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comunione negata a bambina autistica

La denuncia del sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, padre di una bambina autistica:

«Anche io mi sono chiesto se una bambina autistica potesse esprimere la fede. La risposta non è tardata ad arrivare: la fede non è mente fredda, è cuore»

Un bambino autistico di Rometta, in provincia di Messina, che non può accedere al sacramento della comunione perché il parroco non lo ritiene «pronto». La denuncia arriva su Facebook dal sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, che in quanto padre di una bambina autistica, si è sentito doppiamente deluso per la notizia. «La Comunione di mia figlia Sara - racconta - la ricordo bene. Mentre la vedevo procedere lungo il corridoio vestita di bianco, con il giglio in mano, anche io mi sono chiesto se una bambina autistica potesse esprimere la fede. La risposta non è tardata ad arrivare: la fede non è mente fredda, è cuore. E nessuno più di lei poteva avere un cuore lindo in grado di accogliere Dio». Ma non è accaduto così con il bambino di Rometta, che ha trovato un ambiente meno accogliente, così come succede molto più spesso di quanto ci immaginiamo, testimonia Faraone: «Avete mai provato a cercare su Google `sacerdote nega la comunione a bambino autistico´? L’ho appena fatto: viene fuori una sfilza di articoli di giornali, geolocalizzati ovunque in Italia». Tantissimi casi come quello di Rometta, che, conclude Faraone, «si verificano solo perché sull’autismo, purtroppo, c’è ancora tanta ignoranza. E non può continuare a essere così». Il sacerdote però oggi minimizza: «Nessuna discriminazione».

Il prete: «Non è vero, sono pronto a celebrarla»

A lanciare le accuse è stata all’inizio la madre del piccolo: «Il sacerdote mi ha detto che era meglio aspettare perché al momento il bambino non avrebbe capito l’importanza di tale sacramento. Ma io penso che mio figlio non debba essere discriminato, gli autistici spesso capiscono le cose meglio di altri. Inoltre lo stesso Papa ha detto che non si devono discriminare». Il parroco prova a difendersi: «Non ho mai incontrato la madre del piccolo e non ho mai detto che non voglio fargli fare la prima comunione, anzi sono pronto a celebrarla non ci sono problemi». Ribattono i familiari del bambino: «Noi abbiamo detto la verità e forse il prete si è reso conto di aver sbagliato». Papa Francesco, in occasione del Giubileo dei disabili, ha sottolineato quanto sia «triste constatare che in alcuni casi rimangono dubbi, resistenze e perfino rifiuti. Spesso si giustifica il rifiuto dicendo: `tanto non capisce´, oppure: `non ne ha bisogno´- sottolinea Bergoglio- In realtà, con tale atteggiamento, si mostra di non aver compreso veramente il senso dei Sacramenti stessi, e di fatto si nega alle persone disabili l’esercizio della loro figliolanza divina e la piena partecipazione alla comunità ecclesiali».

«Cosa vuole dire essere pronti?»

Polemica a parte Faraone, che nel suo ruolo istituzionale, insieme alla Fondazione italiana autismo, si batte per ottenere sempre più diritti per i ragazzi e i bambini autistici a scuola, prova ad analizzare la questione: «Cosa vuol dire quell’essere `pronti´ del sacerdote di Rometta? Vuol dire applicare sempre la stessa chiave di lettura senza tenere conto delle specificità delle persone- spiega - Significa tracciare una linea di confine, noi e loro, ed esprimere giudizi che poco hanno a che vedere con l’accoglienza e l’inclusione che in casi come questo dovrebbero essere prassi indiscussa. Significa non volere andare oltre, non volere cercare di capire un disturbo, le sue cause e i suoi effetti». Invece l’obiettivo è altro: «Ogni bambino autistico - dice Faraone - deve poter essere libero di vivere una vita non condizionata dal suo disturbo».