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by Andrea Milioni

BULLISMO. In termini tecnici, la parola significa "

comportamento sociale di tipo violento ed intenzionale, di natura sia fisica che psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che commette l'atto, come bersagli facili e/o incapaci di difendersi. "
Ma a tutti gli effetti non è quello che significa che da un senso negativo a questa parola, ma quello che realmente rappresenta nella pratica, applicato nella società. Sostanzialmente, è una parola comprensibile ai più, anche ai molto giovani, che, se pur non sapendo definire tecnicamente la parola, sanno, definendolo in modo banale, che è una cosa brutta. Ed è proprio certo che i giovani ne siano a conoscenza, perché spesso il bullismo, è un atto, un gesto, un affronto, che proprio loro compiono. I bulli.. Quelli che spesso, magari grazie all'imponenza del loro fisico, o della loro esuberanza, della loro ignoranza, della loro maleducazione per colpa delle famiglie, inutile negarlo, si accaniscono verso le vittime, quelli più deboli caratterialmente, o che invece, come in molti degli ultimi casi, appartengono a categorie di disabili, sia fisici che mentali. Certo che prendersela con queste persone non sarebbe da definirsi bullo, ma demente, vigliacco, infame, indegno. Certo è che spesso, sono dei gruppi ad avventurarsi contro fasce più deboli. Ma tralasciando per un attimo quello che sono i bulli, le loro azioni deprimenti, vorrei soffermare l'attenzione sulle vittime del bullismo, su quello che il bullismo lascia in loro. Su come le loro vite subiscono un radicale cambiamento nella società e su come spesso rimangono vittime per sempre di un sistema che non interviene degnamente come dovrebbe. Bullismo.. Una violenza fisica e psicologica a tutti gli effetti. E come tutte le violenze fisiche e psicologiche, lascia dei segni indelebili nelle menti e nel corpo della chi le riceve. Spesso accade negli adulti di rimanere incapaci di dimenticare, tanto più vale se a subire queste violenze sono ragazzi giovani, giovanissimi. Chi è incapace di reagire a queste violenze, reprime rabbia e vendetta. È un lungo preambolo questo, per capire a quale tipo di vendetta possa portare una rabbia covata per anni, per atti di bullismo subito da bambino. Un preambolo per portare alla luce una verità sconcertante, che purtroppo ha trovato sfogo nel recente attentato di Monaco. Certo che tutti abbiate seguito le notizie, il fatto ha visto come protagonista negativo, un ragazzo 18enne, che ha compiuto una strage di altri giovani ragazzi, attirati con una trappola online in un McDonald's, e dove poi ha sfogato tutta la sua frustrazione uccidendo a sangue freddo i mal capitati. Un killer spietato, che aveva programmato la strage attentamente. Senza precedenti, figlio di un tassista e di una dipendente di una grande catena, il killer deteneva nel suo zaino circa 300 proiettili, per una pistola Glock 17, una 9 millimetri che si era procurato in maniera illecita, non possedendo un regolare porto d'armi, e di cui aveva cancellato il numero di serie. Non appartenente a nessun credo religioso particolare. Sembra strano che un giovane ragazzo, appena maggiorenne, abbia potuto programmare un attentato così brutale, ma tutto corrisponde a verità. A far scattare la rabbia del killer, una rabbia repressa da anni, dopo aver subito negli anni di scuola, una serie di violenze di atti di bullismo da parte dei suoi compagni di classe, a cui aveva giurato che un giorno li avrebbe uccisi. Testimonianza affermata da uno dei suoi ex compagni che in un post su internet diceva di conoscere il killer e che a scuola lo vessavano. Una rabbia che ha continuato a covare per anni, mai repressa, mai dimenticata. Un dolore che ha continuato a prevedere la mente di questo giovane assassino che era anche in cura. Un dolore che ha corroso il suo io personale, che ha minato la sua sicurezza, che ha spezzato il suo equilibrio tanto da meditare una vendetta che ha poi portato a termine senza scrupoli. Non era un atto terroristico di quelli dell'Isis, con lo scopo religioso, anti umano e determinato dall'odio razziale. Il suo era un attentato a scopo vendicativo. In casa sua la polizia, ha trovato numerosi argomenti su sparatorie e stragi, affermando di fatto che aveva ben preparato l'argomento, che non era uno sfogo del momento. C'è da meditare