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Vicenda Gentilini

by Andrea Milioni

TENGO A PRECISARE CHE PROPRIO OGGI, MENTRE LA STORIA VA IN PUBBLICAZIONE, LA COMMISSIONE ANTIMAFIA SI TROVA IN LIGURIA PROPRIO PER SVOLGERE LE INDAGINI DEL CASO,

E LE VERITA’ INDEGNE SI PRENDERA’ L’IMPEGNO DI TENERVI AGGIORNATI SULLE INDAGINI E SULLE CINCLUSIONI DEI PROCESSI CHE VEDRANNO COINVOLTI GLI INTERESSATI.

C’è un sistema corrotto, che falsa ogni principio ideologico e morale atto a tutelare e dare serenità ai cittadini. Un potere più forte di qualunque ragione logica e al di sopra di qualunque grado istituzionale. Un potere che non conosce ostacoli, che non si ferma, che non si abbatte se non con la convinzione di abbattere quel muro di omertà di cui si circonda e su cui conta, per creare intorno a se quello spazio necessario affinché nessuno si renda così scomodo da far crollare il castello eretto. Un potere così forte da creare intorno a se una barriera in grado di sconfiggere e tenere lontani tutti gli organi istituzionali in grado di distruggerlo.

STATO=MAFIA. Combattere contro lo Stato infatti, equivale a combattere contro il potere mafioso che da sempre determina gli andamenti del Paese. Due entità opposte e contraddistinte ma perennemente unite nel dissacrare gli organi che compongono lo Stato stesso, ed in grado di radere al suolo una società che da sempre si è distinta ed è sopravvissuta sulla forza imprenditoriale di aziende e società che hanno avuto un ruolo determinante in questo Paese.

Ed è qui che viene descritto il declino di una attività imprenditoriale, ed è qui che viene descritta la distruzione di una imprenditrice, ma, soprattutto, di una persona. Di come un mondo, che sembra virtuale, irreale, da favola, si palesi improvvisamente in un mostro vorace e feroce da voler divorare tutto quello che si trova sulla strada fin quando non avrà saziato il proprio io.

Di tutto questo è ben consapevole Nadia Gentilini, che in una video intervista ci racconta il massacro, l’orrore, le minacce e le umiliazioni subite, sia come persona fisica, sia come imprenditrice. In una vicenda che inizia nel lontano 2000, 17 anni fa, e che solo oggi inizia ad avere la rilevanza che merita. Una vicenda complessa, fatta di date e passaggi collegati l’uno all’altro, e qui dettagliatamente riassunte in maniera semplificata, in modo da far capire a tutti voi che leggete o seguite, l’illecito creato dai malfattori e subito dalla Gentilini.

Una vicenda fatta di personaggi reali e che spiccano in un ambito lavorativo e cittadino di rilievo, e che grazie al potere loro concesso, sono riusciti a creare la truffa perfetta. La vicenda ha luogo a Chiavari, in Liguria, dove Nadia Gentilini è, o era, un’affermata imprenditrice, ma si snoda, attraverso procure e tribunali, in altre città e regioni, che comprendono Lombardia e Piemonte. Non ultimo, il Lazio, dove viene ad intervenire quella che ad oggi dovrebbe essere l’organo atto a combattere illeciti come questo e che deve obbligatoriamente ridare giustizia, credibilità e dignità ad una donna, che anziché abbandonarsi al suicidio come molti hanno purtroppo fatto o avrebbero fatto, decide di sostenere la verità e l’onestà piuttosto che cedere alla strada della vita facile, comoda e corrotta.

Una attività da immobiliarista, un’imprenditrice affermata, con un portfolio clienti invidiabile, in una cittadina ligure dalle mille risorse. Ed è proprio qui, in questo ambito che nel 2000 ha inizio la vicenda. Quando Nadia, riceve incarico da alcuni sui clienti milanesi, che avevano chiesto di recepire in Chiavari, uno stabile da locare alla Guardia Di Finanza che era alla ricerca di una nuova sistemazione.

A colpire l’attenzione di Nadia, è un edificio che all’epoca era in fase di ristrutturazione nei pressi della passeggiata a mare, e che lei aveva ritenuto perfettamente idoneo alle esigenze della GdF. Una palazzina che si trovava ad una ventina di metri circa dal Cantiere Navale di Chiavari e che era la l’ex segheria del cantiere. Ed inizia così una procedura, un iter per poter contattare i responsabili ed iniziare così la trattativa. Una trattativa lunga, che nonostante tutto non va a buon fine.

Ad organizzare i lavori di ristrutturazione della palazzina in questione, era l’architetto Alessandro Agostino, nonché figlio dell’allora sindaco di Chiavari Vittorio Agostino, il quale affida e distribuisce la vendita degli immobili che stavano per essere creati, a diverse agenzie immobiliari del luogo, anche se fondamentalmente nessuna di queste ebbe successo nella vendita di tali immobili. Se nonché, è la proprietaria del Cantiere Navale, Sig.ra  Milena Gavazzi, che di sua iniziativa chiede di incontrare Nadia Gentilini, la quale ovviamente, da operatrice del settore, si propone per ottenere un incarico dalla signora Gavazzi al fine di poter vendere gli immobili in atto di costruzione. Un incarico che ottiene in esclusiva a distanza di 2 mesi dalla proposta, dopo che anche l’agenzia di Agostino si era fatta avanti, ma senza successo.

A questo punto, bisognava accordarsi come gestire il complesso immobiliare dell’ex cantiere e quale uso ne sarebbe stato fatto. E’ un punto fondamentale e determinante questo per il proseguo dei fatti che hanno portato alla scoperta dell’illecito. La signora Gavazzi, al momento dell’incarico, informa la Gentilini che la palazzina in questione era staccata dal complesso immobiliare e che proprio di fronte al complesso immobiliare, era in corso, da parte dell’architetto Alessandro Agostino sempre, uno studio di riqualificazione, atto a creare nell’area, due nuove palazzine, il cambio di destinazione d’uso degli uffici, la creazione di attività commerciali, parchi, giardini, box interrati. Insomma una prestigiosa attività immobiliare direttamente sul mare.

All’inizio di questa importante operazione, nel momento stesso in cui la Gentilini mette piede nel quadro lavori, cambiano repentinamente i rapporti con l’amministrazione comunale, che fino ad allora erano stati sereni, ma che improvvisamente diventano ostici.

Anno 2001: le vendite degli immobili all’interno della palazzina vanno bene, quando un giorno, la signora Milena Gavazzi convoca Nadia Gentilini e le mette davanti una situazione chiedendo il suo consiglio. Afferma cioè che sta ricevendo importanti offerte per la vendita del complesso immobiliare all’interno dell’ex cantiere navale. La Gentilini, quale professionista del settore, consiglia la signora Gavazzi di farsi rilasciare prima le concessioni edilizie, poi vendere. Ma soprattutto le consiglia di evitare di firmare atti di vendita, prima che lo Strumento Urbanistico Attuativo, cioè lo studio di riqualificazione del complesso immobiliare, sia stato portato a termine. Questo perché, per eventuali problemi futuri, dovuti ad esempio ad una successiva amministrazione o ad altri problemi che possano bloccare l’operazione, comporterebbero per chi si è impegnato a vendere, problemi non indifferenti.

Sostanzialmente la Gavazzi non vende, firmando solo una lettera di intenti ma niente di più, nessun compromesso!!!

Anno 2002: in questo periodo l’allora sindaco Vittorio Agostino è ormai a fine mandato e al suo posto sale in cattedra una fedelissima di Agostino, la dott.ssa Barbieri. Ma bisogna sottolineare una premessa importante. Prima che si arrivi alle amministrazioni, nel momento in cui viene redatta la lettera di intenti della Gavazzi, la Conferenza dei Servizi e l’amministrazione comunale, approvano lo strumento urbanistico attuativo, cioè lo studio di riqualificazione, che viene successivamente inserito nel piano regolatore ed approvato definitivamente dalla Regione. Siamo nel maggio 2002.

Successivamente, un altro episodio interviene, insieme a tanti altri che racconteremo in questa storia. Alessandro Agostino, figlio dell’ex sindaco e autore dello studio di riqualificazione di cui sopra, convoca senza specificare l’oggetto della chiamata, Nadia Gentilini nel suo studio, dove trova ad attenderla, oltre ad Agostino, anche il socio di quest’ultimo, e i due impresari che stavano ristrutturando l’ex segheria, cioè la palazzina con gli immobili che la Gentilini aveva in gestione e dove le vendite come accennato procedevano con successo.

Lo scopo della chiamata si rivela di punto in bianco e senza mezzi termini. Agostino infatti, riferisce a Gentilini, di rallentare le vendite degli immobili al fine di creare un mercato ostico intorno all’immobile, ed indurre la signora Gavazzi a vendere ai signori presenti. Questo perché, come vedremo più avanti, il cantiere navale in questione, non era più tale, bensì era stato trasformato in altro, in qualcosa che assomigliava molto ad una miniera d’oro, e di conseguenza faceva gola a molti, a tal punto che anche gli impresari avrebbero voluto metterci le mani.

