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Rinascere dal bullismo

Vincenzo, 16 anni, dalla Sicilia è stato curato al Fatebenefratelli di Milano: «Sono guarito da voi, il vostro bullismo non mi ferirà mai più». Due tentativi di suicidio per essere stato umiliato, isolato, deriso dai suoi compagni di scuola

Vincenzo. Questo ragazzino che intinge il pennello nel colore e traccia sul muro fili d’erba, dice che se proprio dovesse scegliersi un nome vorrebbe chiamarsi così, Vincenzo, in onore di un amico, «uno dei pochi che ho». Nella sua nuova vita Vincenzo ha portato soltanto tre amici. Solo loro tre sanno dov’è, lo chiamano, lo aspettano. Nel paesino siciliano da dove arriva ci sono tanti altri ragazzi della sua età ma nessuno di quelli che lui frequentava vale più un briciolo della sua attenzione. «Sono guarito da voi» è l’unico messaggio per loro. «Il vostro bullismo non mi ferirà mai più».

Due tentativi di suicidio

Nei sedici anni di Vincenzo ci sono due tentativi di suicidio dopo mesi di depressione per essere stato umiliato, isolato, deriso dai suoi compagni di scuola. Volgari fotomontaggi scambiati via WhatsApp, insulti, parole che hanno fatto a pezzi la sua autostima. Fino alla depressione. Sua madre ha gli occhi lucidi se ripensa a quei giorni. «Ho fatto di tutto per fermarli», ricorda. «Sono andata a parlare con la madre del ragazzo che lo infastidiva di più, ho iscritto mio figlio a una scuola di karate. Non è servito. Per evitare che provasse di nuovo a togliersi la vita i medici lo hanno imbottito di psicofarmaci. Siamo arrivati qui che non stava in piedi, non riusciva nemmeno più a parlare. E adesso invece guardi...».

I dipinti

Da una cartelletta spuntano paesaggi dipinti ad acquerello, immagini che in un certo senso gli hanno salvato la vita. Prati fioriti e chiome di alberi sotto il cielo blu, campi coltivati e uno specchio d’acqua che riflette la sagoma di una pianta. Vincenzo li guarda e giura che «non ci avevo mai provato, non sapevo di essere bravo a disegnare e a dipingere, l’ho scoperto qui». «Qui» è la Casa Pediatrica del Fatebenefratelli di Milano dove lui e sua madre sono ospiti da un mese. L’unico centro in Italia e in Europa che cura gli adolescenti vittime di bullismo e che lo fa limitando al massimo o del tutto i farmaci, come vuole da sempre il professor Luca Bernardo, il primario. Si punta sulla rinascita attraverso il cinema, l’arte, la letteratura, la palestra dell’autostima...

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Fantasia

La madre di Vincenzo racconta: «Un giorno abbiamo visto vicino alla nostra stanza una parete dipinta e siccome io sono appassionata di pittura ho detto a mio figlio: perché non ne affreschiamo una anche noi? Ci hanno dato il permesso e abbiamo cominciato». L’opera è quasi a metà. Non ci sono fotografie da riprodurre, si va di fantasia. Un coloratissimo uccello piumato se ne sta appollaiato sul ramo di un albero che produce bacche blu. Papaveri rossi accendono la parte bassa del panorama e al centro della scena c’è un arcobaleno che illumina mazzetti di fiori. Lei traccia un muretto di sassi davanti a una casa dal tetto giallo, lui aggiunge verde all’erba e all’arcobaleno. Nella parte disegnata e non ancora dipinta c’è un principe che tende la mano alla sua principessa. «Quando stavo disegnando il volto di quel principe — dice sua madre — ho chiesto a Vincenzo: vuoi essere tu? Ed eccolo qui, la faccia è proprio la sua». E la principessa? «Ci sarà, prima o poi. Ogni cosa a suo tempo».

Nuova vita

Adesso è tempo di rimettere i piedi fuori, nel mondo. Fra una decina di giorni, forse meno, Vincenzo e sua madre torneranno a casa, in Sicilia. Lui vorrebbe cambiare aria, andare a vivere dov’è cresciuta lei, un bel po’ di chilometri più in là dei luoghi che hanno fatto da sfondo ai bulli. Ma non per paura, perché questo ragazzino alto e smilzo adesso saprebbe cosa fare e cosa dire di fronte a un bullo. Non sarebbe più paralizzato da vergogna e timidezza. E saprebbe cosa dire anche a quell’amico, l’unico, al quale aveva chiesto aiuto prima di tentare il suicidio. «I soprusi e le offese? Devi sopportare e non dire niente a nessuno», gli aveva consigliato. «Nulla di più sbagliato», gli risponderebbe oggi. Nella sua nuova vita Vincenzo sogna di diventare operatore turistico, ma come dice sua madre: ogni cosa a suo tempo. Ora si torna a casa. Il suo fratellino, suo padre, i parenti e i suoi tre amici stanno preparando una festa per lui. Ci sarà una torta e ci sarà lo striscione del Napoli, la squadra del cuore. Ci saranno giorni migliori.