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le verita

by Andrea Milioni

Un Paese governato da una politica corrotta ed insulsa, non sarà mai pronto a governare un popolo che aspira ad avere i propri diritti nonostante i doveri.

Doveri che ci rincorrono per tutta una vita, fatta di sacrifici, di lavoro, di tasse da pagare per arricchire uno Stato che non ne ha mai abbastanza di spulciare le tasche dei suoi cittadini. Doveri che non ci permettono di godere a pieno la vita, perché chi ci governa trova sempre l'asso nella manica per spremere da ognuno di noi anche l'ultima goccia di sangue. Ma come accennato, ai doveri si contrappongono anche i diritti, molto pochi a dire la verità. Perché mentre tra i doveri ti obbligano a dover pagare, a lavorare, ad esaudire ogni pazzia che le pazze teste di questo Parlamento partoriscono, tra i diritti che ci competono manca uno fondamentale. Ossia il diritto di decidere come si vuole passare a miglior vita. Esatto avete capito bene. La decisione in piena facoltà cognitiva di decidere come andarsene. Che per dirla tutta uno se può, avendone le possibilità economiche, la salute, la serenità, se andrebbe passando gli ultimi anni di vita godendosi le fatiche della vita vissuta a sgobbare e a buttare sangue per questi strozzini legalizzati chiamati politici. Ma c'è chi, purtroppo, possibilità, serenità e soprattutto salute non ne ha. E proprio qui nasce il riferimento a questa storia. In molti tra voi che leggete ricorderanno la storia di Dj Fabo, tetraplegico, lacerato da dolori interminabili, attaccato per anni alle macchine e costretto a comunicare solo con un computer attraverso i comandi vocali, che dopo un incidente stradale vide cambiare così la sua vita. Cieco completamente, impossibilitato a vivere una vita normale come prima, a 40 anni aveva chiesto e scritto più volte alla politica italiana di morire con dignità senza quelle sofferenze, facendosi praticare l'eutanasia, cioè il suicidio assistito. Ma questa pratica in Italia è illegale e comunque Fabiano Antoniani, questo il nome di Dj Fabo, dopo tre anni di tribolazioni, di lettere scritte senza risposte, decise di andare a morire in Svizzera, a soli 10 chilometri da Lugano, in una clinica che pratica l'eutanasia legalmente, e che ha dato il riposo eterno e spezzato per sempre le sofferenze di quell'uomo. La decisione venne presa da lui stesso in piena coscienza e nel pieno delle sue capacità intellettive e venne aiutato nell' impresa da Marco Cappato, indagato poi per induzione al suicidio. Oggi Cappato è tesoriere dell'associazione Coscioni, alla quale dal 2015 circa 900 persone si sono rivolte per morire con dignità. Persone malate e sofferenti, tetraplegici, malati di sla, che vivono la quotidianità tra atroci dolori e sofferenze infinite. Che si ritengono abbandonati dallo Stato che considera questa pratica illegale. Perché come detto non viene rispettata la dignità. La morte di dj Fabo ha portato comunque una svolta perché nonostante Cappato sia stato indagato, nel novembre scorso la sentenza della Corte costituzionale lo ha assolto ed ha legalizzato l'accesso al suicidio assistito purché ci si trovi in presenza di quattro criteri fondamentali e cioè: 1) il paziente deve essere tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale, ossia le macchine; 2) deve essere affetto da una patologia irreversibile; 3) deve presentare sofferenze fisiche o psicologiche che egli reputa intollerabili ; 4) deve essere nel pieno delle sue capacità mentali ed in grado di decidere consapevolmente! Tutti requisiti presenti nella storia di dj Fabo. Un'altra donna Mina Welby, è attualmente a processo per aver accompagnato sempre in Svizzera Davide Trentini, 53 anni malato di sla ma a differenza del caso Fabo, Trentini non presentava tutti e 4 i criteri. Non era infatti attaccato alle macchine ma era consapevole nel voler morire con dignità e chiudere le sofferenze. Sono molte come detto le persone che scrivono all'associazione chiedendo di morire dignitosamente. Persone che non hanno pregiudizi di fede, perché davanti al dolore ed alle sofferenze la religione non può fare la differenza. Persone che per i propri cari o per se stesse, chiedono di decidere della propria fine, di chiudere le sofferenze. Mario è uno di loro. Un architetto tetraplegico, consapevole delle proprie sofferenze, che racconta che ogni centesimo guadagnato dal suo lavoro viene speso per l'assistenza. Eh combatte da solo una battaglia persa in partenza. Decidendo così di scrivere, sempre consapevolmente, alla clinica svizzera che ti aiuta a dormire per sempre. Sono storie assurde, raccontate da persone sofferenti, malate, che chiedono solo di decidere della propria vita, o di quel poco che resta della loro vita. Di decidere dignitosamente di passare a miglior vita perché questa non è stata clemente con loro. Ma qui come detto, lo Stato italiano, non pago di aver messo a sofferenza per una vita intera il proprio popolo, pone altri limiti, altri problemi, altre sofferenze, decidendo lui anche come dover morire. Tra sofferenze. Senza alcun rispetto. Senza che un cristiano abbia la possibilità di decidere di porre fine alle sofferenze che lo attanagliano. Insomma uno Stato indegno che non ha premura nemmeno per la salute di chi soffre ma che impone per quasi una vita intera come gestire risorse e finanze di ognuno. Il diritto alla morte come alla vita va deciso da chi è padrone della propria vita, da chi una vita ha sacrificato ogni cosa per restare a galla. Bisogna solo capire chi è il padrone delle proprie vite!!!

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