Su questo punto, Nadia Gentilini specifica una cosa. E cioè che i lavori erano stati iniziati nel 1997, ma erano stati svolti con molta lentezza, tanto che una impresa seria avrebbe impiegato non più di un anno a realizzare 8 appartamenti, il che equivale a dire che fin dall’inizio, come accennato nel preambolo, tutto era stato studiato fin dall’inizio per ostacolare e per indurre la proprietà a vendere, ovviamente fin quando a prenderne le redini è stata proprio Nadia Gentilini.

E’ qui, in questo punto preciso che Nadia Gentilini si trova al bivio che cambia tutto. E’ qui che si trova a dover scegliere se passare dall’altra parte della barricata, o rimanere sulla corretta via. E questa ultima strada ha scelto, tanto che senza battere ciglio, rifiuta l’offerta di Agostino e se ne va.

Ovviamente il rifiuto della Gentilini scatena l’ira di Alessandro Agostino, rendendo i rapporti con l’amministrazione, già difficili, praticamente un inferno, e da li inizia per lei un vero e proprio calvario. Soprattutto dopo che anche la signora Gavazzi, dopo le pressanti richieste di Agostino a vendere a gruppi del basso Piemonte, aveva sempre manifestato l’intenzione a non vendere.

Le problematiche sull’operazione immobiliare dell’ex cantiere navale arrivano nel momento che vengono rilasciate le concessioni. Sostanzialmente il Comune, quando la proprietà ne richiede le concessioni, la divide in tre lotti creando già un primo ostacolo. Bisogna rilevare il fatto che mentre la carica di sindaco era della dott.ssa De Barbieri, nel frattempo Vittorio Agostino aveva ottenuto la presidenza del Consiglio comunale. Non solo. Vittorio Agostino chiede ed ottiene dal Sindaco De Barbieri, la carica ad assessore all’urbanistica e con tale carica annulla di fatto le tre concessioni.

In merito a questo, quando Alessandro Agostino viene a sapere che non intende vendere l’area ma proseguire per conto suo, aumenta la sua parcella, portandola da 600milioni, a 2 miliardi e 800 milioni delle vecchie lire, e per contro il padre ha bloccato il tutto. Ovviamente la proprietà dei cantieri, ha subito un doppio attacco frontale da parte della famiglia Agostino, e non ha subito propriamente in silenzio, sporgendo denuncia contro i due Agostino ed alcuni membri dell’amministrazione.

Nel frattempo la signora Gavazzi vende la proprietà ad un socio, con atti notarili regolari, e che viene trasferito alla società “Gli Scogli”.

Continuano i soprusi della famiglia Agostino, per contrastare in ogni modo l’operazione immobiliare. In particolare Alessandro si rivolge al notaio della Cantiere Navali di Chiavari, intimandogli di non stipulare assolutamente nessuna vendita. Il notaio da parte sua, seguendo la stessa strada della Gentilini, cioè quella della correttezza, informa la signora Gavazzi dell’accaduto, la quale poi sporge denuncia contro i due Agostino, nella quale denuncia viene messa agli atti anche la vicenda che aveva coinvolto precedentemente Nadia Gentilini in riferimento al tentativo di corruzione di indurre la Gavazzi a vendere la proprietà dei cantieri.

Come già ampiamente detto, Nadia Gentilini era un affermata immobiliarista, e nel gennaio dello stesso anno 2002, prima dei contrasti con l’amministrazione e prima che venisse approvato il piano regolatore, acquista un lotto di immobili siti in Chiavari, che consistevano in un appartamento seminterrato, un magazzino e 2 sottotetti, per una superfice di 270 mq, e tramite una legge regionale al tempo, era possibile il recupero abitativo dei sottotetti, che Nadia aveva destinato ad uso attico, uno per lei ed uno per il padre.

Viene quindi presentato un regolare progetto per il recupero dei sottotetti, progetto affidato allo studio dell’architetto Alessandro Agostino. Ovviamente per chi come me si stesse chiedendo come mai nonostante i contrasti, va specificato che l’acquisto del lotto fu fatto a gennaio, quando ancora i contrasti veri e propri non erano iniziati, e soprattutto perché la Gentilini a Chiavari seguiva anche altre operazioni affidate proprio all’Agostino. Ma il progetto, perfettamente regolare, viene immediatamente bloccato, con un iter complesso ed illecito, che si conclude dopo 9 mesi con un diniego.

E per tale diniego la stessa Gentilini si rivolge al dirigente dell’ufficio tecnico, architetto Valcarenghi, il quale per tutta risposta si rivolge alla Gentilini affermando che “  fin quando sarò io in carica questo progetto non passerà mai”. Non resta che presentare ricorso al Tar, che ovviamente, in una situazione ampiamente disagiata, viene respinto.

Anno 2003: dopo molte denunce e querele, le indagini passano in mano alla Procura Generale della GdF, che affida le indagini alla GdF stessa e le prime persone ad essere ascoltate sono proprio la Gentilini ed il notaio dei cantieri navali. Ovviamente Nadia Gentilini presenta una dettagliata documentazione degli illeciti che stava subendo, e gli inquirenti consigliano che da quel momento ogni cosa andava denunciata.

E’ necessario fare un passo indietro per continuare a tenere collegate le cose. Si ritorna quindi alla situazione cantieri navali. Bisogna sottolineare che dopo le querele presentate contro i due Agostino e alcuni componenti dell’amministrazione, nasce una crisi amministrativa ed il comune viene commissariato. Le concessioni edilizie per iniziare i lavori, a quel punto vengono rilasciate dal commissario prefettizio ed ovviamente vengono rilasciate alla signora Gavazzi.

Quindi appena abbattuto il blocco lavori, subentra però un nuovo ricorso al Tar, presentato stavolta da un’associazione, ITALIA NOSTRA contro il Comune, perché, a suo dire, mancava un documento, denominato V.I.A. ossia Valutazione di Impatto Ambientale. Quindi il ricorso al Tar stavolta viene accolto e costringe il Comune a sospendere i lavori che non vengono più ripresi.

Per contro, una volta che vengono rilasciate le concessioni a Gli Scogli, Nadia Gentilini, proprio perché fortemente in contrasto con l’amministrazione, tanto da rendere difficili i rapporti con i clienti stessi, dopo che uno di essi, tra i più importanti di Milano,  le telefona alterato sputandole in faccia una realtà fasulla che Alessandro Agostino aveva messo in evidenza proprio per diffamarla, costituisce una sua società, denominata “La Paragina” sita in Lodi, dal momento che aveva svariati clienti nel milanese, Parma, Piacenza e dintorni. Ne affida le quote ad una fiduciaria in modo da rimanere coperta, La Solofid del Gruppo Banca Lombarda.

Anno 2004: si va avanti con gli anni ma gli illeciti nei confronti di Nadia Gentilini non cambiano, anzi, si perpetrano nel tempo. Dopo che il commissariamento del Comune era finito, era salita in cattedra una nuova amministrazione, Poggi. L’ufficio tecnico respinge la regolare DIA presentata dalla stessa Gentilini in merito alla ristrutturazione dell’appartamento seminterrato e per il recupero dei due sottotetti. Successivamente però il Tar accoglie il ricorso per la ristrutturazione dell’appartamento seminterrato ma respinge quello per il recupero dei sottotetti.

Bienno 2005-2006: situazione Cantieri navali: la cantieri navali presenta un nuovo studio di riqualificazione, durato molto a lungo nel tempo, si parla di anni, in quanto il Comune continuava a richiedere continue modifiche, ma alla fine la registrazione avviene per mano del tecnico incaricato della Valutazione di Impatto Ambientale.

Dopo ave protocollato la pratica, il dirigente Valcarenghi, che pur indagato continua a rimanere al suo posto, avvia per lo studio di riqualificazione de Gli Scogli, un nuovo iter. In pratica doveva riottenere l’assenso del nuovo consiglio comunale e successivamente passare il vaglio di tutte le conferenze dei servizi.

Contemporaneamente alla registrazione di questa pratica, il Comune affida ad una nuova società SVILUPPO GENOVA, un nuovo studio di riqualificazione della Ex Colonia Fara, un immobile di proprietà del Comune, confinante con l’ex cantiere navale. Si trattava di un ex colonia di epoca fascista in totale degrado e che andava di nuovo riqualificata. Il progetto presentato da Sviluppo Genova, prevedeva di trasformare la ex Colonia Fara in un albergo per cure di talasso terapia.

Il problema è che la società di fatto non poteva operare in zona, nel senso di Chiavari o altre zone limitrofe, in quanto controllata dalla Regione ed era atta ad operare solo a Genova, quindi per legge non poteva operare in altri siti. Quello che risulta strano nel progetto presentato dalla società, è che viene presentato in Comune ma non viene mai registrato come pratica, il che significa una illegalità molto importante. Di fatto l’operazione ed il progetto non vanno a buon fine perché dal progetto si evidenziava che non si era tenuto conto del progetto di riqualificazione del cantiere navale. Sostanzialmente era successo che il Comune nel progetto di riqualificazione del cantiere navale, aveva inserito una striscia di terreno appartenente all’ex Colonia Fara.