su questo. Perché una strage di questa portata per un motivo come il bullismo, ha delle conseguenze disastrose per la società. Vorrei che ogni genitore al mondo, che abbia figli in grado di poter percepire la gravità di questo gesto, facesse vedere e rivedere ai suoi figli questa tragedia, spiegando la gravità del gesto ma soprattutto la motivazione dello stesso. Vorrei che si potesse avere un insegnamento da questa tragedia e non solo una condanna. Ovviamente non intendo giustificare il killer, che però era pienamente consapevole del gesto che stava compiendo e che si è suicidato. Vorrei che si potesse dare una morale a questa strage di innocenti. Capire che certi gesti possono portare determinate conseguenze. Ogni vittima di violenza ha il suo modo di reagire. Tenersi il dolore dentro è un modo. Lasciarsi il passato alle spalle è un altro. Denunciare, portare alla luce i fatti facendo punire i bulli e i colpevoli sarebbe il modo giusto. Ma spesso chi è bullo, si arrocca anche il diritto del imporre il silenzio alle sue vittime, facendo leva sulla fragilità psichica di chi subisce, che in preda alla paura decide spesso di rimanere in silenzio. Ma spesso, chi rimane in silenzio, accumula dolore e rabbia, accresce in se il male che deve per forza uscire e sfocia poi in azioni come quella di Monaco di Baviera. Come tentare di arginare il fenomeno? Ovviamente la soluzione è prima di tutto all'interno delle famiglie. Sono ipocrite le persone e quei genitori che affermano di aver cresciuto figli sani e che non si accorgono di comportamenti strani all'interno della propria casa. Io stesso ho in prima persona potuto verificare che un atteggiamento da bullo persiste anche in casa se esiste. È l'educazione imposta dalle famiglie la prima arma contro il bullismo. Frequentare persone esterne alla famiglia che abbiano comportamenti indegni e riprovevoli, non può portare alla distruzione la mente di una persone o influire sulla sua educazione o comportamento. Una buona educazione infatti può portare ogni giovane soggetto a scegliere di evitare chi ha un'influenza negativa. Internet, i social, le chat che imperversano sugli smartphone, sono il male più assoluto purtroppo. Pur rendendomi conto che in molti di voi che state leggendo, siete certi che cose del genere non potranno mai capitare né a voi ne ai vostri figli, che internet è di libero uso e che un giusto controllo sia sufficiente per scongiurare il pericolo, ritengo e continuo ad insistere che un maggiore dialogo ed appoggio delle famiglie, può spesso rivelarsi determinante per evitare fatti come questo. C'è un altro buco nero nel sistema bullismo. La punizione eventuale da assegnare ai colpevoli. E qui il sistema giustizia fallisce alla grande. Solo per il fatto, come accennato all'inizio, che i soggetti che compiono atti di bullismo sono consapevoli delle condizioni fisiche e mentali disagiati dei soggetti su cui riversano i loro atti vessatori, è già di per se punibile dalla legge. Invece spesso per adulti colpevoli di efferati atti di violenza, la punizione non è nemmeno il carcere. Come spesso, per giovani che commettono atti di bullismo nelle scuole o anche liberamente in strada, non si commutano pene di rilievo, solo perché giudici e magistrati ritengono opportuno il giusto reinserimento sociale. Ma purtroppo in questo discorso, sono compresi solo i colpevoli, tralasciando del tutto le vittime che devono sopportare spesso un doppio fardello, quello della violenza subita e quello della mancata giustizia per un indegna società che non protegge i propri abitanti. Perché spesso le vittime di bullismo, soprattutto quelle giovanissime, tendono a suicidarsi per le violenze e le umiliazioni subite. Insomma, il bullismo è un problema, una piaga negativa nella società civile e moderna che attanaglia molte fasce deboli e che vede spesso, giovani e giovanissimi di comportamenti sociali indegni verso coetanei e non.. Occorre prendere misure cautelari profonde. Occorre che chi è più debole, chi è portatore di handicap, chi può essere soggetto a comportamenti di bullismo, possa avere almeno fiducia nella giustizia, con la consapevolezza che se mai dovesse accadere, almeno i colpevoli meritino la punizione giusta. Ma suppongo che molte altre stragi come quella di Monaco debbano accadere prima che qualcuno si decida a metterci la faccia seriamente e a risolvere il problema..