebbero potuto insinuare nel decidere di chiudere i porti e che hanno invece trovato facile sbocco nei nostri. Eccole quindi ai tempi del corona virus alcune storie di ordinario razzismo. Ma come detto non serve una semplice quarantena a debellare un male che può essere sconfitto con un antivirus. Perché sconfiggere il razzismo dalla testa della gente è la battaglia che nessuno potrà mai vincere fin quando lo Stato non ci metterà in condizione di socializzare al meglio con questa gente e vedere anche un semplice adolescente come un adolescente con il colore della pelle diverso ma considerato come un essere umano e rispettato come tale.

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