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le verita

by Andrea Milioni

Senza fine e senza pace la vicenda di Fredy Pacini. Per chi non lo ricordasse Pacini nel novembre del 2018 sparò ed uccise un moldavo di 29 anni che insieme ad altri complici era entrato nella sua azienda per rubare.

Non un semplice furto, non il primo furto. Ma uno degli innumerevoli che i ladri avevano messo a segno nella sua officina. Pacini era un gommista di Arezzo ed aveva nel tempo subito numerosi furti tanto che era stato costretto ad andare a vivere nella sua officina ritagliandosi uno spazio per se stesso proprio per difendere la sua attività, i suoi beni. Fino a quella notte, quando il moldavo ed alcuni suoi complici entrarono di nuovo senza sapere che Pacini era lì, armato e che avrebbe sparato. Come fece. Ma non per uccidere come ha sempre dichiarato e come le perizie hanno stabilito. Aveva mirato in basso verso le gambe e il moldavo vi era stato colpito ma recidendo una arteria importante per cui morì. Beh quando uno se le cerca.. Ma ad indignare stavolta è come al solito la vicenda giudiziaria relativa al processo perché il giudice per le indagini preliminari ha deciso di respingere la richiesta di archiviazione per legittima difesa presentata dal legale di Pacini. Ciò significa che l'uomo continuerà ad essere indagato per omicidio volontario. Perché nella sua demenza il giudice ha deciso di voler verificare a fondo come siano andate davvero le cose quella notte. In particolare, il giudice chiede di sapere se quando Pacini sentì entrare i ladri, aveva abbastanza tempo e spazio per andarsi a rinchiudere da qualche parte ed evitare di venire a contatto con loro. Se non ho capito male questo equivale a dire ai ladri: " Entrate e rubare pure tutto quello che volete perché tanto io non reagirò e me ne starò nascosto buono buono." È indegno pensare che un giudice voglia davvero processare un uomo che ha difeso la sua vita e i suoi beni, le fatiche di una vita, piuttosto che capire la situazione del momento che si è resa necessaria. Soprattutto perché, come detto, quello non era il primo furto che l'imprenditore toscano subiva nella sua officina e sempre passivamente perché nessuno aveva mai fatto nulla per fermare quella serie. Perché come sempre la giustizia si schiera sempre dalla parte del crimine. Da capire il perché.. Insomma una vicenda senza fine per un uomo che da due anni sta vivendo l'incubo peggiore della sua vita, che non è quello di aver sparato ad uno uccidendolo senza volontà, ma quello di essere finito nelle mani di una istituzione, la giustizia, che con i suoi mali sta distruggendo la mente e la vita di uno che ha solo tolto una briciola di male che lo Stato non riesce a debellare nemmeno con i mezzi legali. 

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