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riforma scuola

Potrà essere riproposto nella legge di stabilità. Voucher da 500 euro per l’aggiornamento dei prof. Accantonate le assunzioni. Supplenze: limite di 36 mesi

A tratti la discussione vola spedita, a tratti si annoda: nell’esame del ddl di riforma della scuola, ripreso martedì alla Camera, alcuni nuovi capitoli ottengono agevolmente il disco verde, per altri - i più spinosi - scatta il semaforo giallo. Non bocciati, ma sospesi, «accantonati». L’unico cancellato è quello che contiene la possibilità per le scuole di ricevere il «5 per mille».

Confronto nel Pd

Dopo la seduta di lunedì in cui i deputati hanno approvato gli articoli 8 sull’organico dell’autonomia e il contrastato articolo 9 sulle nuove competenze del dirigente scolastico, ci si è fermati davanti al 10 (che prevede il piano straordinario delle assunzioni) e all’11 (correlato). «Manca ancora il parere della commissione bilancio», ha spiegato la relatrice di maggioranza Maria Coscia (Pd). Martedì, poi, via libera all’articolo 12 (formazione e aggiornamento dei docenti) e al 13, che introduce dal 2016 un bonus per la valutazione del merito dei prof. Approvati il 14, che pone limiti ai contratti di supplenza; il 15 sul personale in distacco, il 16 che istituisce il portale unico dei dati della scuola (327 sì, 89 no e 16 astenuti). Poi Coscia chiede di accantonare l’articolo 17, relativo all’assegnazione del 5 per mille: «Si attendono ulteriori pareri della commissione Bilancio della Camera». Dopo un confronto dentro il Pd, la norma viene stralciata. Manca la copertura finanziaria: se ne potrà riparlare nella legge di stabilità, hanno stabilito governo e maggioranza. E il 5 per mille «rimarrà uno strumento dedicato esclusivamente al volontariato», ha spiegato soddisfatta Donata Lenzi, capogruppo Pd in commissione Affari sociali e prima firmataria dell’emendamento che sopprime la norma. Per la cronaca, la proposta di stralcio è stata approvata dall’Aula con 380 sì e 13 no. La mediazione ha coinvolto l’ala «lealista» della minoranza Pd (non i dissidenti facenti capo a Cuperlo e Fassina). Che, in cambio, potrebbero decidere di ritirare la norma sulle scuole paritarie. «Il contenuto dell’articolo 17 verrà ripreso una volta trovati fondi diversi e non provenienti dall’istruzione ma attraverso un diverso provvedimento successivo che affronti temi di natura fiscale. Si tratta di un provvedimento innovativo e utile per il Paese», ha detto in Aula la ministra dell’IstruzioneStefania Giannini.

School bonus

Respinta la richiesta di Sel di accantonarli, arriva l’ok anche per gli articoli 18 (school bonus) e 19 (detraibilità spese sostenute per la frequenza scolastica). Il primo prevede un credito d’imposta del 65% per il biennio 2015 e 2016 e del 50% per il 2017 per chi effettua erogazioni liberali in denaro per la realizzazione di nuove scuole, manutenzione e potenziamento di quelle esistenti, sia statali che paritarie: («tutti possono contribuire al miglioramento della scuola», twitta Giannini). Mentre il 19 passa dopo un dibattito a tratti acceso, con il sì anche di Forza Italia, mentre Fassina ha votato contro. No anche da Sel e M5S, che hanno contestato la possibilità che con questa norma sostanzialmente si sostengano le scuole private.

Formazione

Senza scossoni è passata la «card» per «l’aggiornamento e la formazione del docente di ruolo delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado» (art. 12): un voucher da 500 euro all’anno per ogni docente, da utilizzare per l’aggiornamento professionale attraverso l’acquisto di libri, testi, strumenti digitali, iscrizione a corsi, l’ingresso a musei, mostre ed eventi culturali. La formazione in servizio diventa obbligatoria e coerente con il Piano triennale dell’offerta formativa della scuola e con le priorità indicate dal ministero. «Con art 12 #labuonascuola l’investimento su formazione e aggiornamento dei docenti diventa permanente @Montecitorio @MiurSocial». Così il ministro esprime la propria soddisfazione su Twitter. E il sottosegretario Faraone: «La Buona scuola investe su docenti e su loro formazione. Ridiamo dignità al loro ruolo fondamentale. Montecitorio approva art.12».