Nadia Gentilini spiega con accuratezza il funzionamento della progettazione di uno studio di riqualificazione. Nel momento che viene progettato uno studio, viene delimitato un confine, e questo confine, prevedeva appunto che una striscia del terreno dell’ex Colonia fosse accorpato allo studio del cantiere. Guardando con attenzione il progetto presentato da Sviluppo Genova, si evidenziava invece che era stata inserita l’intera area antistante la Colonia Fara, il che andava di fatto ad invalidare lo studio dell’ex cantiere.

La notizia che una nuova società era interessata al cantiere navale, si apprende di fatto dai giornali, dove l’assessore all’urbanistica, fedelissimo di Vittorio Agostino, elogia il fatto che si voglia ridare splendore all’ex colonia, ma di fatto denigra anche lo stato di degrado in cui si trova il cantiere, nonostante ci sia un progetto approvato per risanarlo ma di fatto bloccato e contrastato dallo stesso Comune.

Ritorniamo a parlare di Nadia Gentili in qualità di immobiliarista. Individua una importante attività immobiliare attraverso la sua nuova società, la Paragina. L’operazione consisteva nell’acquistare, 2 appartamenti siti in una elegante palazzina di due proprietà diverse, con annessi due lotti di terreno. Quindi ristrutturare i 2 appartamenti ed unire i due lotti di terreno. Lo scopo ultimo dell’operazione immobiliare, consisteva nel vendere i 2 appartamenti, e di realizzare nello spazio derivato dai due lotti di terreno accorpati, un parcheggio a raso e dei box interrati.

Un’operazione immobiliare di grande prestigio, che andando a buon fine, commercialmente avrebbe fruttato un introito di 5 milioni e mezzo di euro. Serve un capitale importante per iniziare e portare a termine un operazione immobiliare del genere. Un capitale di cui Nadia Gentilini non disponeva all’epoca. Era presumibile, e così è stato, che bisognava ricorrere ad un finanziamento esterno. Così Nadia si rivolge a due istituti di credito. Uno era il Gruppo Banca Lombarda, dal quale dipendeva la fiduciaria Solofild a cui aveva affidato le quote della Paragina, l’altro è il gruppo Banca Sella di Chiavari, di cui era cliente da anni come Nadia Gentilini persona fisica.

A questo punto si snoda un altro punto importante della vicenda, che porterà in seguito a denunce e querele, e ad una situazione che risulterà disastrosa per la Gentilini e per la sua attività. Nessuno all’interno di Banca Sella era a conoscenza che Nadia Gentilini fosse in realtà la Paragina, proprio perché non voleva, visti i difficili contrasti con l’amministrazione comunale, che si sapesse che sotto quel nome c’era lei. Durante un colloquio in privato, parlando dell’argomento, Nadia svela al direttore dell’Agenzia Banca Sella di Chiavari che aveva costituito questa società e che voleva realizzare questa importante operazione immobiliare.

Quindi, nessuno, e dico nessuno, a parte Nadia Gentilini, il direttore dell’Agenzia Banca Sella Chiavari e la vice direttrice, sapeva che Nadia Gentilina e la Paragina erano la stessa cosa. Per chiarire, questo si chiama SEGRETO BANCARIO.

Detto ciò, si passa alla richiesta del credito per poter finanziare l’operazione, e chiede ad entrambe le banche le condizioni per la concessione del prestito. Banca Lombarda, risponde che l’iter è abbastanza lungo e che richiede almeno due mesi per poter ottenere una risposta, e dal momento che uno dei due appartamenti doveva essere venduto in fretta, due mesi erano troppi per poter attendere. Ecco perché si rivolge anche al gruppo Banca Sella, dove, grazie a dei buoni rapporti sia col direttore che con la vice direttrice, e che, dopo aver visionato i termini dell’operazione immobiliare ed averne visualizzato l’ampio margine di garanzia dalla vendita di essa, si attivano riuscendo in breve ad ottenere un cospicuo finanziamento alla Paragina. Parliamo di una cifra consistente: 1 milione di euro, a condizioni vantaggiose e senza particolari problemi.

Ovviamente, ottenuto il credito, la Gentilini avvia subito le prenotazioni, versa le caparre e subito un primo cliente sembra interessato all’acquisto di uno degli appartamenti. Avendo infatti un portfolio clienti abbastanza interessato a questi appartamenti, la Paragina cede il diritto di acquisto per uno dei due appartamenti, trattenendo per se il lotto di terreno, un appartamento e l’altro lotto di terreno.

Ma è a questo punto che iniziano i guai che porteranno inevitabilmente al declino di Nadia Gentilina, della Paragina e di tutto quello che era stato creato ed era in progetto di essere realizzato.

Siamo a pochi giorni dal primo atto notarile, quando Nadia viene convocata dal direttore dell’Agenzia di Chiavari, e le comunica che la sede di Biella ha apportato qualche modifica in fase di rilascio del credito. E cioè che il credito non verrà più rilasciato alla Paragina come Società, ma a Nadia Gentilini come persona fisica, con un conto ipotecario, la cui ipoteca, viene estesa anche ai due sottotetti di sua proprietà.

E’ un campanello d’allarme immediato quello che avverte. Perché la dirigenza sapeva dei contrasti con l’amministrazione comunale e cambiare le carte in tavola all’ultimo momento avrebbe scombussolato non poco i piani della Gentilini. Che, in conseguenza di caparre già versate, si è vista costretta ad accettare. Quello che risulta strano, è che l’ipoteca sia stata estesa anche ai due sottotetti, come se la garanzia di 5 milioni e mezzo di euro prevista per la vendita dell’operazione immobiliare non fossero sufficienti a garantire il rientro del credito concesso. Ma proprio a questo riguardo, il credito erogato non è più di un milione, bensì viene ridotto a 850 mila euro.

E’ evidente il palese illecito messo in piedi da Banca Sella per impossessarsi dei beni della Gentilini, nel qual caso l’operazione non fosse andata a buon fine. Operazione che vede un frazionamento del terreno da parte di Nadia Gentilini, che vende alla Paragina la parte di terreno su cui si sarebbe svolta l’operazione immobiliare, trattenendo per se l’appartamento con giardino a garanzia del credito concesso dalla banca. E per dare un’ulteriore forma di garanzia all’operazione, Gentilini trasferisce, prima di effettuare il passaggio alla Paragina, le quote della stessa alla fiduciaria della Banca Sella, denominata Selfid.

Una volta effettuato questo trasferimento, la Paragina avvia una regolare DIA in Comune ma solo per la realizzazione del parcheggio a raso e non per i box interrati. Purché risultasse controproducente, era ormai chiaro per la Gentilini che l’illecito creato da Banca Sella era stato organizzato perché probabilmente era stato svelato il segreto bancario, quindi al fine di evitare di spendere montagne di soldi per regolare progetti che probabilmente non sarebbero mai stati approvati, la Gentilini butta l’amo con il solo progetto del parcheggio a raso, per vedere se questo venga approvato oppure no. E come volevasi dimostrare, il progetto viene puntualmente respinto, senza dare spiegazioni del perché. E’ chiaro che si iniziava a determinare una sorta di plagio da parte di questi enti di legge, ai danni della Gentilini, con la ferma convinzione di convincerla a cedere al loro gioco sporco.

Viene presentato un ricorso al Tar che viene accettato solo in parte. In pratica nella sentenza si stabilisce che il comune può avvalersi del procedimento di auto tutela, annullando il titolo edilizio in qualunque momento. Un procedimento che era fuori legge se tutto fosse stato rispettato nei dettagli, senza sconfinare in luogo pubblico. Nella sua cronologia temporale. Nadia Gentilini è convinta che fu l’avvocato che allora la seguiva nella vicenda, avvocato Damonte, che suggerì al Tar la possibilità di conferire al Comune la possibilità di auto tutelarsi. Questo ovviamente, perché come dicevamo prima, il cantiere navale non rappresentava più un semplice cantiere navale, ma costituiva molto altro, in base agli illeciti che stavano sorgendo, una sorta di miniera d’oro su cui molti volevano mettere le mani. E così Damonte era probabilmente caduto nella trappola della corruzione, facendosi abbindolare da quei guadagni facili a cui la sua cliente ha invece con tanta dignità saputo e voluto rinunciare.

Comunque dopo aver vinto il ricorso al Tar, la Paragina avvia i lavori, ma da subito, il dirigente dell’ufficio tecnico, Valcarenghi, fa valere il procedimento di auto tutela. Quindi insorgono controlli da parte di Carabinieri, e Nucleo del controllo del territorio, e tutti i verbali redatti parlano un’unica lingua. Cioè che tutto quello che riguardava il cantiere era corretto, il cartello del cantiere era corretto e regolarmente compilato, i lavori corrispondono al progetto depositato, ma tanto era l’accanimento contro Nadia Gentilini, che alla fine sfocia nel far dichiarare al Valcarenghi, tutto il contrario di quello che era riportato nei verbali, tanto che il procedimento si conclude con l’annullamento del titolo edilizio.

