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Paraplegica con robot

Ha perso l’uso delle gambe dopo un incidente. Sostenuta da un esoscheletro bionico sabato ha camminato per più di sette ore sul lungomare di Rimini.

Studia e lavora (come barman) in un locale a Bologna. «Forse un giorno ritornerò a camminare»

I primi passi li ha mossi a ventisette anni. S’è rialzata e ha potuto parlare con i suoi genitori alla loro stessa altezza. «Mi è mancato il respiro per l’emozione e ho pianto». Manuela Migliaccio è una donna di 31 anni, paraplegica. L’estate del 2009 era in Grecia, in vacanza. Per scattare una foto «figa», come ricorda ora, ha perso l’equilibrio su un muretto ed è caduta per una cinquantina di metri. La sua corsa è stata fermata da una roccia. Che le ha spezzato la colonna vertebrale, facendole perdere l’uso delle gambe. Tre anni esatti dopo il dramma, è riuscita a rimettersi in piedi e camminare con l’aiuto di esoscheletro bionico (una sorta di robot prodotto dalla Ekso che va a batteria) messo a disposizione in una clinica di Lecco, Villa Beretta, dove lo stanno sperimentando. «Inizialmente avrei dovuto percorrere 500 metri in diciotto sedute. Alla fine le due fisioterapiste mi hanno convinta ad osare di più. “Usciamo dal centro di riabilitazione, facciamoci conoscere all’esterno, offriamo un messaggio sociale”». Il primario ha dato il suo benestare. Il nuovo progetto ha cambiato la sua vita.

Il record

Oggi Manuela ha battuto il suo record a Rimini: è riuscita a percorrere quindici chilometri in sette ore e trenta. Prima di finire su una carrozzella non praticava nessuno sport. «Assolutamente. Ero molto pigra». Adesso si allena quattro ore al giorno per cinque volte a settimana. Il suo obiettivo è arrivare a percorrere la distanza della mezza maratona. Lei freme. I dottori che la seguono dicono di aspettare. Manuela chiarisce un punto: l’esoscheletro non sostituisce la carrozzella. Serve alla riabilitazione e alla sperimentazione. Pesa diciotto chili e consente una velocità di poco più di 2 chilometri orari. Non si fa troppe illusioni. «Ma se un giorno ci sarà sul mercato un esoscheletro molto più leggero capace di andare al doppio della velocità, non esiterò a indebitarmi per averlo».

La corsa

La prima gara, Manuela l’ha corsa in Svizzera, a Lugano («Corsa della speranza»). Non è riuscita a finirla nei tempi previsti. Quando è arrivata, il palco non c’era più: era stato smontato. «Puntualità svizzera. Le fisioterapiste per tirarmi su di morale hanno riprodotto l’arrivo con uno spago». L’anno dopo ha corso la stessa manifestazione a Milano: sei chilometri. Manuela oltre ad allenarsi e lavorare in un locale come barman è iscritta alla facoltà di Veterinaria a Bologna. Le mancano quattro esami. «Mio padre dice che devo sbrigarmi con gli studi altrimenti minaccia, scherzosamente, di spezzarmi ciò che resta delle mie gambe». Quando vede qualcuno correre per strada non prova rabbia. Non ha sentimenti negativi. Non maledice la sfortuna della sua condizione. «Sono una donna felice, perché riesco a fare tutto quello che voglio. Godo del valore dell’autonomia». Manuela abita da sola, cucina parmigiane e lasagne come le ha insegnato sua madre, studia e va a lavorare. Non sa se riuscirà a camminare un giorno. «Chissà, forse quando avrò sessant’anni la tecnologia me lo permetterà. Magari sarò io a non averne più voglia».

Barman

Manuela è iperattiva. Lavora in un locale bolognese, si chiama «L’Altro Spazio», aperto da poco. Serve al banco. Io suoi colleghi sono un sordo e un cieco. «L’idea è quella di abbattere le barriere mentali. Le reazioni dei clienti? C’è chi mi dice: “quanto siete fighi. Bravi”. C’è invece chi mi chiede se il mojito lo faccio proprio io, se sono capace e che forse è meglio se va a bere da un’altra parte». L’incidente che le ha cambiato la vita è come se avesse contribuito a far nascere una seconda personalità. «La Manuela che abitava nel mio corpo prima che cadessi dal muretto in Grecia era superficiale ed ignorante. Così me la ricordo. Era la figlia di una buona famiglia napoletana: liceo classico Umberto, discoteca tre volte a settimana, molto coccolata dai genitori, lunghe vacanze in Inghilterra e Francia. Con un sogno: diventare chirurgo di cavalli. Diciamo al verità: non facevo un bel nulla. L’incidente mi ha cambiato l’anima». Poi ci ripensa. «Ma forse no. Sono sempre la stessa, tutto carattere e volontà. Probabilmente il midollo lesionato ha semplicemente tirato fuori qualità nascoste, che non utilizzavo perché non mi servivano».

Il cagnolino

Manuela ha un cane, si chiama Elettra. Una settimana fa è stato investito. «S’è già rimesso in piedi. E corre. Rassomiglia al suo padrone». Single, da poco s’è lasciata con il fidanzato. «Faccio l’amore molto più di prima. Il sesso non è un problema. La vera difficoltà con gli uomini è convincerli che sono sempre la stessa donna, solo seduta. E che possono risparmiarsi di compiacermi o compatirmi. Certi mi guardano come una povera handicappata. E sa? Mi tocca pure rassicurarli. Ma rilassatevi, dico loro, comportatevi naturalmente».