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Muore sotto i ferri per colpa del medico

Filippo Chiarello è deceduto dopo un intervento in laparoscopia all'ospedale Villa Sofia. Il chirurgo ha detto ai familiari di avere reciso per errore l'aorta addominale

Ha spalancato le porte della sala operatoria e ha aperto le braccia. «È tutta colpa mia, siamo in una situazione gravissima». Un chirurgo dell’ospedale Villa Sofia ha pronunciato queste parole rivolgendosi ai parenti di Filippo Chiarello che da sei ore attendevano dietro la porta del reparto di Chirurgia d’urgenza. Il paziente è morto ieri dopo un giorno di agonia e la morte cerebrale decretata dall’elettroencefalogramma piatto. Il medico che ha confessato l’errore ha ammesso di avere reciso l’aorta addominale e di avere perforato l’intestino durante un intervento in laparoscopia, cioè senza taglio chirurgico, per due calcoli alla colecisti. Un’operazione di routine che dura in media una quarantina di minuti e che, invece, si è prolungata per oltre sei ore. Infine, la tragedia.

Filippo Chiarello aveva 38 anni, era titolare di un negozio di vernici per auto nel quartiere Zisa, nella sua vita non era mai entrato in un ospedale. «Prima di essere operato mi ha detto che aveva paura, temeva gli aghi. Non riusciamo a credere a questa assurda tragedia. Ci sembra un incubo », non si rassegna uno dei cognati, Tony Fazio. «Ce lo hanno ammazzato — dice il suocero, Luigi Naccari — e adesso vogliamo giustizia».

La famiglia si è già affidata a un avvocato e ha sporto denuncia contro l’ospedale. L’azienda Villa Sofia-Cervello ha già aperto un’inchiesta interna: «Siamo vicini alla famiglia». Filippo Chiarello, padre di due bambini di 8 e 3 anni, era arrivato in ospedale sabato scorso. Aveva un forte dolore allo stomaco. Tre giorni di accertamenti e il responso: calcoli alla colecisti. I medici avevano prospettato al paziente quell’intervento e le dimissioni dopo tre giorni. Non è andata così.

«Mercoledì — racconta la sorella Paola, in lacrime davanti al reparto — eravamo tutti qui, l’intervento è iniziato alle 17,30. Dopo due ore ci hanno avvertito che c’era qualche complicazione. Mai avrei pensato a una cosa così grave». Sono trascorse altre quattro ore e solo all’una e trenta di notte i familiari hanno conosciuto la verità. «Il medico, rischiando il linciaggio, ci ha detto la verità. Siamo rimasti senza parole, siamo caduti nella disperazione — dice un altro cognato, Massimiliano Spieza — e abbiamo capito che Filippo non ce l’avrebbe fatta». Appena tre ore dopo il paziente è stato riportato in sala operatoria. «Ci è stato riferito che Filippo è andato in arresto cardiaco per tre volte, l’ultima volta per 40 minuti. Da qui il danno cerebrale», spiega Tony Fazio.
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Ieri mattina alle 10,45 i medici hanno dichiarato la morte cerebrale. «Filippo — racconta un amico — sembrava un uomo invincibile. Era alto quasi due metri e invece è stato ucciso per una distrazione, per un medico che è stato poco professionale. Cosa faceva? Stava giocando? Come ha potuto causare un danno così grave?».
Poco prima di staccare le macchine che permettevano al cuore di battere ancora, i medici hanno consentito alla famiglia di dare un ultimo

 saluto al loro parente. «Filippo aveva gli occhi sbarrati già dopo l’operazione, non c’era più — racconta la sorella Paola — e la mano pietosa di un medico gli ha chiuso le palpebre».

Il medico che ha ammesso il suo errore il giorno prima ha lasciato l’ospedale e si è chiuso in casa. Chi lo conosce ha raccontato che è sotto shock e non riesce a parlare. La famiglia ha chiesto un aiuto psicologico.