Biennio 2007-2008: è necessario tornare un passo indietro, fino al momento in cui SVILUPPO GENOVA, presentò il progetto di riqualificazione della Colonia Fara e contemporaneamente l’amministrazione approva le varianti apportate dalla cantieri navali sul progetto, la soprintendenza dei Beni Culturali, avvia un primo procedimento di vincolo monumentale. In questo procedimento di vincolo, avvenuto nel 2006, la Colonia Fara viene identificata come di proprietà privata anziché di proprietà del Comune di Chiavari. In pratica viene falsato lo stato dei luoghi, e la dicitura proprietà privata, annulla di fatto la possibilità di effettuare dei lavori. C’è da rilevare però, che il procedimento di vincolo monumentale era stato aperto ma mai chiuso.

Nel contempo a questo, anche l’amministrazione Poggi entra in crisi, ed il progetto presentato da Sviluppo Genova non registrato viene accantonato. Il Comune viene di nuovo commissariato, e la Direzione Regionale, ordina in modo perentorio di riavviare il procedimento di vincolo sulla Colonia Fara mai chiuso. Quindi la Soprintendenza dei Beni Culturali riavvia il procedimento continuando però a mantenere l’errata dicitura di proprietà privata.

Arrivano le elezioni e si elegge il nuovo sindaco. Nuovo è solo un eufemismo in questa storia, perché a tornare in cattedra è di nuovo Vittorio Agostino. Subito si scaglia amministrativamente e pubblicamente sul progetto del cantiere navale, continuando a chiedere continue varianti. Si apre quindi un nuovo iter per la pratica del cantiere navale.

Vittorio Agostino, chiede ed ottiene dalla Direzione dei Beni Culturali, l’autorizzazione alla vendita della Colonia Fara, appena concluso l’iter di vincolo monumentale che la Soprintendenza aveva concluso e depositato. Ovviamente per poterlo fare viene pubblicato un bando, che però presente due gravi sviste. La prescrizione della Direzione dei Beni Culturali, afferma infatti che in nessun modo, l’area della Colonia Fara possa essere frazionata, e questo sostanzialmente equivale ad invalidare il progetto di riqualificazione del cantiere navale. L’altro aspetto che non quadra, è che tra il 2007 ed il 2008, la Soprintendenza aveva lavorato sia per la Paragina che per la Colonia Fara.

La prima mossa di Nadia Gentilini è quella di informare la proprietà, che subito avvia le procedure legali presentando ricorso al Tar, tramite l’avvocato Damonte, che difendeva sia Gentilini che i suoi clienti, ossia Gli Scogli. Ma Damonte omette di riferire proprio ai suoi clienti un passaggio rilevante, e cioè che la Colonia Fara per legge risulta inalienabile, omette cioè di dire che il comune aveva emesso una falsa asta pubblica con lo scopo di invalidare il loro progetto di riqualificazione.

Intanto, siamo nel marzo 2007, mentre veniva riavviato il procedimento di vincolo monumentale sulla Colonia Fara, nella palazzina dove erano situati gli immobili di Nadia Gentilini, viene organizzato un evento, che però parte subito col piede sbagliato. Lo stesso è organizzato dal FAI ( Fondo Ambiente Italiano) e dai condomini della palazzina, senza però che la stessa Gentilini ne fosse al corrente, e questo risulta un illecito bello e buono dal momento che sarebbe servita la sua autorizzazione diretta affinché l’evento potesse essere messo in piedi. L’evento aveva lo scopo di fare effettuare visite ad alcune palazzine antiche, tra le quali risultava anche quella dove c’era il terreno dove si sarebbe dovuta svolgere l’operazione immobiliare della Paragina e l’appartamento della Gentilini. Il tutto come detto, avviene senza la regolare autorizzazione di Nadia Gentilini, ne della Paragina, ma soprattutto, senza una regolare assicurazione che avrebbe tutelato i visitatori, dal momento che le scale avevano una forma circolare e si sarebbero potuti creare spiacevoli incidenti, senza che nessuno fosse coperto, quindi con la diretta responsabilità di chi aveva organizzato l’evento.

L’indignazione di Nadia, sta nel fatto che quel giorno improvvisamente, un’orda di persone in visita alla palazzina, accompagnati dai ciceroni che facevano da guida, venivano informati che lo scempio del cantiere in sospeso della Paragina, era colpa di quella del piano terra, ossia proprio di Nadia Gentilini, attestando così, una vera e propria diffamazione nei suoi confronti. Immaginate l’umiliazione subita da questa donna, la cui preoccupazione non era tanto per se, dal momento che aveva capito che era in atto un vero e proprio illecito nei suoi confronti, ed aveva quindi immaginato il gioco sporco, quanto per suo padre, che non aveva idea. Costretti ad allontanarsi quel giorno come ladri o come appestati come la stessa Gentilini definisce.

C’è da registrare un fatto increscioso avvenuto subito al termine dell’evento, che fu svolto nei giorni di sabato e domenica. Il lunedì successivo all’evento, Nadia riceve una telefonata da una impiegata di Banca Sella, e le comunica che Federico Sella in persona, aveva chiesto informazioni su Nadia Gentilini, in quanto aveva saputo da terzi, che aveva in corso un procedimento penale in merito ad un abuso edilizio, e non voleva che la sua fiduciaria, la Selfid, fosse coinvolta in questo abuso.

Ora bisogna evidenziare che.. se una persona fisica viene coinvolta in un abuso edilizio e non ha nulla a che vedere con la fiduciaria di un gruppo bancario, lo stesso gruppo non avrebbe nulla da temere, ma nel caso in questione, vi è da specificare che non era Nadia Gentilini come persona fisica ad essere coinvolta nell’abuso edilizio, bensì la società da lei costituita, ossia la Paragina ed a cui aveva affidato le quote. Ora è evidente che se Federico Sella aveva avuto informazione da terzi su tale abuso in cui era coinvolta la Gentilini, qualcuno doveva essere al corrente che la Gentilini e la Paragina erano la stessa cosa, dal momento che nell’abuso era coinvolta la Paragina e non la Gentilini.

E’ facile pensare alla reazione di Nadia al ricevimento della notizia. La quale in risposta chiede di essere convocata in giornata dall’agenzia per un chiarimento, e subito chiede chi avesse fornito a Sella le informazioni sul presunto abuso. Circolava che fossero stati consegnati anche dei documenti. Così viene messa in contatto con il Dott. Galati della fiduciaria, che al ricevimento della notizia sembra cadere dalle nuvole, ma le richieste della Gentilini non cambiano. Devono uscire i nomi di chi ha informato Sella e di chi ha fornito i documenti, perché a quel punto era stato commesso un reato di illecito vero e proprio, ovvero era stato eluso il segreto bancario. Le uniche risposte che ottiene al momento, sono che non si trattava di un procedimento penale, ma solo di un ricorso al Tar atto solo a disturbare. Risposte di cui la Gentilini non è assolutamente soddisfatta ovviamente.

Siamo nel periodo giugno-agosto 2007, e su chi abbia informato Federico Sella del presunto abuso edilizio di Nadia e della consegna dei documenti e cosa contengano, non se ne viene a capo. Nel frattempo viene convocata dal capo area dell’agenzia di Chiavari per ricordarle che a distanza di 6 mesi sarebbe scaduta la data entro la quale avrebbe dovuto rimborsare la prima rata del prestito, e soprattutto come avrebbe avuto intenzione di procedere in base a questo rientro. Quindi tra una pressione e l’altra, la banca indica alla Gentilini di presentare una nuova DIA per la realizzazione dei parcheggi a raso. DIA che viene presentata ed accettata, ed iniziano subito le prenotazioni.

Subito arriva una prenotazione di 4 posti, e la Paragina prende la caparra per andare a versarla nel conto aperto a nome della società nella sede di Milano. Ma nulla sembra andare liscio come dovrebbe. Ormai c’è una tale sorta di depistaggio che qualunque cavillo è buono per bloccare tutto. E stavolta sono bastate 24 ore dopo il deposito della caparra, che la Soprintendenza dei Beni Culturali, avvia un procedimento di vincolo monumentale sull’area della Paragina e sulla palazzina di Viale Millo, 58 quindi il cantiere viene sospeso.

Lo scopo a questo punto è chiarissimo. Invalidare ad ogni costo il progetto dei suoi clienti con la dicitura. “ L’area di pertinenza non può essere frazionata in alcun modo”. Ovviamente realizzando dei parcheggi, almeno 30, il frazionamento sarebbe stato di almeno 30 piccoli lotti. Si cercava di svalorizzare il valore commerciale dei beni al fine di costringere la Gentilini e la Paragina a svendere in blocco a determinate persone ed eventualmente, nel caso non avesse fatto fronte al debito con Banca Sella, di pignorare tutti i suoi immobili.