Il merito

Con l’articolo 13 viene istituito il fondo di valorizzazione del merito dei docenti. Per la copertura del bonus, che sarà assegnato dal dirigente scolastico, sulla base dei criteri indicati dal Comitato per la valutazione, saranno stanziati 200 milioni di euro. Verranno premiati gli insegnanti che contribuiranno al miglioramento complessivo della scuola, la qualità dell’insegnamento, la capacità di utilizzare metodi didattici innovativi. «Con art. 13 #labuonascuola 200 mln/anno per la valorizzazione dei docenti con attenzione a scuole in aree a maggiore rischio educativo» sottolinea, in un Tweet, il ministro.

Supplenze

L’articolo 14 disciplina le supplenze, recependo, in sostanza, una sentenza della Corte di giustizia Europea che ha dichiarato la normativa italiana in relazione all’uso dei contratti a tempo determinato per il personale della scuola non conforme all’accordo quadro comunitario sul lavoro. I contratti di docenti e personale Ata per la copertura dei posti vacanti e disponibili non potranno superare i 36 mesi ed è confermato che la norma non sarà retroattiva: i tre anni decorreranno dall’entrata in vigore della riforma. È previsto anche un fondo di 20 milioni da distribuire negli anni 2015 e 2016 per il risarcimento dei danni causati dalla reiterazione di contratti a termine per oltre 36 mesi, anche non continuativi, su posti vacanti e disponibili. Ancora via Tweet, il ministro commenta: «art. 14 #labuonascuola fissa limite a contratti a termine, no a nuovo precariato da ora si entra per concorso». L’articolo 15 prevede per il personale docente, educativo, amministrativo, tecnico o ausiliario in posizione di comando, distacco o fuori ruolo «di poter transitare nei ruoli dell’amministrazione di destinazione, valutate le esigenze organizzative». E poi il 16, che Davide faraone saluta così: «Ok @Montecitorio art16 #labuonascuola:open data a comunità scolastica per decidere. A scuole e a @MiurSocial trasparenza e responsabilità».

In piazza

Mentre in aula alla Camera sono in corso le votazioni docenti, cittadini e anche qualche alunno, circa 200 persone in tutto, si sono riuniti di fronte al palazzo del Parlamento per partecipare alla mobilitazione organizzata dai grillini, a cui si chiedeva di aderire senza bandiere. Il ministro ha avuto modo di rispondere alle sollecitazioni dei cronisti, in una pausa delle votazioni: «È chiaro che la condivisione è sempre l’obiettivo della buona politica - ha osservato Giannini -, ma la democrazia è anche espressione del dissenso, è anche avere bisogno di tempi più lunghi per comprendere fino in fondo che questo governo dopo decenni è il primo che mette al centro dell’agenda politica l’istruzione, che affronta con coraggio il tema del precariato storico, che mette risorse fresche sull’edilizia scolastica: sono 7 miliardi tra questo provvedimento e l’edilizia scolastica».

«Manifestazione di piazza fortissima»

Proteste che il premier dice di «non aver sottovalutato». Anzi, parlando a Porta a Porta aggiunge: «Non avevo sottovalutato gli insegnanti, ero certo che sulla scuola ci sarebbe stata una manifestazione di piazza fortissima. No, non ho frenato ma non sono stato bravo a comunicare la riforma».

Verso l’approvazione

Con qualche ritocco, la riforma della scuola si avvia dunque verso l’approvazione. Alla Camera il governo ha potuto contare sul sostegno della sua maggioranza, con defezioni nella minoranza del Pd molto più contenute che per la legge elettorale, e mercoledì dovrebbe ottenere l’approvazione in prima lettura, prima che il provvedimento passi al Senato. «Il cardine della riforma è stato confermato pienamente anche nei punti più caldi», ha commentato il ministro. La presidente della Camera, Laura Boldrini, ha nel frattempo comunicato che mercoledì alle 11,30 inizieranno le dichiarazioni di voto finale. Poi la parola passerà al Senato e nuovamente alla Camera in caso di modifiche a Palazzo Madama.

dal Corriere.it