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tre anni al centro infanzia torna a casa

Tre anni senza i genitori. Tre anni senza la propria bimba di pochi mesi «parcheggiata» al Centro per l’infanzia, senza riuscire a capire il perché.

Tre anni di dolore e battaglie giudiziarie a cui ha messo la parola fine la Corte d’appello di Trento che nei giorni scorsi ha accolto il reclamo dei genitori: Ananya (il nome è di fantasia) può tornare a casa. È una notizia finalmente positiva nella vita travagliata di questa figlia di immigranti a cui nessuno, però, potrà mai restituire tre anni vissuti senza mamma e senza papà.

Quella di Ananya è una storia che merita di essere raccontata se non altro per evitare che si ripeta. La bimba è figlia di una giovane coppia di immigrati asiatici, gente che non fa notizia perché lavora duramente e non delinque. Il marito è lavapiatti in un albergo di una valle del Trentino, la moglie all’epoca si dedicava alla piccola Ananya.

I soldi, sono pochi, ma la famiglia conduce una vita dignitosa anche se la lontananza dal proprio paese si fa sentire. La nostalgia di casa pesa soprattutto sulla mamma della piccola che un giorno dice al marito di sentirsi poco bene: è come se l’ansia le pesasse sul petto. Dopo aver affidato Ananya, allora una bimba vispa di 8 mesi, alla vicina di casa (e figlia del datore di lavoro), la coppia di immigrati va in ospedale. La donna viene visitata e trattenuta per accertamenti (sarà dimessa due giorni dopo senza che siano emersi particolari disturbi).

Al momento del ricovero il medico chiede dove sia stata collocata la bambina e, saputo che è presso amici e che il marito lavora, sollecita un provvedimento d’urgenza dalla giustizia minorile.

Così Ananya viene trasferita presso il Centro per l’infanzia di Trento. I genitori, che non capiscono l’italiano, credono che il trasferimento della figlia sia una forma di aiuto legato alla breve permanenza della madre i ospedale. Ma così non è: Ananya da quel giorno non torna più a casa. In questi anni i genitori vedono la piccola per un’ora una volta alla settimana: prendono la corriera e raggiungono Trento, se nevica devono saltare anche l’unico abbraccio settimanale. La bimba così cresce imparando l’italiano, ma non la lingua d’origine dei genitori.

Una prima consulenza tecnica disposta dal Tribunale per i minorenni si conclude in modo sfavorevole ai genitori: le capacità genitoriali del padre, che però lavora, vengono ritenute sufficienti, la madre invece non supera l’«esame» del ctu. Il decreto di allontanamento della piccola Ananya dalla sua famiglia viene dichiarato definitivo e ai genitori è revocata la patria potestà. La piccola resta dunque nel centro di accoglienza in attesa di affidamento eterofamiliare.

Nel frattempo, però, alla piccola viene nominato come tutore l’avvocato Sara Graziadei che incarica l’avvocato Chiara Pontalti di seguire gli interessi della piccola. Nel frattempo anche i genitori, che hanno colto la gravità della situazione, si fanno assistere da due legali, gli avvocati Sara De Luca e Carlo Pompeati.

Avvocati di parti diverse arrivano tutti alle stesse conclusioni: Ananya non doveva essere sottratta ai suoi genitori e ora - meglio tardi che mai - deve tornare a casa. Viene dunque presentato un reclamo alla Corte d’appello di Trento. Anche la Procura generale mostra grande sensibilità e di fatto appoggia la revisione del caso. La corte d’appello dispone dunque una nuova ctu. È la svolta: la consulenza, frutto di un grande lavoro di approfondimento (tra gli altri viene sentita anche la pediatra che conferma come Ananya sia stata sempre ben accudita dalla madre), si conclude per un ritorno della piccola in famiglia.

Così i giudici revocano il decreto di allontanamento rilevando come la piccola sia stata allontanata da casa «improvvidamente e ingiustificatamente». Ananya a breve tornerà da mamma e papà. Per comune volontà delle parti, sarà un percorso lento, per evitare alla piccola ulteriori traumi.