Tutto ciò si è potuto realizzare cambiando lo stato dei luoghi. Ossia la palazzina di 4 appartamenti, viene trasformata in una villa monofamiliare e l’area di proprietà in un parco di rara bellezza di pertinenza della villa. Ovviamente la sospensione delle vendite rappresenta un danno economico non indifferente e c’è una voce silenziosa dietro questi gesti che dice chiaramente “ Ti vogliamo schiacciare”.

Contemporaneamente, il Tar respinge definitivamente il ricorso per il recupero dei sottotetti, anche se dopo l’accertamento dei consulenti che avevano dimostrato che tutto era perfettamente in regola, si è proceduto a produrre false consulenze affinché nessun lavoro potesse essere effettuato.

Arriviamo a fine anno 2007, siamo a dicembre, quando cambia tutto ed inizia quello che è un vero e proprio sopruso da parte di Banca Sella e che porta sostanzialmente al totale declino di Nadia Gentilini, della Paragina, e della sua attività di immobiliarista. Il fatto avviene in merito al credito di 850mila euro concesso per l’operazione immobiliare di cui abbiamo già discusso. E’ necessario in questo passaggio, spiegare bene le modalità di rientro del credito concesso e capire successivamente il gioco sporco creato dal gruppo bancario per poter ottenere con l’illecito, ciò che si era predisposto forse fin dall’inizio.

Si parlava di un rientro del prestito, in 2 rate da 425mila euro ciascuna nell’arco complessivo di 5 anni, di cui la prima entro 2 anni e mezzo. Quindi a fine dicembre 2007 siamo ormai alla scadenza della prima rata, il capo area dell’agenzia, convoca Nadia Gentilini e le comunica senza remore, che se non avesse provveduto al saldo della prima rata, Banca Sella avrebbe avviato le azioni legali nei suoi confronti per il recupero dell’intero credito.

Ma Banca Sella, decide di andare incontro alla Gentilini, concedendo altri 6 mesi di tempo, ma a determinate condizioni. Sostanzialmente Nadia Gentilini, avrebbe dovuto firmare a favore di Banca Sella, un mandato irrevocabile a vendere il suo appartamento con giardino di Viale Millo,58. In tutto ciò, non bastasse, il valore commerciale dell’immobile, sarebbe stato stimato da un loro perito, e lei non avrebbe dovuto assolutamente contestare nulla, nemmeno le rivelazioni del segreto bancario e fiduciario.

Si era davanti ad una vera e propria estorsione, e si era nella situazione di, o cedere al ricatto, oppure l’alternativa era pagare la rata in scadenza. Nadia Gentilini si vede costretta suo malgrado ad accettare, non senza però aver tentato di cambiare lei le carte in tavola, chiedendo al gruppo bancario di lasciar libero l’appartamento in questione e prendere eventualmente i due sottotetti, che avevano un valore stimato di oltre 800mila euro e che avrebbero ampiamente rimborsato l’eventuale rata e credito. Ma Banca Sella rimane irremovibile e chiede il mandato esclusivamente per l’appartamento con giardino.

Quindi, spiegando con le parole della stessa Nadia Gentilini, si è stati costretti ad accettare per non far saltare il banco, sperando che il ricorso al Tar potesse sbloccare tutto e che i lavori avrebbero potuto riprendere portando a compimento l’operazione.

Intanto, paradossalmente, accade che per legge, il vincolo monumentale sui suddetti beni, risulti nullo, in quanto scaduti proprio i termini di legge per cui il vincolo dovesse rimanere attivo. Così Nadia Gentilini, in parallelo con la Paragina, invia una nota alla direzione dei Beni Culturali proprio per far presente che i lavori sarebbero ripresi, ma la stessa direzione non tiene conto della nota e solo dopo 24 ore dall’invio della nota, emette di nuovo il vincolo continuando di fatto a tenere bloccati i lavori.

Il nuovo vincolo monumentale blocca quindi i lavori, ma come precedentemente accennato, ben 4 dei 36 realizzandi posti auto erano stati prenotati dalla signora Donatella Tanca, che come è ovvio aveva anche versato delle caparre di anticipo. E proprio per questo motivo, a garanzia di tali caparre, Nadia Gentilini convoca la signora Tanca e le comunica che lei era in realtà la Paragina, scoprendo di fatto un altarino che a tutti i costi Nadia avrebbe voluto tenere nascosto. Nella sua totale onestà, offre alla signora Tanca, come garanzia delle caparre versate, due suoi assegni dell’importo complessivo di 160mila euro, con scadenza postdatata al 14 novembre, che era in pratica la data entro la quale il Tar avrebbe emesso la sentenza sul ricorso presentato per lo sblocco dei lavori. E non solo, in tale ricorso erano stati accorpati tutti i ricorsi presentati fin dal lontano 2006.

Ovviamente la garanzia sul fatto che gli assegni sarebbero stati coperti, nel caso le cose non fossero andate a buon fine, era data dal mandato irrevocabile firmato a favore di Banca Sella sull’appartamento, il cui valore era stato stimato dai consulenti dell’istituto, in 1.260.000 euro ( un milione duecentosessanta mila euro) contro gli effettivi 1.800.000 (un milione ottocento mila euro). Ma comunque ampiamente sufficienti a coprire sia la rata di 425 mila euro che i due assegni.

Bisognava dunque avere la certezza che l’operazione andasse in porto affinché tutto questo illecito non fosse perseguibile. Era necessario doversi rivolgere al Ministero dei Beni Culturali per capire le motivazioni di quel blocco e cercare di far cambiare le cose. Ciò che Nadia Gentilini ha fatto, presentando sia il progetto dei cantieri navali, che quello di Nadia Gentilini, sentendosi rispondere però, dal Dirigente Costa e dall’architetto Mazza, che loro per legge non possono fare nulla.

E’ altrettanto paradossale il modo in cui la Gentilini viene a sapere che la colonia Fara era per legge inalienabile, cosa che al momento della visita al Ministero non era a conoscenza. E’ infatti un capocantiere proprio fuori lo stabile del Ministero, che dirigeva le operazioni di un gruppo di restauratori a chiarire le cose a Nadia, affermando che la legge che prevedeva la vendita di un bene vincolato di proprietà del Comune non era più in vigore. Un paradosso che sembra un’assurdità senza fine, perché c’è una certezza secondo cui, per l’operazione della Paragina, per legge i termini erano decorsi, e si sarebbero potuti effettuare dei lavori, ma gli stessi dirigenti del Ministero, continuano a nascondersi dietro una legge che di fatto non esisteva più. Viene da chiedersi quanti enti e quante persone erano e sono coinvolte in questo illecito alla luce del sole. Perché ricordiamo che era marzo 2008 quando fu messo il bando di vendita della Colonia Fara, ed era agosto quando Nadia venne a sapere che il tutto era illecitamente scorretto. Ed in questi 4 mesi nessuno aveva mai pensato di bloccare tutto.

Siamo ormai a settembre 2008, e ritorniamo a parlare della vicenda Banca Sella. Questa è una data importante perché proprio il gruppo, scrive di nuovo Nadia e le comunica senza tante remore, che il mandato irrevocabile precedentemente firmato, è a tutti gli effetti nullo, cioè prima valeva e all’improvviso non vale più nulla. Banca Sella ordina inoltre di non emettere più assegni, dopo che comunque erano stati emessi quelli a favore della signora Tanca garantiti proprio dal mandato irrevocabile, che adesso non riuscirà più a coprire nemmeno gli assegni. Con quali conseguenze? Inoltre, cosa più importante, ordina il rientro dell’intero capitale versato entro 30 giorni.

C’è da realizzare un concetto. In questi episodi, nulla è legale. Ne il mandato irrevocabile illecitamente estorto, ne l’annullamento improvviso per cambiare le carte in gioco a favore del proprio io personale. In tutto questo c’è da evidenziare un altro aspetto importante. Che Nadia Gentilini non è era assistita da un legale che si possa definire tale e che avrebbe dovuto avere il senso della giustizia e della corretta strada da percorrere.

Intanto si arriva a novembre, ed è tempo di sentenze da parte del Tar, che però non si pronuncia, lasciando così che gli assegni emessi dalla Gentilini in favore di Donatella Tanca, vengano depositati e protestati da Banca Sella. Purtroppo le conseguenze di questa azione sono gravi. Ed ecco perché in precedenza si accennava al modo in cui determinati comportamenti portano alla completa e totale distruzione e fine di una persona, di una carriera. La Tanca avvia nei confronti di Nadia le azioni legali per ottenere il recupero della somma versata come caparra per i posti auto prenotati, e tramite il proprio legale, richiede ed ottiene il pignoramento dei suoi beni. Cioè i due sottotetti, un magazzino e l’appartamento con giardino. Ovviamente, Banca Sella che era coinvolta, si inserisce nel procedimento.

Purtroppo finisce qui anche l’attività di Nadia Gentilini, perché è costretta a chiudere l’agenzia, consegnando il patentino alla Camera di Commercio ed inoltre è costretta a revocare il mandato che gli avevano conferito i suoi clienti.

