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le verita

by Andrea Milioni

I paradossi della giustizia sono infiniti così come le sue incongruenze. Fa specie vedere come due tribunali della stessa regione si trovino in totale disaccordo su una questione abbastanza spinosa come quella del l'abuso sessuale verso minori,

specialmente se i propri figli, e maltrattamenti alla moglie. È la vicenda che accade a Gela, siamo in Sicilia, dove si sta cercando un disperato tentativo di impedire ad un uomo di 42 anni di vedere da solo la propria figlioletta di soli 3 anni avuta con una donna dalla quale si è da poco separato. Il motivo di questo impedimento è che sulla testa dell'uomo incombe una grave denuncia di abusi sessuali verso altri suoi due figli minori maschi e per maltrattamenti verso la moglie. Proprio in merito a questo il tribunale dei minori di Caltanissetta gli aveva tolto la responsabilità genitoriale impedendogli di vedere ancora i due figli abusati. Ma tale denuncia sembra essere passata inosservata dal tribunale di Gela in merito alla possibilità di vedere la piccola di tre anni avuta con l'ultima compagna, senza visite assistite dai servizi sociali. Lasciando così una piccola ed indifesa vittima nelle mani di un orco predatore sessuale e pedofilo. Per questo la madre della piccola sta combattendo una feroce battaglia con la legge affinché si impedisca a questo mostro di tenere con se la piccola nel lungo periodo estivo come l'uomo ha fatto richiesta. È comprensibile la preoccupazione di questa madre che, al corrente della mala sorte toccata agli altri due figli maschi dell'uomo, immagina che anche alla sua possa toccare medesima situazione. È altresì incomprensibile come un tribunale al corrente di una denuncia simile, abbia potuto sorvolare su questo concetto così gravi riconoscendo i diritti di un padre senza considerare che questi usa i figli come giocattoli sessuali e non come persone umane e figli in primis. Andrebbe approfondito l'argomento per cui un giudice sia così tanto inetto ed indifferente a tali situazioni evitando di capire le problematiche che sono visibili agli occhi di ogni stupido. Indigna il pensiero che esistono leggi ferree in materia, che i bambini vanno protetti da mostri simili, che la pedofilia è un reato abominevole che merita la pena di morte al pari dell'omicidio proprio perché si abusa di minori in grado di non difendersi da certe atrocità e che certi mostri vanno aboliti dalla società in qualunque maniera. La castrazione, il bagno nel l'acido sono pene esemplari per smembrare uno status sociale malato che si cela dietro ogni angolo e che spesso rimane nascosto per l'incapacità delle piccole vittime di parlare, di denunciare, per l'omertà che spesso si accompagna a questi reati indegni. Nessun'altra punizione può essere indotta a questi predatori sessuali. Oppure là si potrebbe vedere sotto un aspetto più giuridico. Condannare il reato e lasciando che il mostro finisca nelle mani di chi queste cose sa come punirle, considerando che in galera, tra i detenuti, esiste un codice etico secondo cui i bambini non si toccano. Quindi anziché lasciare un bastardo simile in isolamento, sarebbe opportuno attaccargli un cartello al collo con su scritto “sono un predatore sessuale e pedofilo”. È altamente garantito che quel mostro non farà più parte della società e che non riuscirà più a far del male a nessun bambino. Ma la giustizia spesso vede queste cose con occhi diversi e pur di creare ancora più disagi a chi certe situazioni le vive, preferisce scontrarsi tra tribunali e giudici su una sentenza ben definita. C'è a questo punto la supplica del legale della madre della piccola che si rivolge proprio al giudice del tribunale di Gela affinché riesamini la sua decisione evidenziando le gravi accuse che pendono sulla testa dell'uomo. Vi è anche una profonda indignazione verso i servizi sociali che sono spesso protagonisti in negativo nel togliere figli a famiglie povere in grado, secondo loro, di non dare il giusto sostentamento ai minori senza considerare invece il grande amore che certi genitori provano per i propri figli. Ma qui in presenza di abusi sessuali nessuno interviene ad impedire che un'altra bambina diventi la vittima di un orco senza scrupoli e che usi una bambina come un oggetto sessuale per sfogare le proprie perversioni. Come possiamo quindi fidarci di queste istituzioni nate appositamente per sostenere e difendere le famiglie e i loro diritti? E soprattutto per tutelare i diritti dei minori? Nel caso specifico, vanno tutelati i diritti alla vita serena e felice di una bambina di tre anni che ancora non conosce il male e la violenza, oppure vanno tutelati i diritti di un orco e le sue perversioni dietro una ruolo, quello del padre, e dar sfogo a tutto il male possibile? 

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