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by Andrea Milioni

Può un genitore attirare il proprio figlio in un trappola mortale? E quale religione permette che un essere umano possa cambiare il proprio credo senza dover pagare con la vita?

Un matrimonio obbligato. Un delitto d'onore. Delitto d'onore e matrimonio obbligato che fanno parte di menti retrogradi, che appartengono a Paesi e religioni che non contemplano più certi obblighi perché contro il rispetto dell'essere umano in se. Delitto d'onore abrogato nel 1981 ma di cui è rimasta vittima la giovane pakistana Saman Abbas. E questi sono proprio gli elementi che caratterizzano la triste vicenda di Saman Abbas. La cui unica colpa è stata quella di aver cercato di voler vivere all'occidentale e di essersi opposta un paio di anni fa ad un matrimonio con un cugino organizzato dai genitori. Un'infanzia difficile, triste. Una vita morta già assemblata da una famiglia che decide ancora del destino dei propri figli come suole accadere nei Paesi islamici. E quando si decide di ribellarsi a certe regole, spesso si finisce sotterrati chissà sperduti dove.. Se lo stanno chiedendo gli inquirenti che stanno indagando sulla scomparsa e presunta sparizione di Saman. Scomparsa dopo essersi riunita alla famiglia con l'inganno. Si..perché Saman aveva deciso di ribellarsi totalmente a queste regole che vedeva fuori dalla sua portata. Lei che si era innamorata di un suo connazionale conosciuto sui social ma che i suoi genitori non vedevano di buon grado. Ed allora a novembre dello scorso anno Saman decide di rivolgersi ai servizi sociali, certa che una smossa la sua vita la prenda e trova rifugio in casa famiglia nel bolognese dove vi rimane alcuni mesi. Nel frattempo diventa maggiorenne e l’11 aprile riceve un messaggio da parte della madre. Un messaggio che la condanna a morte. Un messaggio ingannatore, che la invita a ritornare a casa, che alla sua famiglia lei manca, che la sua famiglia ha deciso che appoggerà le sue decisioni. La ragazza decide di ritornare a casa. Contro la volontà dei servizi sociali, che l'avevano consigliata di non tornare, così come il maresciallo dei Carabinieri di Novellara che aveva intuito che una tragedia sarebbe caduta su quella famiglia. Che le troppe divergenze avrebbero portato ad un gesto inconsulto in cui a rimetterci sarebbe stata solo la ragazza. Ma lei, ormai maggiorenne torna, perché nessun centro può obbligare i ragazzi a rimanere dopo la maggiore età. Tornata a casa con l'inganno. E con l'inganno viene privata della vita. Da una famiglia despota, fatta di assassini senza scrupoli. Ci sono dei video a dimostrare la colpevolezza di questa morte. Ance se il corpo della povera ragazza ad oggi non è ancora stato ritrovato. Lei che scompare nella notte tra il 30 aprile ed il 1 maggio. Quando là si vede uscire in una sera in compagnia della famiglia e portata dietro casa. Ma non farà più ritorno in quella casa. La famiglia della ragazza viene indagata. La madre, il padre, uno zio, tale Danish Hasnain, ritenuto l'esecutore materiale dell'omicidio, e due cugini. Proprio questi ultimi tre erano stati riemersi in un video con due pale in mano, un secchio ed un telo azzurro. Tutti e tre mentre si recano dietro casa per farne ritorno dopo poco più di due ore? A fare cosa? Scavare una fossa? La tomba di Saman? Il terreno è tutta via al setaccio degli inquirenti. Dopo la scomparsa della ragazza la famiglia si è dileguata in Pakistan ed il padre inizialmente avrebbe riferito che la ragazza si trovasse in Belgio. Voce smentita dai controlli effettuati. Lo zio è un ricercato a tutti gli effetti ed uno dei due cugini catturato in Francia. Insomma..una trappola organizzata per punire il rinnego delle tradizioni islamiche. Una madre che ha dato la propria figlia, il proprio sangue in mano ad un assassino che aveva la fama di terrorizzare l'intera famiglia. E Saman aveva avvertito questo terrore ed aveva tentato di scappare da quella persecuzione. Fino a quel messaggio. Lei che al ritorno a casa aveva ascoltato la madre parlare della sua morte, che avrebbe dovuto pagare e che c'era un'unica soluzione per questa ribellione. Aveva capito Saman. Le toccava pagare con la vita. E lei subito si era confidata col fidanzato in chat. Gli aveva confidato che aveva sentito la madre parlare di lei, che ne era sicura, che se non si fosse sentire per due giorni avrebbe dovuto chiamare la polizia. E la sua profezia si è avverata. Sparita nel nulla. Una sparizione testimoniata anche dall'unica persona che forse davvero voleva bene e voleva la felicità di Saman. Suo fratello minore di 16 anni. Che avrebbe raccontato che lo zio avrebbe ucciso la ragazza e si sarebbe sbarazzato del corpo. Uno zio che successivamente si sarebbe anche pentito ma che contemporaneamente avrebbe minacciato il ragazzo che se avesse fatto parola con qualcuno dell'accaduto avrebbe ucciso anche lui. Insomma..un despota vero e proprio. Un carnefice. Un assassino. Incastrato anche da una chat avuta con una persona a lui molto vicino dove avrebbe confidato di aver fatto un buon lavoro. Nessun nome. Nessun riferimento preciso. Ma sta di fatto che da quel messaggio ingannatore e dal suo ritorno a casa della ragazza pakistana non c'è più traccia. Saman Abbas, 18enne che voleva vivere una vita moderna non legata alle assurde regole di un mondo islamico contorto e regretto. Uccisa dal l'ignoranza e sommersa dall'unica colpa di essere nata in un Paese dove l'onore conta di più dell'amore. E se spesso siamo noi ad essere considerati razzisti, vorrei che qualcuno mi spiegasse chi è il vero razzista nell'impedire ad una ragazza di voler vivere una vita diversa da quella del proprio Paese, che impone regole e religione diversa. Gente che si insinua nel nostro Paese è che vuole ad ogni costo imporre alle nostre scuole, alla nostra gente la loro imposizione delle regole. Questa è dittatura che in un Paese democratico non può essere accettata e che porta per forza di cose ad un contrasto che ci obbliga a diventare anche noi razzisti. Ma come per ogni vicenda che si racconti nelle pagine di un giornale, su un blog o sulla TV, bisogna sempre partire dall'origine della vicenda stessa e capire chi istiga chi..Saman Abbas non sarà la prima né l'ultima vittima di un mondo che non riesce al stare al passo della civiltà e del rispetto per il prossimo. Giornat.e come quella contro la violenza sulle donne non hanno significato in Paesi come questo dove la donna è ancora sottomessa e soggiogata al volere del genere maschile senza sapere che un mondo più civile è a pochi passi da loro. Si rimane in attesa di ritrovare il corpo della giovane pakistana e che la giustizia, una volta accertate le responsabilità, faccia il suo corse ed assegni le giuste pene per un omicidio che non è un omicidio d'impeto, ma un omicidio volontario pensato, voluto e cercato. Nessuna attenuante deve essere concessa agli assassini di questa ragazza, considerato che i committenti sono stati proprio la sua famiglia.

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