Ovviamente tutti questi soprusi da parte della Procura di Chiavari e da parte del Tar Liguria, hanno avuto un seguito legale da parte di Nadia. A fine 2008, presenta infatti delle querele alla Procura di Torino contro il Tar ed il PM Brancaccio della Procura di Chiavari, e dalla segreteria della Procura di Chiavari apprende contestualmente, che la denuncia presentata a maggio dello stesso anno 2008, contro Banca Sella ed altri, era stata trasmessa per competenza alla Procura di Biella. Una denuncia che viene integrata accuratamente con una attenta e dettagliata documentazione dove vengono spiegati i fatti accaduti, la diretta correlazione tra la falsa asta pubblica bandita dal Comune in merito alla vendita della Colonia Fara e l’operazione della Paragina. Inoltre, il diretto contatto di Federico Sella con le persone coinvolte nell’illecito, così come è risultato dalla documentazione inviata dal legale Bove del gruppo, al legale Damonte, che evidenziava il chiaro coinvolgimento di Sella che da anni era a stretto contatto con questa gente.

Quindi questa documentazione porta a delle indagini molto ben dettagliate ed accurate da parte della magistratura, che rivela che c’era sotto un disegno molto ben organizzato, un disegno criminoso nei confronti di Nadia che era molto ben delineato. E dove tutti sono stati ascoltati più volte dagli inquirenti. Dove gli stessi inquirenti hanno chiaramente evidenziato come i personaggi di Banca Sella ascoltati, abbiano palesemente mentito nelle loro dichiarazioni. Purtroppo, però questa vicenda sembra avere una strada a senso unico, e nonostante queste chiare perizie di illecito diretto, la PM archivia il caso.

Si passa di Procura in Procura. Stavolta è quella di Torino a prendere in mano il caso, per mano del PM Cesare Parodi, l’unico magistrato secondo Nadia, ad aver dato rilevanza davvero al suo caso, che chiede una copia del fascicolo alla Procura di Biella. Parodi durante un incontro, rivela che per competenza aveva trasferito i fatti riguardanti il Tar alla Procura di Genova, e di aver denunciato invece alla procura di Milano la collega che aveva archiviato il caso. Ma nonostante tutto, anche il PM Parodi, così come la Procura di Milano, archiviano il caso.

Nel frattempo presso la Procura di Chiavari accade l’inimmaginabile, perché se anche i consulenti nominati dal PM Brancaccio, rivelano palesi illeciti nei confronti della Gentilini, anche lui archivia il caso, a cui come ormai prassi, fa seguito la denuncia di opposizione di Nadia, che però stavolta viene respinta da una nuova figura che entra nel circolo sempre più largo del gioco sporco e corrotto. La Dott.ssa Alessandra Galli. Quest’ultima, viene nominata dal Tribunale di Chiavari che, in maniera molto anomala, le affida sia il procedimento di pignoramento, sia la parte penale ossia l’opposizione. E’ da premettere che alla nomina, Nadia Gentilini fornì alla Giudice Galli, un’ampia documentazione sull’intero illecito che la vedeva coinvolta, con in evidenza, le pesanti minacce di morte ricevute, la correlazione tra l’illecito vincolo monumentale emanato per impedire alla Paragina di realizzare l’operazione immobiliare e la falsa asta pubblica bandita dal Comune per annullare il progetto di riqualificazione dei suoi clienti. Ed ancora inoltra nella memoria, il grave contesto emerso dalle indagini effettuate dalla GdF relativamente all’operato di Banca Sella che si era introdotta nel procedimento di pignoramento. Ma quello che sconcerta, è che la stessa giudice, non inoltra la memoria alla Procura, ritenendo con estrema superficialità che non fosse necessario.

E’ ovvio che l’esatto contrario, cioè aver inviato la documentazione in Procura, avrebbe conseguentemente aperto un’indagine che per contro avrebbe portato a galla una verità scomoda e pericolosa per molti. Da rilevare che sotto la guida della Dott.ssa Galli, il procedimento di pignoramento si conclude in una maniera così veloce da risultare da guinnes da primato.

Anno 2010: il tempo scorre e i fatti si susseguono. Pur non arrivando a nulla di concreto, pur non riuscendo a sbloccare nulla, sembra che una svolta nel caso si abbia nel luglio del 2010, quando un giorno, Nadia trova nella sua cassetta della posta un bigliettino che recava le seguenti parole: “AL TAR TROVERAI LA VERITA’”. Una verità amara quella che Nadia trova. Una serie di documenti che il suo avvocato Damonte, aveva occultato e che aggravavano ulteriormente la posizione delle persone già ascoltate dalla Procura di Biella. Una serie di altri documenti, ancora più eclatanti, e che la stessa Nadia Gentilini non minimizza nell’affermare che le si era quasi fermato il cuore dopo averli visti, e che erano una guida ben delineata ai giudici e che indicavano a quale camera di consiglio i documenti avrebbero dovuto arrivare in modo da archiviare le varie sentenze del Tar e respingere ricorsi.

Finalmente una svolta. Era ovvio adesso confrontarsi con uno dei principali indiziati in questo caso di illecito, e cioè Damonte. Che Nadia ovviamente mette al corrente della scoperta, ma che con assoluta tranquillità le risponde invitandola a denunciarlo se ci fosse riuscita. Era la sfida di una persona coinvolta in un illecito talmente grande da sommergere chiunque ne fosse venuto scoperto, ma lui lancia una sfida con una tale sicurezza che se anche fosse andato davanti ad un giudice con una tale accusa era certo di poterne uscirne vincitore.

A novembre dello stesso anno, accade un altro fatto importante, e che porta sempre più verso la verità. Mentre Nadia si trova in un centro commerciale di Carasco (GE), facendo la spesa come consuetudine, al momento delle casse, trova un plico nel suo carrello, contenente dei documenti. Solo una parte, perché all’interno della busta, vi era un altro biglietto che recava la scritta: “IL RESTO DEI DOCUMENTI E’ SOTTO LA SELLA DEL TUO MOTORINO”.

Innanzitutto è palese che Nadia Gentilini era pedinata, e questo le era stato premesso anche dagli inquirenti di Biella. E poi sembrava strano che qualcuno, dopo tanto marcio, volesse metterla davvero a conoscenza della verità. Comunque, qualcuno come scritto nel biglietto, aveva forzato la sella del motorino di Nadia da cui recupera altri documenti importanti. Documenti che riguardavano l’operazione dell’ex cantiere navale e quelle dei due sottotetti di sua proprietà.

In sostanza il contenuto dei documenti per quello che riguardava i cantieri navali, consisteva nell’aver creato da parte del Comune, un Piano Regolatore manipolato. Aveva cioè creato due pratiche edilizie, rilasciando alla proprietà quella falsa e trattenendo per loro quella originale. Sullo stesso sito del Comune era stato pubblicato un piano regolatore manipolato e che l’area dell’ex cantiere navale, non era più un ex cantiere, ma era stata trasformata in una miniera d’oro.

Questo perché il Piano regolatore originale, prevedeva la totale demolizione degli edifici, il che equivaleva ad un aumento sensibile dell’indice di edificabilità che moltiplicava fino a 2.6 l’area già esistente. ( Es. Se l’area del ex cantiere fosse stata di 10.000mq, con questo bonus se ne sarebbero ricavati 26.000mq). Considerando il fatto che nella zona suddetta i prezzi si aggirano intorno a 14.000 euro a MQ, ecco perché ne usciva una miniera d’oro dove in molti volevano mettere le mani.

Inoltre l’amministrazione comunale aveva rilasciato all’amministratore del condominio Mauro Miaschi, dove sono ubicati i sottotetti ed il magazzino, un titolo edilizio, cioè la possibilità di costruire, per la sopraelevazione di più piani nell’edificio, e la realizzazione di box nel magazzino sottostante. Tutto questo ovviamente era stato previsto fin dall’inizio, convinti, chi aveva progettato questo illecito colossale, di poterci mettere le mani alla fine, e quindi fin dall’inizio si sapeva anche a chi sarebbero andati i beni pignorati alla Gentilini.

Un’operazione questa, ma soprattutto quella dell’ex cantiere navale, che era a tutti gli effetti, anche per stessa ammissione degli inquirenti, un chiaro esempio di riciclaggio di denaro. In tutto questo, rimane un totale mistero chi abbia fornito questi documenti a Nadia, di come ne sia venuto in possesso, del perché abbia voluto mettere Nadia Gentilini sulla strada della verità.

Biennio 2012-2014: Essendo in possesso di documenti di questa portata, e non avendo più alcuna fiducia nelle procure di alcun tipo, viste anche le minacce di morte subite da lei e perpetrate anche alla sua famiglia, era necessario trovare una strada alternativa per poter portare a galla questa vicenda. La svolta si ha proprio nel marzo del 2012, quando girando per Chiavari, Nadia vede affissi dei manifesti inerenti la giornata per le vittime di Mafia.

La manifestazione era organizzata dall’associazione LIBERA di cui Nadia non era a conoscenza, ma tramite internet ne ha potuto constatare l’importanza tanto da contattarla. La sede dell’associazione era a Roma e Nadia vi si reca incontrando Don Marcello Cozzi, a cui espone i fatti e consegna una memoria. Ovviamente Don Cozzi capisce subito l’importanza del caso. Deposita subito memoria alla Procura di Potenza, dove il PM John Henry Woodcock, stava indagando sui fondi neri della Lega Nord. La correlazione avviene in quanto Francesco Belsito, che era il tesoriere della Lega Nord, aveva il suo quartier generale a Chiavari ed il braccio destro di Belsito era proprio Alessandro Agostino, l’architetto che insieme al padre Vittorio, era stato l’artefice principale di questo illecito. Quindi si sarebbe potuto collegare le due inchieste.

Woodcock affida da subito le indagini alla Dott.ssa Barbara Strappato, vice questore di Potenza, la quale avvia subito le indagini e convoca ed ascolta da subito Nadia Gentilini. Ovviamente viene richiesta una memoria corredata di tutti i documenti e riguardante dettagliatamente tutti i fatti accaduti ed una raccolta di tutte le denunce pendenti alla Procura di Chiavari. In questa memoria la Gentilini ha incluso anche le vicende di altre tre famiglie, vittime di questo contesto, al fine di evidenziare, l’infiltrazione in zona di questo sistema criminale. Ma dopo pochi mesi, la Dott.ssa Strappato, che era già in procinto di essere trasferita, viene appunto trasferita a Napoli, incontra Nadia Gentilini e le riferisce che la vicenda poteva essere tranquillamente definita come un contesto abnorme, e che una parte del fascicolo per competenza era stato trasferito a Genova. Ovviamente del fatto che tutto fosse ritornato a Genova non è stato accolto positivamente da Nadia, che da anni cercava di uscire da quella situazione, ma come un circolo vizioso, tutto sembrava ritornare al capolinea.

Contemporaneamente, sempre tramite l’associazione Libero, a Nadia viene assegnato un nuovo legale, Valentina Sandroni, che era anche coordinatrice di Libera. La Sandroni aveva accertato che tutte le denunce pendenti del 2010 e del 2011 effettuate da Nadia Gentilini, erano sparite nel nulla, dal casellario non risultava nessun fascicolo aperto a nome Nadia Gentilini. Effettuando una visura presso il Tribunale di Torino, aveva potuto verificare che il PM Parodi aveva riconosciuto come reato, la sola turbativa d’asta, ma aveva altresì escluso le due giudici Galli e Casella, che si erano succedute nel procedimento, da tutte le responsabilità.

Si torna alla vicenda Paragina, ed anche qui le cose non sembrano andare per il verso giusto. Ci sono ripercussioni infatti per quello che riguardava la vicenda con la signora Tanca Donatella, in merito al recupero della somma versata come caparra per i posti auto. Tramite il proprio legale infatti, l’avvocato Marina Sartori, avvia il procedimento di pignoramento su tutti i beni della Gentilini e non soddisfatta chiede ed ottiene il sequestro dell’intera area. Di tale procedimento viene messa al corrente anche Banca Sella che si inserisce anch’essa.

Del procedimento di pignoramento viene nominata come Giudice Esecutivo, la Giudice Alessandra Galli come già detto in precedenza, e i beni pignorati alla Gentilini riguardavano: l’appartamento con giardino, i due sottotetti ed un magazzino. E’ la SOVEMO la società nominata dalla Galli di occuparsi del pignoramento, relativamente alla parte burocratica che riguardava la pubblicità, il contatto col pubblico e la visione degli immobili. Successivamente però accade l’inspiegabile. Per una promozione, anche qui improvvisa, la giudice Galli viene trasferita a Milano e a sostituirla interviene la collega Dott.ssa Casella. L’avvocato Sartori, chiede ed ottiene dalla nuova Giudice, di rimuovere la Sovemo dall’incarico di custode dei beni pignorati e di affidare lo stesso incarico a lei. Un procedimento che va a buon fine, nonostante molte irregolarità commesse, a partire dalla stima effettuata su detti immobili.

Della stima viene incaricata la Geometra Ricatti di Sestri Levante, che viene accompagnata dalla stessa Gentilini in visita agli immobili, ed alla quale consegna tutta la documentazione compresi atti storici. Inoltre la Gentilini invita la Geometra a recarsi dall’amministratore del condominio e a richiedere la documentazione inerente i lavori che si sarebbero svolti a breve di manutenzione straordinaria, perché proprio secondo la Gentilini, tali lavori avrebbero interessato anche i due sottotetti, ed era preoccupata che il loro volume interno andasse modificato. Ma la geometra nulla fece di tutto questo e non verificò nemmeno in Comune se la documentazione presentata per questi lavori fossero a norma.

Inoltre c’è da sottolineare la gravità del lavoro effettuato dalla Ricatti nello stimare gli immobili in oggetto. Anzi, sottostimare. Rappresentò uno stato dei luoghi che non corrispondevano alla realtà, indicando che: il giardino e l’area ad esso confinante non erano di proprietà privata ma di pertinenza della palazzina. Allegò foto che non rappresentavano il reale prestigio degli interni. Non evidenziò che si trattava di un appartamento di lusso ma lo fece passare come un appartamento seminterrato. Omise di rilevare che i due sottotetti, grazie ad una apposita legge regionale, avrebbero potuto essere trasformati in due lussuosi attici della superfice totale di 270 MQ e che erano situati sulla passeggiata a mare con una splendida vista panoramica sulla città. Lo stesso appartamento con giardino, che fu stimato dai consulenti tecnici della Procura in un valore commerciale di 1.650.000 euro (un milione seicento cinquanta mila euro), la Ricatti lo stimò in 1.260.000 euro (un milione duecento sessanta mila euro). Stessa cosa per i due sottotetti. Avevano un valore commerciale stimato di oltre 870.000 mila euro (ottocento settanta mila euro), mentre la geometra li stimo con un valore complessivo di 170.000 euro cioè 85.000 euro ciascuno. Viene da chiedersi se il resto della stima l’abbia incassata lei per riuscire ad effettuare un lavoro così sporco che agli occhi di tutti era una vera e propria appropriazione indebita e che doveva essere ben pagata per rischiare ciò che aveva fatto.

Era ovvio a questo punto che con un prezzo così basso, degli acquirenti per acquistarli non sarebbe stato difficile trovarli. E la migliore offerta presentata fu quella del condomino Vacarezza, la cui figlia, stranamente, o forse no, era membro della commissione edilizia che aveva respinto il regolare progetto di trasformazione dei sottotetti presentato dalla Gentilini, ma che era altresì membro della commissione che nel 2000 aveva approvato l’operazione immobiliare dell’ex Cantiere Navale. Quindi ecco il grave illecito. Il Comune ha dapprima negato a Nadia il titolo edilizio per il semplice recupero dei due sottotetti, per poi successivamente concedere a terzi la sopraelevazioni di più piani dell’edificio, quando lei ne era ancora proprietaria, quando le sono stati tolti con l’inganno. Sostanzialmente anche qui è chiaro che era stato già stabilito a chi sarebbero dovuti andare.

In conseguenza di ciò, sono state presentate due denunce da parte di Nadia Gentilini alla Procura di Chiavari e al Giudice Alessandra Galli, in merito ai lavori che erano stati effettuati sui sottotetti e la loro finalità. Lavori che poi erano andati a modificare i volumi interni dei due sottotetti dove erano stati demoliti le pareti interne ed era stata inserita una struttura lignea che aveva ridotto le originarie altezze degli immobili.

Le denunce non hanno comunque bloccato i lavori. Lavori che erano come detto molto più di quello che era stato voluto far credere. Perché dietro una falsa maschera, si stava creando sulla facciata del palazzo, la struttura che avrebbe permesso la sopraelevazione di più piani. Ovviamente le denunce pur non bloccando i lavori, hanno comunque portato a dei controlli da parte degli ispettori, ed in qualche maniera bisognava legittimare certi lavori.

Ecco come chi è maestro nell’arte della truffa e dell’illecito, chi governa con poteri che sono al di sopra di qualunque ente, può assolvere anche a questo. Sostanzialmente i condomini elaborano una falsa pratica edilizia mascherando appunto i lavori come un semplice rifacimento della facciata.

Nel procedimento di pignoramento si inseriscono in prima persona Banca Sella, poi Banca Popolare di Vicenza e l’amministratore di condominio Mauro Miaschi.

E’ già stato detto del passaggio come custode dei beni pignorati dalla Sovemo all’avvocato Sartori. La quale non si accontenta, e chiede ed ottiene anche dalla Giudice Casella, alcune modifiche. In particolare che venga ridotta notevolmente la pubblicità, e che vengano consegnate a lei le chiavi degli immobili da far visitare a possibili acquirenti. Si evince pertanto la totale estromissione di Nadia Gentilini da ogni possibile contatto con acquirenti. E’ la Sartori che fissa le visite, che accompagna visitatori e che fissa il prezzo. E’ lei che gestisce tutto.

Purtroppo, e non è certo una svista quella della Sartori, omette di riferire al Giudice che era stato stravolto l’originario stato dei sottotetti, ed ancora di più, importante, omette di riferire al magistrato, che i lavori di facciata del palazzo, in riferimento alla struttura per la sopraelevazioni di più piani, aveva creato una sorta di precaria instabilità della palazzina. Un’omissione molto importante. Che viene messa in evidenza dall’ing Belloveso ( direttore dei lavori) e precaria instabilità che svanisce d’incanto con l’aggiudicazione all’asta dei sottotetti e del magazzino.

Tutto sembrava intrecciato al fine di far combaciare i tasselli, in base a come, quelli della cupola, avevano deciso che andasse. Una serie di eventi atti a cancellare ogni bene di proprietà di una persona al fine di volerli cedere ad altri a costo di mandare a picco chi ne aveva la proprietà assoluta. Tanto che la stessa Nadia Gentilini aveva già da tempo dei sospetti su chi avesse interesse ai suoi beni personali. Da anni le sue proprietà erano attenzioni da parte dei tre condomini dello stabile, ossia il Vacarezza di cui prima, ed il De Luca, che si erano interessati direttamente rivolgendosi alla Gentilini. Se nonché dalle indagini della GdF, è emerso che anche un terzo condomino, della palazzina di Viale Millo 58, tale Attilio Bradamante, aveva incontrato personalmente Federico Sella nell’omonima banca, ed aveva chiaramente espresso il suo interesse ad acquistare i beni pignorati nel caso la banca avesse deciso di metterli in vendita. Anche qui è ovvio e chiaro che tutto era stato studiato affinché questi beni arrivassero nelle mani di chi ne aveva fatto richiesta.

Sostanzialmente risulta evidente che era più conveniente per tutti che, al fine di arrivare alla svalutazione degli immobili ed al pignoramento di essi, vista la situazione debitoria della Gentilini, risultava vantaggioso invece riuscire a vendere gli immobili stessi con la valutazione di stima più alta possibile, affinché tutti i creditori potessero recuperare i loro crediti, e soprattutto l’attività di Nadia Gentilini sarebbe stata salvata, avrebbe potuto salvare alcuni immobili dal pignoramento e continuare la sua vita.

Ma anche questa strada seguita, cioè quella che ha portato a questa vicenda, a questo illecito, è l’esempio lampante di come tutto sia stato accuratamente manipolato e creato proprio per arrivare a questo. E non ci stancheremo mai di sottolineare come tutti, enti, persone, gruppi bancari, politici, siano tutti e dico tutti, palesemente corrotti e coinvolti in un piano ed in un progetto di chiaro stampo mafioso.

Per cui ricapitolando proprio la vicenda con Banca Sella, possiamo attestare che: tutto inizia nel 2005, quando Nadia Gentilini si rifiuta di costringere la proprietà dei Cantieri navali, a vendere l’area dietro un mero ricatto. Da quel preciso momento iniziano i guai con un amministrazione politica corrotta e soggetta ad una pressante forzatura mafiosa atta a voler per se ciò che suo non era. Il clou del disastro si ha quando la Gentilini, tramite la propria società, la Paragina, affronta un’operazione immobiliare di particolare rilevanza, dove interviene Banca Sella a mutare lo stato delle cose, concedendo un credito non più a Paragina come società ma a Nadia Gentilini come persona fisica, e su cui è stato più facile poter intervenire al fine di metterla in condizione di o cedere tutto alla Banca o perdere tutto rischiando bancarotta, galera e quant’altro.

Ricapitolati questi importanti eventi, va ricordato che nel 2007, scoppia lo scandalo del segreto fiduciario da parte di Banca Sella, quando qualcuno rivela proprio a Federico Sella che Nadia Gentilini è coinvolta in un grave abuso edilizio, e che avrebbe potuto vedere coinvolta proprio la fiduciaria del gruppo bancario la Selfild, a cui la Gentilini aveva affidato le quote della sua società. In merito a questo ad oggi era importante sapere se mai era stato rivelato il nome di chi aveva messo al corrente Federico Sella di questa informazione sulla Gentilini e su quali basi avesse presupposto che la Gentilini stessa fosse coinvolta in questo abuso.

Le indagini svolte dalla GdF, hanno finalmente fatto uscire questo nome, che ad oggi risulta essere Attilio Bradamante, quindi uno dei tre condomini interessati all’acquisto degli immobili personali della Gentilini. Si spiega quindi la grave procedura di illecito messa in atto da Banca Sella sulla concessione del credito non più alla Paragina ma a Nadia Gentilini come persona fisica. Si spiega il perché i beni non siano mai stati messi in vendita al fine di recuperare il credito concesso.

Proprio da queste indagini, sono state ascoltate tutte le persone coinvolte nel caso, ma tutti sembrano volersene tirare fuori, scaricando direttamente le colpe sul gruppo bancario, con una sorta di scarica barile reciproco, in quanto nessuno, a partire dallo stesso Federico Sella, all’amministratore delegato Galati, hanno mai ammesso di aver rivelato il segreto fiduciario. Tutti, dal primo all’ultimo hanno negato l’evidenza. Tutti hanno negati di conoscere chi, sono state cancellate mail e negate affermazioni. Tutti i personaggi, tra creditori e debitori, sono stati ascoltati più volte durante l’indagine al fine di portare a galla una verità che ancora oggi rimane forse un mistero.

In questa vicenda Alessandro Agostino, figlio dell’allora sindaco di Chiavari Vittorio, crea le condizioni per poter vendere l’area dei cantieri navali ad un gruppo di imprenditori perché trasformata, quell’area, in una miniera su cui ci si voleva buttare ad ogni costo. Interviene una banca che con un falso ideologico si accaparra i beni con l’estorsione per destinarli a clienti del proprio gruppo. Interviene un illecito giudiziario senza fine atto a distruggere una persona, una carriera. Intervengono giudici, avvocati e tribunali corrotti e soggiogati. Sono state compiute azioni da manuale del perfetto mafioso.

E’ ovvio che lo scopo ultimo di queste azioni erano quelle di distruggere Nadia Gentilini, che a sua volta era la Paragina. Lo scopo era quello di combattere una battaglia con la speranza che tutto si sarebbe risolto facilmente, senza contare invece che si sarebbero trovati davanti un muro, di nome Nadia Gentilini che fin dall’inizio non ha fatto un passo indietro ed ha deciso di combattere in nome della verità.

Le conclusioni sono che ad oggi, mentre state leggendo o ascoltando la storia tramite il video allegato, la vicenda è finita nelle mani della Commissione Antimafia. Le conclusioni sono che adesso, proprio da qui, dall’antimafia, bisogna ripartire per smascherare questo illecito, per punire i colpevoli, per ridare la dignità ad una persona che nel giro di questi ultimi 17 anni ha perso tutto. Perché ad oggi Nadia Gentilini per lo Stato è inesistente. Senza identità, senza residenza, costretta ad aver abbandonato tutto nella sua terra natia per le pressioni e le minacce subite da lei e dai suoi cari. Costretta ad un trasferimento forzato, con la fortuna oggi, di avere accanto, oltre ai suoi stretti familiari, l’Avvocato Domenico Monteleone, il Presidente di FEDERCONTRIBUENTI, dott. Marco Paccagnella, l’on Marco Brugnerotto del M5S ed il vice presidente della Commissione Antimafia senatore Luigi Gaetti del M5S. Adesso bisogna lavorare affinché la storia di Nadia Gentilini non sia solo una storia come le altre, perché 17 anni di tribolazioni valgono qualcosa in più che leggere solo o ascoltare. Bisogna lavorare affinché nessun altro che si trovi in questa situazione possa subire quello che ha subito Nadia. Che è stata la forza, il fulcro in questa specie di vittoria. Si dico vittoria perché è stato fatto veramente di tutto perché non si potesse arrivare a questo. Ricordo ancora che qui sono stati corrotti giudici, tribunali, avvocati, affinché non si potesse procedere ad una indagine che avrebbe valso la fine per molti. Ma la vittoria è essere arrivati in Commissione Antimafia e adesso si deve lavorare per restituire ciò che questa donna ha perso. Dignità, denaro, salute, patrimonio, ma soprattutto rimarrà indelebile ciò per cui ha deciso di lottare. La verità. Perché se si fosse abbandonata allo sconforto o alla strada della comodità adesso non si starebbe parlando di questo. Adesso l’Antimafia deve fare ciò per cui è stata costituita. Adesso i colpevoli devono pagare.

E’ questo il messaggio che Nadia Gentilini vuole far passare sperando che in molti, tra quelli che verranno a conoscenza di questa vicenda e si trovino nelle stesse condizioni, abbiano il coraggio di reagire. Senza tirarsi indietro, ne davanti alle minacce, ne davanti alle estorsioni. Perché solo combattendo il sistema sbagliato che governa questo Paese, forse si può dare una svolta per un Paese migliore. E se alla fine, come credo sia plausibile e spero che sia, Nadia Gentilini vincerà questa battaglia, non sarà solo la vittoria di Nadia Gentilini ma di tutti quelli che le sono stati vicini e che hanno creduto in lei e che con lei hanno combattuto in nome della Verità.